Quel “go home” agli africani
offende la convivenza civile

Macerata, l’incendio del negozio nigeriano, la vicina “sala scommesse”, le vecchie e nuove lamentele dei residenti, il loro mutamento di segno
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di Giancarlo Liuti

L’incendio doloso in via Morbiducci di un negozio di generi alimentari africani e l’apposizione del cartello “Immigrati go home” su ciò che restava della vetrina hanno riportato d’attualità, a Macerata, la parola “razzismo”. Già in passato il “go home” era comparso in città contro l’allora ministro dell’integrazione Cécil Kyenge, congolese, cittadina italiana, laureata in medicina alla Cattolica di Milano, specializzata in oculistica in quella di Modena e attualmente parlamentare europea. Tempo fa l’autorevole leghista Roberto Calderoli la definì un “orango”. Poi se ne scusò. Acqua passata? No, quest’acqua ritorna. E stavolta preceduta dalle fiamme. Che il fatto di via Morbiducci sia “razzista” è fuori discussione: quel negozio è gestito da nigeriani ed è frequentato da immigrati dell’Africa Nera, uomini, donne, bambini. A Macerata, sulla spinta di alcune menti “nazi-leghiste”, circola la sensazione che ormai saremmo “assediati” (sic!) da gente di colore e quindi il “go home” non sarebbe razzismo ma legittima difesa contro l’invasore.

L'incendio nel minimarket di via Morbiducci (nel riquadro il cartello con la scritta "Immigrati go home")

L’incendio nel minimarket di via Morbiducci (nel riquadro il cartello con la scritta “Immigrati go home”)

La presenza in città di stranieri si aggira sul 10,5 per cento e i “neri” sono assai meno della metà. Pochini, per un’invasione. Ma la carta d’identità, loro, ce l’hanno stampata sul viso: il colore della pelle. E, allora, “go home!”.
Non è su questo, però, che intendo soffermarmi, quanto invece sul disagio, riportato dalle cronache, di alcuni degli italiani che risiedono negli appartamenti sovrastanti a quel negozio, un disagio – discussioni ad alta voce, cartacce o disdoro sociale? – che proverrebbe proprio dai clienti della gastronomia africana. Mi ci soffermo perché io abito a breve distanza e posso testimoniare qualcosa sul negozio ma anche sulla presenza, lì, a una ventina di metri, di una “sala scommesse”, in regola con la legge ma per sua propria natura non priva di clamori, rabbiose delusioni e momenti di tensione. Tant’è vero che ben prima dell’arrivo, a Macerata, degli immigrati, gli abitanti del palazzo protestarono per i disagi creati loro dalla non sempre tranquilla abitudine (non è forse ritenuta, nei casi estremi , l’anticamera della “ludopatia”, un male affine alla tossicodipendenza?) se non al gioco d’azzardo certamente all’azzardo del gioco. E gli scommettitori – ben prima, ripeto, dell’arrivo degli immigrati – erano italiani e in gran parte lo sono tuttora. Qualcuno, magari, un tantino esagitato.

incendio via morbiducciAdesso sono in corso indagini della procura sull’incendio del negozio africano e sul cartello “immigrati go home” e tutto può saltar fuori, perfino che quello era un covo di seguaci dell’Isis, il Califfato tagliatore di gole. Per il momento, però, posso dire soltanto che uno di loro, una volta, corse verso di me e m’aiutò, sorridendo e senza chiedere nulla, a sorreggermi per essermi storto una caviglia inciampando sull’orlo del marciapiede. E che quando passiamo lì davanti un loro bambino ci saluta con la mano e mia moglie Giovanna va ad accarezzarlo. Persone mitissime, a quanto pare. E non dimentico, comunque, le vecchie e insistite lamentele dei residenti di quel palazzo per la mancanza di rispetto, da parte degli scommettitori, delle norme del galateo. Lamentele che oggi son cambiate di segno e si rivolgono contro i nigeriani senza che nel loro modesto emporio – la sera, fra l’altro, è chiuso – si siano mai verificati episodi meritevoli di indagini giudiziarie o tali da giustificare l’allarme di chi ci abita sopra. Perché, allora, questo mutamento di segno? Non c’entrerà, nel fondo, un pizzico di quel sentimento che va sotto il nome di “xenofobia” – disprezzo per gli stranieri, specie se di pelle scura – e s’imparenta, alla lunga, col vero e proprio “razzismo”?

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La manifestazione di ieri sera in piazza della Libertà

Ovviamente non mi sogno di dire – e neanche di sospettare – che quelle fiamme e quel cartello siano opera di qualche infuriato habitué della sala scommesse. Ma stiamo attenti al diffondersi, in città, di un certo modo di pensare, magari alimentato dalle conseguenze sociali della crisi economica. Il che, se non ci mettiamo un freno, avvelena il proverbiale e secolare civismo – tolleranza, equilibrio, sobrietà, rispetto della persona – di Macerata e dei maceratesi. Bene ha fatto il sindaco Romano Carancini, cui tocca il diritto e il dovere istituzionale di rappresentare la città, a deprecare quel “go home”. Vero è, intendiamoci, che il flusso migratorio comporta problemi anche di sicurezza, ma dalle cronache quotidiane risulta che i casi più allarmanti provengono quasi esclusivamente da immigrati di etnia europea e non da quelli (congolesi, nigeriani, sudanesi, kenioti) dell’Africa Nera. Ma alla gente basta guardarli in faccia, far di tutta l’erba un fascio (anzi, una faccia) e subito scatta la “xenofobia” che poi finisce per degenerare nel “razzismo”.
A proposito di “civismo”, ritorno dunque a ciò che ho già scritto la settimana scorsa su Cm ricevendone commenti tutti contrari? Sì, ci ritorno. Perché dal mio pur opinabile punto di vista la vicenda di questo incendio e del cartello “go home” m’impone di insistere sull’argomento “civismo”. I commenti? Me li immagino anche stavolta. E serenamente – laicamente – li aspetto. Troppo “buonismo” da parte mia? Sarà. Ma qualcosa di molto peggio sta nel “cattivismo” dello stile alla Salvini e alla “Casa Pound”. Ne va della nostra convivenza civile. Che non è solo di sinistra, né solo di destra, né solo di centro. Ma riguarda tutti. E questa è stata, semmai, l’incolpevole – ripeto, incolpevole – debolezza della manifestazione antirazzista di sinistra svoltasi in piazza della Libertà. Non sarebbe stato più decoroso che l’iniziativa fosse stata promossa, coralmente, dall’intera città? Speranza impossibile, me ne rendo conto, perché nell’Italia di oggi non si riesce a capire che certi valori debbono stare nettamente al di sopra delle pur legittime divisioni di parte politica. L’altra mattina abbiamo guardato, tutti, l’eclissi di sole. Bene. Sarebbe meglio, però, se ogni tanto dessimo, tutti, un’occhiata pure all’eclissi della coesistenza civile e ne traessimo qualche ammonimento.



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