La macabra vicenda de “La Iena di San Giorgio”

In scena al teatro Apollo di Morrovalle

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di Walter Cortella

Cala il sipario sul 1° Festival interregionale organizzato dalla UILT che ha portato sul palcoscenico del Teatro Apollo di Mogliano sei formazioni amatoriali provenienti da quattro regioni italiane. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la Compagnia Gitanjali di Cagliari, unica a rappresentare la Sardegna, che ha messo in scena un originale lavoro di Guido Ceronetti, La iena di San Giorgio, per la regia di Andrea Meloni, coadiuvato da Sabrina Mascia. Nel lontano 1835, un piccolo paese del Canavese, in Piemonte, fu sconvolto da un’impressionante serie di efferati omicidi. L’opinione pubblica ne rimase turbata a tal punto che ancora oggi, tra i valligiani, quella macabra storia viene tramandata oralmente. Protagonista della vicenda fu un macellaio che nell’arco di un solo anno uccise tre bambine, dopo averle attirate nel suo laboratorio e violentate. I loro corpi vennero sepolti nei dintorni e ritrovati in seguito, gravemente mutilati. In paese si sparse addirittura la voce che il macellaio avesse utilizzato le carni di quelle giovani vittime per confezionare le salsicce di sua produzione, peraltro molto apprezzate dagli ignari acquirenti. Forse quell’uomo non arrivò a tanta aberrazione, tuttavia le sue gesta sono diventate leggenda e nella valle, come detto, ancora se ne parla. Lo spettacolo proposto dalla Compagnia Gitanjali è una trasposizione teatrale della versione originale realizzata sul finire degli anni ’70 da Guido Ceronetti per il suo «Teatro delle marionette». Questa volta, però, gli attori che si muovono sulla scena non sono più manichini di legno e cartapesta, ma esseri umani in carne ed ossa ed i cui personaggi, sebbene con altri nomi, rivivono le fosche vicende che ebbero come protagonista tale Giorgio Orsolano, giustiziato al termine di un regolare processo. Oggi il macellaio «serial killer» si chiama Barnaba Caccù e il suo aiutante è Crimea, un invalido reduce della battaglia di Sebastopoli combattuta in realtà venti anni dopo, dall’esercito del Regno di Sardegna nella lontana regione del Mar Nero, per volere del conte di Cavour. Ma questo lieve falso storico nulla toglie alla carica emotiva del racconto e alla sua presa sul pubblico.
La-iena-di-San-Giorgio-1 Crimea è interpretato da una donna, l’esordiente Tiziana Piga, nel rispetto della tradizione del teatro popolare che assegnava i ruoli in base alle risorse umane disponibili. Sulla scena, assolutamente priva di elementi, si alternano il re Vittorio Emanuele II, il generale Garibaldi e tanti altri personaggi creati dalla fervida fantasia dell’autore. Indossano costumi semplici ma evocativi e si muovono come fossero proprio marionette. In questa trasposizione teatrale i personaggi, ricchi di sfaccettature e portati talvolta agli estremi, sono lo specchio volutamente distorto della realtà odierna. E così il salumaio assassino che faceva salsicce delle sue giovani vittime, in un rigurgito di orgoglio ferito nel non vedere riconosciuta dai paesani la sua ferocia, si autodenuncia dopo l’arresto e l’impiccagione del povero Crimea, ritenuto il vero autore dei tre omicidi. Questa «variazione sul tema» offre all’autore il pretesto per parlare di una giustizia che talvolta cerca ad ogni costo un capro espiatorio, pur di tacitare l’opinione pubblica. Lo spettacolo, altamente drammatico e nel contempo ingannevolmente leggero, presenta venature di cinica ironia e una originale vis comica che in più di un’occasione stimola il sorriso del pubblico. Il testo, ricostruito sul piano storico-culturale, anche se con qualche licenza, propone alcune gradevoli e note arie musicali di Donizetti e Verdi. Gran parte del successo dello spettacolo è dovuto alla intensa interpretazione dei singoli componenti del cast, diretto da Andrea Meloni, un giovane regista professionista che da tempo collabora con la Compagnia Gitanjali. Le interessanti soluzioni registiche e le riuscite caratterizzazioni di alcuni personaggi, primo su tutti Crimea, denotano una «mano» sicura e competente. I sette protagonisti hanno messo in evidenza un non comune patrimonio artistico, frutto di esperienze pregresse, anche se tra loro si annoverano altri due debuttanti: Mirko Marongiu, nei ruoli del re Vittorio Emanuele II e del giudice Aimerito e Christian Bianciardi, nei panni di Garibaldi e del dr. Gallenga, oltre alla già citata Tiziana Piga, che ha dato vita ad un insuperabile Crimea, dotato di spiccata espressività mimica e notevole fisicità. Primeggia indubbiamente su tutti Marcello Palimodde, vuoi per l’importanza del ruolo (Barnaba Caccù) che per credibilità. La sua esibizione è stata impeccabile, grazie ad un appropriato physique du rôle, accompagnato da una voce possente e da una «maschera» naturale d’eccezione. Unica pecca, assolutamente perdonabile, il gradevole e marcato accento sardo, del quale va molto fiero.

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