Al Festival Macerata Teatro successo di Machiavelli e Eduardo
Tra i premi individuali Alberto Bronzato come miglior regista, Felice Avella e Alessandro Manera ex aequo come miglior attore protagonista e Flavia Palumbo come migliore attrice
di Walter Cortella
Nel momento in cui mi accingo a scrivere questo articolo, probabilmente all’interno del Lauro Rossi è ancora viva l’eco degli applausi del pubblico che ha assistito alla cerimonia di premiazione del 44° Festival Macerata Teatro, alla quale hanno preso parte il sindaco Romano Carancini e l’Assessore provinciale Massimiliano Bianchini. L’edizione di quest’anno ha presentato un cartellone piuttosto vario, capace di accontentare i diversi gusti degli spettatori. Iniziamo la nostra cronaca dai premi individuali, assegnati da un’apposita giuria. Il premio per il miglior allestimento scenico è stato appannaggio di Debora Pozza e Sebastian Gamba, della Compagnia Estravagario di Verona che ha presentato, in apertura della rassegna, Balera Paradiso, di Alberto Bronzato e Riccardo Pippa, un lavoro molto particolare, privo assolutamente di testo parlato ma ricchissimo di musiche, sulle cui note i frequentatori di una immaginaria balera, vero e proprio campionario di umanità, hanno ballato per circa cinquanta’anni nel corso del ’900.
Bronzato, oltre che interprete, ne è stato anche il regista e come tale è stato premiato per aver realizzato “…uno spettacolo raffinato che accompagna e coinvolge lo spettatore… sulle note di un’accurata e accattivante selezione musicale”. Per il premio da assegnare al migliore attore protagonista, la giuria ha optato per la formula dell’ex-aequo, ponendo sullo stesso piano Felice Avella, «Dotato di sicura padronanza scenica e notevole capacità espressiva….», nel ruolo di Guglielmo Groa ne La ragione degli altri di Pirandello, messo in scena dalla Compagnia dell’Eclisse di Salerno e Alessandro Manera che «ha affrontato il proprio personaggio con intelligenza e leggerezza….dando prova di sicure doti interpretative e di una spiccato senso del ritmo», nei panni di Felix, ne La strana coppia di Neil Simon della Compagnia Ramaiolo di Imperia.
La quotatissima formazione salernitana ha conquistato anche il premio per la migliore attrice protagonista con Flavia Palumbo, nella parte di Livia Arciani. Per la giuria, la brava attrice «…ha saputo delineare la sofferta interiorità con un sapiente uso di mezzi espressivi….». In via eccezionale, la giuria ha concesso due premi speciali: “miglior attore giovane esordiente” a Mario Lasorella, il simpatico cameriere Leopoldo de Al Cavallino Bianco, l’operetta portata in scena dalla Filodrammatica «Ciccio Clori» di Castellana Grotte, mentre il premio «Jole Camelo Vaccaro» per la “migliore caratterizzazione femminile”, tornato alla ribalta dopo una lunga assenza, è stato conferito a Carla Abilitato che ha vestito i panni di Zia Memè in Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, proposto dal Teatro Club di Torre del Greco. Concludiamo con i riconoscimenti destinati alle opere in cartellone. Il pubblico, mediante il suo voto espresso al termine di ogni rappresentazione, ha dato la sua preferenza alla suddetta commedia di Eduardo, mentre la giuria tecnica ha dichiarato vincitrice del 44° Festival Macerata Teatro La Mandragola di Niccolò Machiavelli, allestita dall’Associazione Culturale Al Castello di Foligno, diretta da Claudio Pesaresi che si è esibito Cantore. Alla compagnia umbra è stato assegnato il Trofeo «Angelo Perugini». La prestigiosa kermesse maceratese va in archivio con un bilancio decisamente positivo, sia per la qualità delle opere in concorso che per la consistente presenza di pubblico.
La serata si è conclusa con l’esibizione della locale Compagnia CTR che ha proposto La sagra del Signore della nave, è un atto unico scritto da Luigi Pirandello nel 1924 e poco conosciuto al grande pubblico. La regia è di Piergiorgio Pietroni. Siamo in una imprecisata località marinara dove, in occasione della annuale prima macellazione del maiale, si celebra la festa del Signore della Nave, con la quale i marinai esprimono il loro ringraziamento votivo per essere scampati alla morte in mare. Nella sagra due elementi si contrappongono fortemente: la carnalità del maiale, che si esalta nelle fattezze e nel mascheramento dei protagonisti e la religiosità dei marinai miracolati, che portano in processione un antico crocefisso insanguinato, lasciato in paese da una ciurma straniera. Nel corso della festa, dai toni pagani e religiosi assieme, nasce una discussione animata tra il grasso signor Lavaccara (Riccardo Aureli), rammaricato per non aver salvato in tempo dalla macellazione il suo amato ed intelligente maiale Nicola, cui «mancava solo la parola» e il Professore (Paolo Nanni), un giovane pedagogo che sostiene con fermezza che gli animali non hanno intelligenza, dono che Dio ha riservato agli uomini. Ma la sua tesi è smentita dalla variegata fauna umana che sotto, l’effetto del vino, assume comportamenti orgiastici e lussuriosi. Torna alla normalità solo in occasione della processione.
I fedeli in coro si battono il petto, pentiti dei loro peccati carnali. Solo la paura della punizione divina fa distinguere gli uomini dai maiali. Questa è l’amara conclusione dell’autore. Da sottolineare l’interpretazione di Fulvia Zampa, irriconoscibile nei panni della tavernaja, tuttavia non si può sottacere la esibizione dell’intero cast, nascosto dietro le stupende maschere «porcine», realizzate da Paolo Andrenucci, Giulia Ausili e Laura Perini, tre valenti allievi della locale Accademia di Belle Arti che hanno curato anche la scenografia. L’atto unico rievoca la giusta atmosfera della sagra paesana, con canti e danze popolari e tanto chiasso che, purtroppo, in alcuni frangenti copre la voce dei protagonisti e penalizza la comprensione del testo. Al CTR va riconosciuto il merito di aver «riscoperto» questa Sagra, rivelatasi una piacevole sorpresa anche per i più fedeli e tradizionalisti estimatori di Pirandello.







