Sindaci nel mirino, sentito Delpriori:
sulle minacce non è emerso nulla
INDAGINI - Il procuratore Giovanni Giorgio ha disposto accertamenti dopo la segnalazione fatta dal primo cittadino di Matelica. Intanto per la vicenda che coinvolgeva Sabrina Montali è stata chiesta una rogatoria internazionale
di Monia Orazi
Sindaci nel mirino. Questa mattina, su disposizione del procuratore di Macerata Giovanni Giorgio, il sindaco di Matelica Alessandro Delpriori è stato sentito dai carabinieri, in merito al suo sfogo su Facebook riguardante una serie di intimidazioni mafiose. Dalle sue dichiarazioni non è emerso nulla di penalmente rilevante. Per le lettere minatorie, inviate lo scorso dicembre all’ormai ex sindaco di Porto Recanati Sabrina Montali, il procuratore Giorgio ha chiesto una rogatoria internazionale, per cercare di risalire agli autori.
Subito dopo essere venuto a conoscenza di quanto affermato ieri dal sindaco di Matelica, Alessandro Delpriori (leggi articolo), il procuratore ha disposto che il primo cittadino fosse ascoltato dai carabinieri, per approfondire l’accaduto.
Questa mattina il comandante della stazione di Matelica, il maresciallo Fabrizio Cataluffi, ha sentito Delpriori. Dalle sue dichiarazioni, non sono emersi fatti penalmente rilevanti, né perseguibili d’ufficio o su querela di parte, perché al momento non è stata sporta nessuna denuncia. “Bisogna essere cauti nel fare queste affermazioni”, specifica Giorgio. La decisione del procuratore di effettuare accertamenti, è nata nell’ottica di voler tutelare sindaci ed amministratori pubblici della provincia, nell’eventualità in cui fossero vittime di comportamenti intimidatori e o minatori. Novità anche per la vicenda delle lettere minatorie inviate a Sabrina Montali, che all’epoca dei fatti, lo scorso dicembre (leggi articolo), era sindaco di Porto Recanati, fino al recente arrivo del commissario prefettizio, dopo la caduta della giunta. Il procuratore Giorgio ha chiesto l’avvio di una rogatoria internazionale, finalizzata ad individuare chi abbia aperto il sito, ora chiuso, “Comitato Pro Burchio”, di cui esisteva anche un gruppo sul social network Facebook. Le missive erano state indirizzate nei primi giorni del dicembre 2014 anche a Sirio Vignoni, comandante della polizia municipale. Delle indagini il procuratore Giovanni Giorgio, aveva incaricato la Digos.
Nelle missive identiche e spedite da Ancona, una fantomatica Cristina accusava il primo cittadino di festini a sfondo erotico, annunciando la prossima diffusione di video relativi agli incontri. Vignoni e Montali avevano presentato denuncia per ingiuria, diffamazione e minacce. Nel mittente delle lettere era indicato “comitato imprenditori Portorecanatese Pro Burchio”. Chiaro il riferimento alla maxi lottizzazione turistica della Conero Blu, il cui ricorso al Tar sarà discusso ai primi di luglio.


