Al Feronia con “Miseria e nobiltà” Geppy Gleijeses, Lello Arena e Marianella Bargilli
SAN SEVERINO - Domani sera, mercoledì 30 gennaio alle 21
Geppy Gleijeses, Lello Arena e Marianella Bargilli saranno i protagonisti di “Miseria e nobiltà”, lo spettacolo in abbonamento che verrà portato in scena domani sera (mercoledì 30 gennaio) alle 21 al Feronia nell’ambito del cartellone della stagione teatrale de “i Teatri di Sanseverino”. “Miseria e nobiltà” è uno dei titoli più famosi della drammaturgia italiana di tutti i tempi, cavallo di battaglia dei più grandi attori del Novecento, napoletano e non solo. In questa edizione, integralmente in italiano e curata da Geppy Gleijeses, si è tenuto conto del testo originale di Eduardo Scarpetta (scritto nel 1888), dell’adattamento di Eduardo De Filippo e della sceneggiatura del film (uscito nel 1954) di Mario Mattoli con Totò e Sophia Loren. La commedia ha come protagonista Felice Sciosciammocca, celebre maschera napoletana di Eduardo Scarpetta. La trama ruota attorno all’amore del giovane nobile Eugenio per Gemma, figlia di Gaetano, un cuoco arricchito. Il ragazzo è però ostacolato dal padre, il marchese Favetti, contrario al matrimonio del figlio a causa dei natali umili della ragazza. Eugenio si rivolge quindi allo scrivano Felice Sciosciammocca per trovare una soluzione. Allora Felice, Pasquale (un altro spiantato come lui) e le rispettive famiglie si introducono in casa del cuoco fingendosi i parenti nobili di Eugenio.
La situazione si complica perché anche il marchese Favetti è innamorato della ragazza (ecco perché è contrario al matrimonio), tanto che ne frequenta la casa sotto le mentite spoglie di Don Bebè. Il figlio lo scopre e minaccia di rivelare la verità, ottenendo così il consenso del padre alle nozze. Il primo atto (la miseria) è popolato di poveracci affamati che si azzannano tra di loro e che hanno perso qualsiasi dignità. Si ride, ma si ride amaro. Il palcoscenico è nudo: solo una tavola, poche sedie e una grata sospesa nel vuoto, illuminata obliquamente a sottolineare l’essenzialità ineluttabile di un mondo di spiantati. Nel secondo atto (la nobiltà) è tutto finto e luccicante: quinte di carta dipinta, fondalini d’antan, cuochi e salsicce ritratti ovunque. Il padrone di casa è un “pezzente arricchito” e i tanti finti nobili si sono travestiti nella sartoria del teatro di San Carlo. Solo uno è vero, ma si tratta di un anziano che tenta di concupire una ragazza. Il finale è lieto, sebbene la miseria resti miseria e la nobiltà non esista. Biglietteria: 0733 634369