Confisca delle elemosine
Un mendicante: “Non ho lavoro,
sfamo così i miei figli”

MATELICA - Il racconto di Mohamed, dopo l'approvazione della norma sul sequestro delle offerte deciso dal Comune. Pareri discordanti tra i residenti, tra chi vuole essere libero di donare qualche soldo e chi dice "si trovassero un lavoro"
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Alcuni mendicanti davanti ad un supermercato di Matelica

Alcuni mendicanti davanti ad un supermercato di Matelica

 

di Monia Orazi

Caso delle elemosine a Matelica, dopo la disposizione del Comune, che ha dato mandato agli agenti della polizia municipale di sequestrare il denaro raccolto in caso di comportamenti molesti, un medicante dice la sua sul nuovo provvedimento. Poco più che trentenne, Mohamed questa mattina sta chiedendo qualche soldo ai passanti. “La nuova legge? Non la conoscevo, io qui non disturbo nessuno – dice il giovane -. Non faccio nulla di male quando vengo qui. Mantengo da solo i miei figli. Raccolgo le offerte da solo e non ho nessuno sfruttatore. Non trovo lavoro e devo dare da mangiare ai miei figli, per questa ragione vengo qui. Questa mattina sono arrivato con il treno, stasera torno a casa”. A chiedere l’elemosina, secondo l’esperienza di Mohamed sono “senegalesi, nordafricani e romeni” ma anche “italiani, una volta per più giorni ho visto un signore di Senigallia che aveva due figli da sfamare e aveva perso il lavoro, però si vergognava a chiedere l’elemosina vicino al suo paese e dunque era venuto qui, così con l’elemosina voleva sfamare i figli. Siamo diventati amici, ma da qualche settimana non lo vedo più. Forse ha trovato un lavoro o cambiato posti”. Questo visto il punto di vista di chi l’elemosina la chiede. C’è poi chi, con buon cuore, dà qualche spicciolo ai questuanti dopo aver fatto la spesa. Maria, una donna sui sessant’anni, sulla nuova normativa dice: “E’ una cosa assurda, se voglio aiutare il prossimo sono libera di farlo. Sono molto cattolica. Questa scelta dell’amministrazione comunale è una scelta contro la carità”. “Ho vissuto sulla mia persona cosa vuol dire essere in cassa integrazione – dichiara Giovanni, 45 anni – so cosa vuol dire vivere con pochi soldi al mese e conosco quello che è stato deciso in Comune sulle elemosine, pur avendo pochi soldi  non ho problemi a dare 40, 50 centesimi a chi mi chiede qualcosa. La politica deve aiutare questa povera gente, non averne paura”. Di parere opposto è invece Giovanna, 52 anni: “questi che chiedono l’elemosina li rimanderei al loro paese. C’è gente che viene qui solo per dare fastidio a chi viene a fare la spesa e ha fretta. Si trovassero un lavoro se vogliono mangiare”.



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