Show di Pizzul e Josefa Idem
tra amarcord, doping
e futuro dello sport

MACERATA - Pieno di consensi ieri sera all'hotel Claudiani per il giornalista e l'ex campionessa di canoa. Dal pubblico segnalazione choc di un farmacista: "Un allenatore di calcio mi ha chiesto un farmaco dopante per un 12enne"

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Incontri_d'autunno_Pizzul_Idem (1)“Gli Azzurri e  il calcio, sì! L’Isola dei Famosi? Meglio le partite di scopone al bar sotto casa a Milano”. Parola o quasi di Bruno Pizzul, che, s’intende continua a seguire e commentare ‘lo sport più popolare del mondo’ dopo aver seguito come telecronista Rai dagli anni ’70 fino a poco fa la Nazionale in 5 campionati mondiali e 4 europei. Così, dopo il congedo per raggiunti limiti d’età dal servizio pubblico radiotelevisivo, e l’immediato ritorno con un contratto di collaborazione, il giornalista si è trovato quasi subito dopo a dover prendere in esame la proposta di “scendere in campo” su un’isoletta caraibica. Raccontare in diretta le imprese dei ‘naufraghi’ vip dell’Isola più famosa della tv di Stato. Una proposta peraltro accettata da altri giornalisti sportivi di primo piano ma non da Pizzul friulano goriziano tutto d’un pezzo di Cormons. “Siamo di radice asburgica, i nostri vecchi ci dicevano un po’ sorridendo di sopportare di stare sotto gli italiani…” ricorda. Così, grazie no. Il calcio non si tradisce anche se lui, pur da ‘vecchio pallonaro’ (si definisce dopo un’onorevole militanza in A con Udinese, Catania, Ischia) afferma che c’è troppo spazio per la fatidica sfera di cuoio. Dove? Dovunque. Sui giornali, in televisione, nei talk show, tra la gente, negli uffici…. Con Pizzul, che tornava a Macerata dopo aver commentato in diretta negli anni 80 un torneo iridato di bocce (“Erano i tempi di Dante D’Alessandro”)  è stata  naturalmente d’accordo Josefa Idem, senatrice Pd, ministro dello Sport e Pari opportunità per tre mesi, e sopratutto leggenda vivente dello sport avendo vinto 38 medaglie tra Olimpiadi, mondiali ed europei nella specialità del K1.

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Josefa è la prima atleta in assoluto ad aver partecipato ad un numero così alto di Giochi olimpici: otto. Due con la Germania Ovest, sei con l’Italia. “Rimpianti per aver lasciato il suo grande Paese?” gli ha chiesto ieri sera in un ‘Claudiani’ ‘sold out’, Maurizio Verdenelli, giornalista già inviato speciale de Il Messaggero, conduttore insieme con Angelo Sciapichetti di una serata per molti versi memorabile. ‘L’altra faccia della medaglia. Cosa non va nello sport italiano’ era il tema proposto dall’ultimo degli  Incontri d’autunno del Circolo Aldo Moro che mai come quest’anno ha proposto ‘all star’, con successo. Chiudendo col botto così che la pur capiente sala meeting dell’hotel nel centro di Macerata è apparsa piccola rispetto ad una tale platea. Tanto che gli assessori Alferio Canesin (Comune) e Massimiliano Sport Bianchini (Provincia) hanno dovuto assistere per tutto il tempo in piedi e soltanto l’assessore allo Sport della Provincia, Giovanni Torresi ha potuto godere di un posto a sedere (prenotato in anticipo). Tanto interesse e curiosità per Bruno Pizzul, tuttavia l’applausometro è stato vinto da Josefa Idem. Elogiatissima, a cominciare dal consigliere regionale Sciapichetti, per un coraggio che di solito in Italia manca agli uomini di potere: le dimissioni. “Non sto male perché non sono più il ministro dello Sport: mai mi è passato per la testa di volermi identificare in un ruolo, fosse stato come pure era, di primissimo piano. Ero e resto quello che sono” ha detto la campionessa. Ancora: “Pensare che mi sono dimessa per mille euro da pagare: la mia vicenda è stata fortemente strumentalizzata” ha continuato la canoista che ai maceratesi, subito conquistati da lei, ha riferito per filo e per segno la disavventura della valutazione fiscale di una palestra di proprietà”.

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L’interesse dei maceratesi era però un altro: che si parlasse di sport e del suo marciume. Quale? “Facile -ha detto Verdenelli, rivolto a Pizzul ed alla Idem- doping, corruzione e calcio scommesse. Poco prima di venire, cenando con due ragazzi, entrambi promesse dello sport, uno del nuoto (Riccardo Vitali) ed uno del calcio ( l’australiano Connor Caswell) mi hanno raccomandato di chiedere a voi le strade per una possibile soluzione”.  Sia il giornalista sia l’ex ministro dello Sport ‘ci’ hanno dato dentro con competenza e sopratutto passione. Senza risparmio, senza infingimenti né giri di parole. Pizzul: “Il calcio di vertice ha venduto la propria anima al diavolo. E’ un cattivo modello di riferimento, è onnivoro”. Idem: “Sui giornali si da più spazio di quale nuova direzione e colore siano la cresta di Balotelli che a tutti gli sport messi assieme. Il calcio è business. Avete visto? Un grande quotidiano sportivo ha minimizzato il gestaccio di Maradona per non rovinare l’immagine ad una campagna commerciale in collaborazione con l’ex campione. Quando uno dei miei figli, leggendo il caso del marciatore Alex Schwazer, mi chiede se è possibile vincere senza doping, io dico che certo si può, se non ci si vuole rovinare la vita, si vogliono capire i profondi messaggi aggregativi dello sport e si vuol fare vita sana. I miei figli giocano a pallone? Uno ci ha provato ma entrambi sono ora appassionati al tennis”. Pizzul: “Lo sport deve essere agenzia educativa ed insegnare a tutto il Paese e pure alla politica il rispetto delle regole”. Idem: “La scuola deve essere rivoluzionata! Intanto resta nel cassetto un progetto, finanziabile con 600 milioni di euro, per introdurre l’insegnamento delle attività motorie nelle scuole elementari. Al disegno di legge c’è anche un emendamento di Valentina Vezzali.

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Inoltre c’è sopratutto da riformare la politica per arrivare alle vere riforme. Il bicameralismo perfetto sta castrando ogni possibile iniziativa in questo senso. Occorre un approccio sistemico per le riforme. La legge di Stabilità non apre in questo senso nessun capitolo nuovo, ma si limita a semplici correzioni”. Il telecronista più famoso d’Italia e la grande campionessa sono stati d’accordo su una valutazione fondamentale: “In Italia non c’è cultura sportiva”. Pure sul fatto che le società sportive stanno lentamente ‘morendo’.  Altro che altra faccia della medaglia: qui anche quella principale è corrotta. Doping, scommesse, corruzione: ecco i tre Cavalieri dell’Apocalisse che galoppano dovunque, in particolare sui grandi stadi. Pizzul: “Eppoi bisogna cambiare anche la mentalità dei genitori: vogliono loro, che magari non hanno mai tirato un calcio ad un pallone oppure sono stati cattivi giocatori, che i propri figli siano tanti Lionel Messi. Avete fatto caso come dalle scuole calcio non esce più un campione? Gli adulti danno messaggi sbagliati. I ragazzi li guardano. Avete letto bene i nomi di chi è sceso in campo l’altro giorno con la maglia della Fiorentina in Europa League? Non c’era un italiano! E solo due nella Lazio che giocava contemporaneamente”. Sul doping Pizzul ed Idem (sulla quale mai c’è stata l’ombra di un sospetto): “C”è grande business anche nell’antidoping. Non si può più giocare a ‘guardie e ladri!’ “. Su Pantani, ad una voce: “E’ stato sopratutto una vittima”. Poi la voce è passata ad una partecipatissima platea. E’ intervenuto Andrea Angeli, alla vigilia della partenza per Taranto con lo staff di Steffan De Mistura in visita alle famiglie dei due fucilieri di Marina sotto processo in India. Il portavoce Onu ha chiesto a Pizzul: “Avrebbe gridato per tre volte, come ha fatto il suo predecessore Nando Martellini in Spagna, Campioni del mondo!”. Bruno non vorrebbe rispondere, poi fa: “Tre volte no, forse una volta e mezzo: bisogna certe volte assecondare le emozioni del momento e quel momento, nell’82, è stato formidabile”.

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A Josefa, Alferio Canesin (elogiato per il cognome friulano dallo sciovinista Pizzul) facendo professione di fede nella Lube ancora ‘maceratese’,  ha chiesto: “Che fine farà la domanda del Comune di Macerata circa le richieste provvidenze per l’impiantistica sportiva?”. L’ex ministro dello Sport, pronta: “Mi sono informata circa l’iter. Le domande inizialmente sono state diecimila, ci vorranno circa sei mesi per le risposte”. Torresi, da tennista complimentandosi per la vocazione similare dei figli di Josefa, ha fatto una domanda sul doping anche in riferimento al volume-inchiesta di Alessandro Donati. La Idem, che ha presentato tre giorni fa il suo libro ‘Partiamo dalla fine’, ha concordato sul fatto che la piaga esista e che molti sospetti li ha sempre nutriti frequentando campi di gara da trent’anni a questa parte…’quando sentivo donne con voce da uomo’. ‘E se il doping ti può aiutare a vincere nello stesso tempo ti annienta. Lo sport così diventa strumento di morte e non di valori come deve essere. La società, per cambiare in meglio, deve evidenziare il primo di questi valori formativi: quello della sconfitta” ha aggiunto la plurimedagliata. Raniero Gentili, istruttore della Robur; “Nei campionati giovanili, riservati ai ragazzi di 11-12 anni, basta girare intorno alle panchine durante le partite per rendersi conto di realtà aberranti. Allenatori che si credono tutti Pep Guardiola, cambi imperiosi ed umilianti per chi li subisce: si gioca a fare i professionisti sulla pelle dei piccoli”. Pizzul: “Proprio vero. Nessuno vuole perdere, pare assurdo. A Manchester, a Madrid, a Barcellona, in Olanda dove si fabbricano i campioni, ho sempre visto gli allievi delle Giovanili lasciati ‘liberi’ di palleggiare. Poi negli spogliatoi c’era il dialogo con l’allenatore. Qui invece in campo mille test, mille provini, mille indicazioni ‘on live’, niente pallone. Il ragazzo perde la propria gioia nel gioco, lo vede opprimente, un lavoro, già una professione”. La Idem: “Gioire della melodia della vita, questo è sopratutto possibile con lo sport. Ed invece?”. C’è posto anche per la curiosità. La sollecita il giornalista Francesco Ciccarelli in riferimento alla falsa notizia della morte di Pizzul. “Figurarsi -fa lui-  stavo giocando a scopone, quando mi telefona un mio caro collega, il caporedattore Rai a Trieste che mi dice: ‘Brutto mona, te se vivo!’. Per fortuna ho saputo subito di quell’errore perché già cominciavano le telefonate di condoglianze a mia moglie Maria… e pensare che tutto era nato da una falsa informazione di una mia vicina di casa di Cormons che aveva equivocato sull’identità di un malato grave trasportato in ospedale dando ‘la notizia ad una tv locale. Eh… il giornalismo di oggi…”. A proposito di giornalismo, alla domanda se lui si sentisse di fare, oggi, una telecronaca come quella dell’ Haysel, dopo 39 morti sugli spalti, Pizzul ha risposto: “No, non la farei. La Juve sbagliò a prendere quella Coppa dei Campioni? Non si sapeva ancora dell’esatta dimensione della tragedia”.

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Ancora una domanda extra moenia, ma graditissima per Pizzul, ambasciatore dell’enologia di qualità: “Stimo tantissimo il Verdicchio di Matelica e Cerreto d’Esi” e per finire con una testimonianza choccante a riportare tutti sul tema scottante di una ‘serata particolare’. Viene da un giovane farmacista di Ancona, Vincenzo Felici, figlio del dottor Augusto direttore anni fa all’ospedale di Macerata: “Di recente è venuto in farmacia un allenatore insieme con un allievo di non più di 12 anni chiedendomi per il ragazzino un farmaco dopante. Gli ho detto: no!”. Josefa Idem è sconvolta: “Aberrante, terribile. Ha fatto benissimo!”. Poi tutti intorno a quei due ‘monumenti dello sport’ venuti puntualissimi  a Macerata. Autografi, fotografie, di gruppo, tanta simpatia per Josefa e  Pizzul: “Pensare che ho fatto il concorso alla Rai di Trieste dopo una lettera di sollecitazione, giunta a me come a tutti i laureati della zona, visto che alla prima chiamata non si era presentato nessuno. Maria mi disse: prova, vai… Io quasi non volevo: insegnavo ed avevo uno studiolo legale. Evidentemente c’era un destino calcistico per me, ex giocatore, proveniente da una terra di grandi giocatori, ora molto meno”.

(foto di Lucrezia Benfatto)

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