Area vasta, la sfidante Formica:
“Dal Pd mi aspetto l’appoggio garantito”

NUOVA PROVINCIA - Il primo cittadino di Colmurano duellerà con il presidente uscente Antonio Pettinari per la poltrona di palazzo della Repubblica: "Non avevo pensato alla candidatura ma può essere un'opportunità per rappresentare i centri più piccoli. Sarò la porta del cambiamento". Sul presunto impeachment con Franco Capponi: "Mai avuto rapporti. Lo chiamerò nei prossimi giorni come farò con gli altri sindaci per stilare un programma". Ai possibili franchi tiratori: "Mi aspetto quello che è stato detto in sede di direttivo". Sulla riforma interviene Michele Verolo (Sel): "Riduzione della partecipazione che non fa bene alla democrazia"
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ornella formica consiglio comunale comune tolentino foto ap (25)

 

di Claudio Ricci

Voce dolce ma risoluta, tono umile che tradisce un carattere solido, spirito allegro e cuore allenato alle sfide, piglio da scalatrice e sorriso di chi guarda avanti senza paura. All’angolo sinistro del ring delle provinciali Ornella Formica, sindaco al secondo mandato di Colmurano, terzo comune più piccolo (in quanto a superficie) della provincia, sfida il campione in carica, presidente uscente Antonio Pettinari. Alle sue spalle il team Pd che l’ha “invitata calorosamente” alla candidatura dopo aver rischiato concretamente di rimanere senza un concorrente per la sfida del 28 agosto. Formica inizialmente titubante – è insegnante alla scuola primaria, sindaco, moglie e madre di due ragazze di 16 e 20 anni – ha dopo giorni di accese riunioni accettato l’idea di scendere in campo. «Non avevo mai pensato di candidarmi da presidente – rivela – Dietro sollecitazioni del Pd e di tante altre persone ci ho riflettuto e ho pensato che potesse essere un’opportunità per dare voce ai piccoli comuni e proporre una figura diversa rispetto a Pettinari».

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Gli alfieri di Pettinari, il vice sindaco di Porto Recanati Rosalba Ubaldi con l’assessore provinciale Leonardo Lippi

Un faccia a faccia che ha già mostrato il suo lato al vetriolo nello scontro tra il senatore Mario Morgoni e l’assessore uscente Leonardo Lippi lunedì scorso al momento della presentazione delle liste nella sede della Provincia (leggi l’articolo). «Non voglio guerre – mette in chiaro Formica – sono disposta al dialogo e a lavorare per la Provincia. Per la nostra lista abbiamo scelto come logo tutti i territori. E’ significativo della filosofia che è alla base del nostra visione e del nostro lavoro. Credo che avere due candidati tra cui scegliere sia un’opportunità per chi dovrà votare». Schiva il jab della polemica sul presunto appoggio della lista di Franco Capponi non accettata dagli uffici perché presentata in ritardo: «Non entro nel merito della polemica. Sono cose poco piacevoli di cui preferisco non occuparmi. Non ho avuto nessun rapporto con il sindaco di Treia nei giorni scorsi. Lo chiamerò dopo ferragosto così come farò con gli altri sindaci per ascoltare indicazioni sul programma in via di definizione». Dalla squadra Pd si aspetta «l’appoggio totale che è stato garantito in sede di direttivo», costringendo alle corde i temibili e insidiosi franchi tiratori che potrebbero riservare voti all’avversario nel segreto dell’urna. 

Scoperta sul fianco dell’esperienza provinciale Formica tiene alta la guardia e sferra a sorpresa il gancio inaspettato della novità pronta a mettersi a disposizione della causa: «Non nascondo timori e preoccupazioni ma credo che i territori vadano salvaguardati e lavoreremo per quello. Io vorrei essere quella che inizia a cambiare. Una porta per il cambiamento. Mi aspetto la collaborazione di tutti. Se ci sarà una bella squadra di consiglieri e se l’assemblea dei sindaci sarà presente, si riuscirà a ad ottenere risultati». Il primo round è quello per la messa a punto della nuova Area vasta. «La prima cosa da fare sarà lo Statuto – dice Formica –  e occuparsi delle deleghe dei consiglieri. Occorre prendere coscienza di un ente completamente nuovo. In Regione farò di tutto per essere al pari delle altre province e per far conoscere al meglio le potenzialità che il nostro territorio può offrire e le opportunità che può quindi ricevere».

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Michele Verolo componente della federazione provinciale di Sel

CRITICHE ALLA RIFORMA – Sul dibattito intorno alla nuova Area vasta, al referendum e ai presunti risparmi vantati dal governo con la trasformazione delle Province interviene Michele Verolo della federazione provinciale di Sel: «Le province, evidentemente, non sono state abolite. Il ddl Delrio continua a prevedere l’elezione di un Consiglio e di un Presidente provinciale. Con una lieve, ma sostanziale, differenza: l’elettorato attivo passa dai cittadini ai sindaci ed ai consiglieri dei comuni della provincia. Si tratta di un’evidente riduzione degli spazi di democrazia e di partecipazione, che non fa bene alla salute della nostra democrazia. E non si venga a dire che, così facendo, si  riducono i costi: non si salvano le finanze pubbliche eliminando i compensi di consiglio e  presidente provinciale. Inoltre, l’idea che la politica si faccia gratuitamente rischia di farci  tornare indietro agli anni in cui, non essendo retribuita, la gestione della cosa pubblica  finiva per essere riservata a quante e quanti avessero un lavoro ed un reddito tale da  potersi permettere l’hobby della politica».

«Il tema dei costi della politica – continua Verolo – stuzzica la pancia dell’elettorato. Tornerà nel referendum confermativo che si terrà nei prossimi mesi, ma va maneggiato con cura: non si stravolge una Costituzione per risparmiare una manciata di euro. Il dibattito sulla provincia che sarà si è concentrato sulla candidatura di questo o quel sindaco. I problemi della vita quotidiana sono rimasti, come sempre, fuori dalla porta. Eppure, gli spunti di riflessione non mancherebbero: qual è il futuro della sanità  maceratese, sempre più penalizzata dai tagli che arrivano da Ancona? Ancora: è possibile immaginare una gestione dell’acqua pubblica, efficiente ed efficace, che dia finalmente seguito al referendum del 2011? La politica deve affrontare e confrontarsi con questi argomenti. Altrimenti, ciò che resta è  una spartizione di poltrone di cui – francamente – si sente sempre meno il bisogno».



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