Addio a Paola Miliozzi:
in prima linea per il centro storico

MACERATA - E' morta stanotte, aveva 71 anni. Fu tra i fondatori del primo club di Forza Italia in città e consigliere comunale. Lascia il marito e due figlie. Il ricordo di Anna Menghi: "Ci mancherà il suo sorriso aperto, la solarità, il poter essere sempre da amica vera al fianco di tanti, senza troppi distinguo"
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Paola Miliozzi

 

 

di Maurizio Verdenelli

Macerata era un po’ scritta (in controluce) nel suo stesso nome, Paola Miliozzi, 71 anni, a lungo presidente di circoscrizione del Centro storico e notissima dirigente di Standa che con Upim fino a non molto tempo fa si contendeva la platea degli acquirenti che vedeva nel capoluogo una Ninive commerciale piena di seduzioni ed ottimi acquisti. Paola, biondissima, platinata, bella presenza, occhiali spettacolari, empatia piena con il pubblico, era un punto assoluto di riferimento. Non poteva non accorgersi di lei il grande imprenditore, padrone di Standa: Silvio Berlusconi. Con Forza Italia schierata, Paola Miliozzi divenne la ‘pasionaria’ azzurra a Macerata. Anche in politica, il suo cuore gran cuore in campo. E’ stata per anni presidente del Consiglio di circoscrizione del Centro storico, il suo amatissimo quartiere che viveva intensamente outdoors. Il proprio quartier generale? Alla luce del sole, ovvio, all’aria aperta. Talvolta potevi vederla nei pressi di piaggia Floriani o in piazzetta Affede insieme con le sue amiche, le sue più accese sostenitrici a parlare di politica romana o di quello che accadeva ‘su la comune’. Fedelissima al Cavaliere come dimostrano i suoi numerosi post su Facebook: fino all’ultimo, fino a stanotte quando è spirata circondata dalla sua grande famiglia. Accanto il marito Giuliano Mengani, le figlie Katia e Barbara, i generi e i suoi quattro amatissimi nipoti. I funerali oggi alle 15 nella chiesa di San Giorgio, la sua parrocchia che qualche settimana fa ha visto il congedo di un altro ‘antico’ maceratese: Giannino Cappelloni.

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Anna Menghi

“L’avevo sentita qualche giorno or sono, la voce abbassata: aveva cominciato a star male sin da quest’estate – racconta Anna Menghi – Da sindaco nel ’98 mi aveva fatto conoscere Renato Brunetta ad una convention, nella capitale. Mi aveva quasi trascinato: non potevo certo dir no a Paola, una delle mie amiche più care e forti sostenitrici, la ‘più sincera’ fra tutte. ‘Devi assolutamente farti conoscere dal vertice del partito’ mi aveva detto. Ed io che ero stato stata eletta anche grazie a quei voti, seppure dal ’93 non abbia tessera, andai a Roma. Accompagnata da Paola, ebbi le porte ‘azzurre’ aperte e feci, devo dire, anche la mia figura con Brunetta sul palco. Sono ora profondamente commossa dall’addio tanto anticipato di Paola, cui non eravamo pronti. Ci mancherà il suo sorriso aperto, la solarità, il poter essere sempre da amica vera al fianco di tanti, senza troppi distinguo. So che poi ha lavorato anche ad altre campagne elettorali in cui ha preso parte Forza Italia, e per ultima ha incoraggiato ed aiutato Deborah Pantana. Ha creduto fortemente nell’ideale del centrodestra e ricordo i suoi profondi affetti familiari. Madre e nonna ideale, era stata figlia affettuosa e legatissima alla madre ultranovantenne”. Anna Menghi non lo dice, ma il caso che la vide coinvolta nel corso del suo mandato, interrotto per la ‘ribellione’ di una parte della maggioranza che la sosteneva, aveva letteralmente choccato Paola Miliozzi. Fu una vicenda di carattere nazionale, un dramma dai risvolti shakespeariani, un Macbeth in salsa politica con al centro un gruppo di dissidenti che tolsero la fiducia al proprio sindaco ponendo fine ad un’amministrazione che peraltro aveva avuto tra le proprie fila un assessore alla Cultura come Dante Ferretti. Una brutta pagina di ‘tradimento’ (così lo vedeva lei) cui Paola la Fedelissima, non era incline per temperamento e per antico spirito di una città nobile e sorridente che incarnava perfettamente nella propria trasparente semplicità. E la ricordo ancora, la signora Miliozzi con la risplendente chioma bionda, elegante in completi perlopiù neri, quando ‘tagliando’ per piazzetta Affede mi salutava con simpatia. Ed io comprendevo quel silenzioso messaggio: “So che stimi la ‘mia’ Anna, la migliore possibile tra i sindaci…”.



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