Musulmani maceratesi
in piazza contro l’Isis

“Noi, né terroristi, né bastardi”

MACERATA - Un centinaio di persone alla manifestazione della comunità islamica in piazza Vittorio Veneto. Tanti striscioni e un unico messaggio contro il terrorismo. Gli imam: "Chiediamo alla popolazione italiana di collaborare con lo stesso obiettivo. Ma bisogna dire basta all'islamofobia"
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La manifestazione della comunità islamica questa mattina in piazza Vittorio Veneto

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di Federica Nardi

(foto e video di Andrea Petinari)

“Siamo musulmani, né terroristi né bastardi”, si legge sul foglio che tiene in mano un bambino, nell’altra manina il tricolore. Dietro di lui un uomo grida: «Questi sono italiani veri». Attorno quasi un centinaio di persone. Gli uomini, la maggioranza, da un lato e le donne dall’altro. La comunità islamica scende in piazza per contrastare il messaggio di odio e terrore dell’Isis e lo fa unita e decisa. Già dalle 9 in piazza Vittorio Veneto iniziano ad arrivare le prime persone, una mattina gelida che non ha fermato i maceratesi musulmani, arrivati da tutta la provincia per lanciare un messaggio ai terroristi: “Non nel mio nome”. Il discorso degli imam, poi un coro che unisce italiani e stranieri: «No al terrorismo, sì alla convivenza». Molti i passanti che si sono fermati a chiacchierare con i manifestanti che, prima di essere musulmani, sono concittadini che vivono e lavorano da anni in città.

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Mohamed Tarakij

«Oggi siamo costretti a dire che questi terroristi non sono musulmani – ribadisce Mohamed Tarakij, imam di Macerata -. Al sermone di ieri ho voluto spiegare che la fratellanza non è solo di fede, è la stessa che ci unisce in quanto cittadini e persone. E non possiamo accettare il terrorismo contro i nostri fratelli. Questo non lo dico io, lo dice il Corano». Con lui anche l’imam di Montecassiano Jannati Tawfik: «L’Isis non ci rappresenta, rappresenta solo il radicalismo e l’odio. Chiediamo alla popolazione italiana di collaborare con lo stesso obiettivo. Ma bisogna dire basta all’islamofobia – prosegue Tawfik, riferendosi ai titoli di alcune testate nazionali -. Non siamo “bastardi”, siamo qui a Macerata per protestare in modo civile e per dire a voce alta che siamo contro il terrorismo. Il terrorismo non esce dalle nostre moschee, diciamo sì alle moschee in Italia. Sono luoghi dove noi insegniamo alle future generazioni che siamo tutti italiani, e che dobbiamo proteggere il Paese, non attaccarlo».

musulmani contro isis not in my name no in mio nome terrorismo islam foto ap (23)«Non siamo qui per difenderci ma per testimoniare come cittadini italiani – ha detto Gazi Nasimi, presidente dell’associazione islamica di Civitanova -. La comunità intera non può pagare per queste persone (i terroristi, ndr) e non è accettabile che una persona possa essere uccisa nel nome di Dio. I tre monoteismi pregano lo stesso Dio, non c’è guerra di religione – prosegue Nasimi -. I terroristi vanno limitati, messi all’angolo e catturati e per fare questo è necessario che tutta la società collabori. Creare fazioni è il loro obiettivo, non cadiamo nel loro tranello. L’unica arma contro queste bestie è il dialogo. Noi ci sentiamo italiani al cento per cento». A prendere la parola anche Daniel Amanze, responsabile dell’Acsim (associazione centro servizi immigrati Marche) di Macerata: «Il terrorismo non può sconfiggere la convivenza e la nostra presenza qui. Nessuno di noi minimizza la condanna per quello che è successo». A presidiare la piazza i carabinieri e la polizia municipale. Con loro i rappresentanti dell’Arci, dell’Anpi, di Emergency e di Ubuntu. Accanto agli imam l’assessore Narciso Ricotta, che ha voluto ricordare «l’impegno dell’amministrazione per costruire un dialogo con la comunità islamica».

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Abdemahmane Aoufi con le sue figlie

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Rakmat Malazkai

Molte le testimonianze dei manifestanti. «Quando l’Isis  colpisce, colpisce tutti. Forse hanno chiesto alle vittime di Parigi chi era musulmano e chi no? Loro dicono prima noi e poi tutto il resto – dice Abdemahmane Aoufi, responsabile della moschea di Piediripa -. Noi siamo cittadini italiani, quello che colpisce l’Italia colpisce prima noi». Accanto a lui le figlie. La più grande, Sokaina, ha 19 anni e frequenta il liceo artistico: «I terroristi sporcano il nome dell’Islam e di tutta la comunità. Siamo qui per proteggere l’immagine della religione islamica. Tra i miei coetanei c’è dibattito – spiega Sokaina -, c’è chi dice che l’Isis è L’Islam, altri ci difendono. Non mi sento discriminata ma noto alcuni sguardi di ignoranza nei miei confronti». A parlare di ignoranza anche Rakmat Malazkai, 22 anni, che vive a Macerata da sette anni: «L’ignoranza uccide, non la religione. Lo diciamo tutti, a me non è mai capitato di incontrare estremisti. La guerra ha a che fare con la politica, non con la religione». Tra le donne scese in piazza Marabi Wafaa, di Montecassiano: «Ci siamo sentiti tirati in causa e noi non abbiamo niente a che fare con questi assassini. Il terrorismo non è religione. Non conosco nessuno che ti direbbe il contrario. Chi non condanna i terroristi non è musulmano».

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Massimiliano Bianchini, presidente dell’Arci

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Gazi Nasimi

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Jannati Tawkif

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L’assessore comunale Narciso Ricotta

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Lucrezia Boari, presidente dell’Anpi

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Daniel Amanze

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