Riapre la Chiesa di San Filippo
Monsignor Claudio Giuliodori
nella lapide commemorativa

MACERATA - "Il restauro pagato al 95% dai cittadini delle Marche" (come sottolineato dal Governatore Spacca) è stato celebrato questa mattina dal Vescovo, il cui nome ora compare sulla facciata. Assente il Ministro Ornaghi che telefona durante il convegno sui beni culturali
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Il sindaco Romano Carancini, il vescovo Claudio Giuliodori, il governatore delle Marche Gian Mario Spacca, il presidente della Provincia Antonio Pettinari

 

Apertura_S-1di Maurizio Verdenelli

(Foto di Lucrezia Benfatto)

“…ma se l’abbiamo pagata tutta noi!” esclama laicamente l’ex vice sindaco di fede socialista quando il drappo ‘giallo vaticano’ lascia scoprire per intera la poderosa lapide sul frontale della restaurata chiesa di San Filippo riaperta questa mattina, passato mezzogiorno (20 minuti di ritardo sull’orario annunciato) con grande concorso di maceratesi intorno al tempio più amato. Una professione di …finanza laica che pochi minuti prima, a San Paolo, aveva fatto più volte propria il governatore Spacca: “La riapertura di San Filippo è un dono dei cittadini delle Marche a Macerata, essendo di provenienza pubblica il 95% delle risorse impegnate per il restauro (1.639.474,90 euro per l’esattezza, ndr)”.

Cosa dice, dunque, la lapide infissa nella chiesa, alta 41 metri? La traduzione (a cura di mons. Egidio Pietrella) dei caratteri in latino, scolpiti in modo da poter essere letti a distanza, afferma:A Dio ottimo massimo/tempio dedicato per primo nel mondo/a San Filippo Neri/danneggiato dal terremoto/con intervento pubblicà restaurò/Claudio Giuliodori vescovo di Macerata/sotto il pontificato di Benedetto XVI papa/Anno del Signore 2012”.

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Apertura_S-9Ma non c’è tempo per rivendicazioni sui meriti ‘confessionali’ del ritorno di Pippo Buono a Macerata (prima pietra il 17 dicembre 1697) perché la folla freme in quanto dopo che il drappo giallo, di sghimbescio e a fatica ha toccato finalmente terra, c’è ancora da attendere per sciogliere un coriaceo nodo intrecciatosi tra i legacci e corde che lo tenevano sospeso. Poi via di corsa dentro la bellezza di San Filippo, sotto la pala capolavoro di Francesco Mancini e le altre tele dipinte, gli angeli di stucco tornati a ‘volare’, l’oro dell’altare maggiore e i decori floreali ‘giallo vaticano’ (rose ed anturium gialli). Un oohhh corale di meraviglia mentre le note dell’organo (bravissimo il maestro Marco Mencoboni, cui si deve con Ricardo Simian, il ‘ritorno’ di Giuseppe Peranda, celebre musicista del ‘600) restaurato con colori che non si vedevano più da oltre 112 anni, irrompono nell’ovale dove tutti i maceratesi hanno un ricordo personale. E si dimenticano all’improvviso, sotto la regia del rettore della chiesa don Gianluca Merlini (incline a ‘stringere’, giustamente, sulle autorità…un pò meno su se stesso) attribuzioni, invasioni di campo a vario titolo, microfoni che non funzionano e soprattutto l’assenza in extremis dell’ospite più atteso, il ministro Lorenzo Ornaghi dato per certo fino all’immediata vigilia. I …Maya hanno in effetti fatto un po’ il capolino in questa attesa riapertura. Ornaghi, dopo la caduta del governo ieri, se l’è cavata con una telefonata alle ore 10 nell’auditorium San Paolo in apertura del convegno su “I beni culturali come risorsa educativa”. “Credo sia comprensibile – ha detto Ornaghi- la concitazione di queste giornate. L’educazione ai beni culturali è una delle strade maestre da percorrere. Spero che fra i giovani sia crescente l’attenzione verso i Beni culturali come prodotto della nostra storia. I beni culturali come bene comune per un progetto condiviso di convivenza”. Poi una promessa ed un auspicio: “Verrò a Macerata appena possibile. Che questa giornata felice sia un eccellente anticipo per un Santo Natale”. Successivamente il ministro ha fatto avere la relazione di 6 pagine preparata per l’occasione, in cui tra l’altro si afferma che ‘Nella Regione Marche risulta che i rapporti tra autorità civili e religiose siano fruttuose” e nella quale c’è l’auspicio che queste relazioni “vengano per il futuro implementate”.

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Si apre il sipario sulla lapide del Vescovo

Apertura_S-5Un po’ di delusione dunque per l’assenza del capo dei Beni culturali (bocciato ieri dalla stampa in sede di bilancio dcel governo) ed anche la critica del professor Massimo Montella. Che, rammaricandosi per quel forfait (‘pur comprensibile’) ha detto, tra un microfono e l’altro in avaria prontamente sostituiti da don Merlini, che il rinnovamento del settore che si attendeva da un ministro manager, proveniente dall’industria, non c’è stato. “La cura per biglietterie, bookshop, locali, toilette etc., che pure c’è stata, non può dirsi risolutiva naturalmente per i problemi gravi dei Beni culturali in Italia” ha affermato il professore perugino.

Al convegno, aperto dal vescovo Giuliodori hanno inoltre partecipato il rettore dell’Università, Lacchè; il direttore generale della Soprintendenza delle Marche, prof. Lorenza Mochi Onori; mons. Stefano Russo, direttore dell’ufficio Beni culturali della Cei (“Nel 2011, 469 sono state le richieste di contributo da 219 diocesi italiane per restauri: ma i soldi ce ne sono solo per il 50% delle necessità”, ha detto).

Ha chiuso il governatore Gian Mario Spacca che non solo ha rivendicato per i cittadini delle Marche il ‘regalo di Natale’, costituito dal restauro della chiesa maceratese di San Filippo Neri, ma più complessivamente ha rivendicato alla sua amministrazione un recupero ancora più importante: “Il sentimento di se stessi, impoverito per troppo tempo”. Insomma la storia, fatta di uomini (ricordato padre Matteo Ricci), talenti, opere, storia, genio, intelligenza, cultura, beni culturali (pure teatri) di questa regione ‘al plurale’ che qualche tempo fa era ‘marginalizzata’. Insomma una botta di ‘grandeur’ o meglio di Orgoglio marchigiano, come una manifestazione itinerante, a cura della stessa Regione, ci ricorda annualmente ogni 10 dicembre tanto da correre il rischio della ripetitività e da suggerire anche una biennalizzazione della manifestazione (risparmiando pure). “La riapertura della chiesa  è un passo importante -ha detto Spacca- di quel lungo percorso del recupero del sentimento marchigiano”.

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Apertura_S-10Più breve il sequel degli interventi all’interno di San Filippo Neri, di cui sono stati restaurati anche gli annessi dove vivranno –ha detto mons. Giuliodori- anche ‘sei donne consacrate dell’associazione mariana Regina dell’Amore’ che contribuiranno alla cura del tempio.

Sotto la grande pala della ‘visione’ di Pippo Buono, l’assessore regionale Pietro Marcolini ha rinverdito i suoi anni di ‘ragazzo del quartiere’, nato all’ombra della chiesa. “Era una tradizione ascoltare la predica delle ‘Tre Ore’ da parte dei Passionisti di Recanati, come mi ha ricordato poco prima Adolfo Guzzini”. Il direttore dei lavori, arch. Massimo Fiori ha ripercorso con rapide slides il lunghissimo e davvero efficiente restauro. Il direttore dei lavori, insieme con il soprintendente di Urbino, prof. Gabriele Barucca (e don Merlini, poi) ha ricordato le notti e notti di lavoro, il vescovo quasi muratore in cantiere a tutte le ore, la ditta Polisini, e poi chi ha contribuito a recuperare le decorazioni, i marmi, la preziosa scagliola (Corrado Anelli) e i grandi altari (Mariani). Citati doverosamente chi ha contribuito professionalmente alla ‘gran fabrica’: gli architetti Stefano Pasquali e Giacomo Alimenti, il supervisore della diocesi, ing. Gianfranco Ruffini.

Poi, sotto la pala di Pippo Buono, spazio alle interviste. “Oggi è più Natale” ha dichiarato il presidente della Provincia, Antonio Pettinari che ha ricordato il servizio dei Passionisti svolto nella chiesa per 45 anni, i propri ‘batticuori’ da studente universitario che veniva a pregare San Filippo per il buon esito degli esami (andavano tutti bene…in extremis). Il sindaco di Macerata, Romano Carancini, ha affermato: “Uno scrigno di fede, d’arte e cultura che ha saputo vincere la difficile sfida (il restauro era fuori da i 1.100 previsti dal post sisma e si rischiava la chiusura della chiesa ndr) per tornare ad essere un punto di riferimento per la collettività maceratese”. Non solo spiritualità, ma arte, cultura e pure turismo: tutto questo rappresenta Pippo Buono per il capoluogo.

Apertura_S-13Poi un breve briefing per tutte le autorità maceratesi, al completo, nell’annessa sacrestia.

Alle ore 17, solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo e alle 21 (domani si replica alle ore 17) concerto di Natale “Da Peranda a Bach, da Macerata a Dresda” con il maestro Mencoboni e “Cantar Lontano & Canalgrande adriatic baroque orchestra”.

Pensate, il grandissimo Johann Sebastian, che è pure ‘copiato’ dagli attuali compositori di musica leggera si ispirava al maceratese, ‘famoso mobilitatoren degli affetti Gioseffo Peranda” tanto da ‘copiargli’ 40 anni dopo la morte del compositore/cantante (castrato) anche una “messa”. Solita storia: i talenti maceratesi si scoprono in città soltanto dopo molti secoli d’oblio.

 

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