L’ex prigione diventa spazio culturale:
inaugurato l’orto dei pensatori

MACERATA - Al termine del suo mandato il rettore Lacchè ha tagliato il nastro del cortile fortemente voluto e dedicato agli studenti e a tutti i maceratesi. Sarà sede di festival, teatro, cinema e arte in generale. Carancini: "Quando un luogo di prigionia si apre significa che abbiamo fatto un grande passo avanti"
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Il rettore Luigi Lacché taglia il nastro per l’inaugurazione dell’orto dei pensatori

 

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L’orto dei pensatori

 

di Marco Ribechi

Prima orto di un convento di clausura, poi cortile del carcere maschile e femminile dove i detenuti usufruivano dell’ora d’aria e oggi un luogo di cultura dedicato all’arte, al teatro, al cinema e alla socializzazione degli studenti e dei cittadini maceratesi. L’orto dei pensatori dopo anni di gestazione ha finalmente preso vita ed è stato restituito alla città, rinnovato e abbellito. L’ultimo atto del rettore Luigi Lacchè, un dono a Macerata fortemente voluto e inseguito. Lo spazio dal doppio accesso, uno da via Garibaldi 20 e l’altro da via Illuminati si presenta luminoso, soleggiato e completamente trasformato rispetto alle sue antiche funzioni.

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Luigi Lacchè spiega gli intenti con cui è stato progettato lo spazio

L’apertura, come ricorda lo stesso Lacché, arriva in uno dei giorni forse più tristi per l’intera provincia, ormai consapevole che le scosse telluriche non si sono ancora fermate e che, in qualsiasi momento, la paura può tornare a far rivivere le drammatiche ore degli ultimi due mesi. «Non era scontato portare a compimento, oggi, questa inaugurazione – spiega il rettore uscente – Questo è un luogo poco conosciuto dagli stessi maceratesi perchè, prima col convento delle clarisse poi con la prigione, è sempre stato precluso agli abitanti della città. Anche quando il complesso è stato acquistato dall’università era rimasto tristemente incompiuto, inutilizzabile e brutto».

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Luigi Lacchè con Pietro Marcolini

Il ringraziamento di Lacché è anche per il presidente dell’Istao e ex assessore al bilancio della Regione Pietro Marcolini che si è prodigato per la destinazione delle risorse. «Si tratta di un recupero con la erre maiuscola – continua Lacchè – Per motivi di sicurezza il muro che sovrasta l’arco non è stato ancora completato, abbiamo deciso di rinforzarlo, ma contiamo che con un paio di settimane le opere saranno concluse. Vogliamo che sia un luogo per gli studenti ma anche per la città, per il cinema, la musica e il teatro. Ci sarà il wifi, sarà illuminato la sera». L’orto dei pensatori si presenta come una sorta di anfiteatro di legno e pietra, con panchine metalliche e balaustre dai motivi vagamente vegetali, abbellito da fiorire e anche da alcuni alberi.

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Il muro che simboleggiava la prigionia oggi trasformato in una sorta di quinta teatrale per le arti

 

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Il futuro rettore Francesco Adornato con monsignor Pio Pesaresi e il direttore generale di Unimc Mauro Giustozzi

«E’ un luogo magico – continua il futuro rettore Francesco Adornato – Lo immagino come teatro di reading poetici, di letture di classici, di festival, a completa disposizione degli studenti. Inoltre, viste le mie origini mediterranee, apprezzo in modo particolare i due splendidi ulivi che sono stati piantati vicino all’ingresso, per me rappresentano molto e mi fanno sentire a casa». Parole di elogio anche da parte dell’amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco Romano Carancini, visibilmente provato, e dal vice sindaco Stefania Monteverde. «Quando un luogo di prigionia si trasforma in un luogo di cultura – spiega il sindaco – significa che abbiamo fatto un grande passo in avanti verso il rispetto dell’essere umano. Voglio ringraziare il rettore Luigi Lacchè per aver fatto delle cose straordinarie senza pensare solo all’ateneo ma a tutta la città. Merito anche a Marcolini che ha lasciato il segno con la sua attività. Non sono un esperto ma faccio i complimenti ai progettisti, è meraviglioso e luminoso. Infine voglio citare Lacché che ha detto che chi viene dopo è sempre meglio di chi lo precede: se il presupposto è questo penso che con il nuovo rettore Adornato apriremo un periodo di grandi prospettive».

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I due ulivi già amati dal futuro rettore Adornato. Dietro l’arco d’ingresso che sarà completato nelle prossime due settimane

La realizzazione materiale dell’orto si deve a Francesco Ascenzi e al suo team operativo, all’ufficio tecnico e alle maestranze. «Sono stati tutti straordinari – dice Ascenzi – ognuno ha messo del suo per apportare delle migliorie. Siamo molto soddisfatti e il risultato credo si commenti da solo». A cercare di guastare la festa l’architetto Guido Strinati, che ha lo studio nella medesima via. «L’amministrazione è assente – ha detto – sono un residente e ho sopportato 16 anni di polvere e lavori, l’orto è stato distrutto, il muro è criminale, ha subito un’oscena cementificazione». La risposta serafica del rettore: «Mi dispiace ma questa non è la sede idonea per le lamentele, quando sarà gremito di studenti vedremo se si potrà parlare di luogo deturpato, mi scusi ma io le volto le spalle». E a questo punto, ancora con la luce del crepuscolo, si accendono le luci che illuminano le panchine, gli alberelli e l’immenso muro ormai non più carcere ma simbolo di cultura, di riflessione, di integrazione e, probabilmente di nuovi amori nati tra i corridoi e i libri di uno degli atenei più antichi del mondo.

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Al centro Francesco Ascenzi con il suo team

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L’architetto Guido Strinati, a lui l’orto non piace

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Il sindaco Romano Carancini e la vicesindaco Stefania Monteverde piacevolmente stupiti dalla bellezza del luogo

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