Il distretto culturale evoluto
Opportunità di sviluppo per la provincia

Università di Macerata e Camerino, Camera di Commercio, Regione, Provincia e Comuni programmano la cultura

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di Monia Orazi

Via al distretto culturale evoluto, come opportunità di sviluppo per la provincia di Macerata. La nascita ufficiale di questa innovativa possibilità di programmazione tra enti è stata sancita ieri pomeriggio, nel teatro di Caldarola, durante il convegno organizzato dal consigliere provinciale Daniele Salvi, insieme alle università di Camerino e Macerata ed all’associazione culturale “Il nuovo riformismo”, animata dall’ex assessore provinciale alla cultura Renato Pasqualetti. Nella sua relazione introduttiva Daniele Salvi ha spiegato come questa nuova prospettiva permetta di prospettare un nuovo modello di sviluppo, in sinergia tra agenzie culturali e strutture economiche, applicandosi a territori che vanno riconvertiti.
“La Regione Marche è un distretto culturale nel suo complesso, vanno individuati territori omogenei su base provinciale in cui sviluppare sperimentazioni per unire la cultura a beni differenti, come quelli provenienti da manifatturiero e nuove tecnologie – ha puntualizzato Salvi – pensando nella nostra provincia una sede per tavoli di confronto, sotto la regia regionale, con i comuni capofila, Camerino, Macerata e Civitanova, insieme alle istituzioni ed ai privati per mettere insieme delle progettualità per sviluppare un nuovo modello di sviluppo”. Salvi ha spiegato come in questo processo si debba puntare sul protagonismo degli enti locali, ragionare sul coordinamento politico, sui ruoli di ciascuno, su come l’integrazione tra gli atenei di Macerata e Camerino debba andare avanti. La funzionaria regionale Paola Mazzotti, che vanta una vasta esperienza nata dal seguire la ricostruzione dei beni culturali distrutti dal terremoto del 1997, in un articolatissimo intervento ha ricostruito lo scenario locale, tracciando attraverso il piano regionale dei beni culturali il modello di distretto culturale evoluto, teorizzato dal prof.Sacco, possibile nelle Marche.

dec-caldarola-2-300x224Ecco gli “ingrendienti”: il patrimonio culturale, le attività culturali (5700 eventi in tutta la regione), le imprese e la loro organizzazione, le università e gli istituti di alta formazione, la pubblica amministrazione. “Occorre poi mettere in fila territorio per territorio gli ingredienti – ha spiegato – ad esempio il Distretto Culturale dell’Appennino umbro-marchigiano ha posto alla sua base un’idea semplice, quella di considerare la montagna come elemento di unione e non di divisione”.

Tra gli esempi di “contenitore culturale” a carattere provinciale la funzionaria ha menzionato Palazzo Buonaccorsi a Macerata, l’ex chiesa di San Francesco a Civitanova come spazio multimediale “multitasking”, la località Palazzo di Esanatoglia, come esempio di borgo recuperato. “Occorre presentare un parco progetti, da spendere nelle sedi opportune per accedere a finanziamenti di qualità”. Un intervento pieno di realismo è stato quello del presidente della Camera di Commercio Giuliano Bianchi, che in primis ha avvertito sul rischio, date le tante possibilità “di non riuscire a raccogliere e fare massa critica, per l’interesse che abbiamo di creare un volano occupazionale per i giovani, per dare vita ad imprese nel settore culturale”. Bianchi ha ricordato il progetto Macerata Cultura avviato con il supporto del prof. Calafati, che “aveva l’obiettivo di creare un tavolo per mettere insieme le risorse. Non si riesce più a sostenere tutto, c’è l’esigenza di concentrare le iniziative”. Ricordati i tanti settori di intervento, dal turismo, alla cultura, all’innovazione, al lavoro, l’ultima frontiera è la green economy, Bianchi ha invitato tutti a Treia dal 19 al 21 luglio, per il seminario estivo della Fondazione Symbola, “La bellezza è ecologica. Cultura e green economy contro la crisi”. Ha preso poi la parola con slancio ed entusiasmo il rettore dell’università di Camerino Flavio Corradini. “Non amo un modello centralista accentratore ma quello distribuito, si devono riscoprire le vocazioni del nostro territorio e svilupparle, senza fare l’errore di accentrare. Facciamolo oggi il distretto culturale evoluto, abbiamo molte attività, un vantaggio competitivo enorme rispetto ad altri territori. Per riuscirci dobbiamo enfatizzare le relazioni personali, collaborare alla pari, ragionare insieme sui progetti, essere flessibili, pensare in grande ed infine crederci”. Per il rettore di Macerata Luigi Lacchè, il “distretto culturale evoluto si inserisce in un percorso di cultura quotidiana, perseguendo un’integrazione di livello, lasciando indietro il particolarismo, ponendo un nuovo rapporto tra pubblico e privato, abbiamo uno stock straordinario di potenzialità culturali, da agganciare alla contemporaneità”. “Non dobbiamo lasciare separate le dimensioni della cultura – eventi da quella della cultura – struttura – avverte Lacchè – perchè la prima da sola è effimera, la seconda non sempre si porta dietro valore reale e valore percepito. C’è la necessità che ciò che facciamo abbia un ritorno, chiamato futuro, dobbiamo riportare nell’arena dell’innovazione le nuove generazioni, altrimenti non c’è distretto culturale che tenga”. Fabio Renzi della Fondazione Symbola ha prospettato le Marche come laboratorio innovativo per creare un nuovo modello di sviluppo basato sull’economia della conoscenza. A trarre le conclusioni sono stati i rappresentanti delle istituzioni, il sindaco di Macerata Romano Carancini, l’assessore provinciale alla cultura Massimiliano Sport Bianchini e Pietro Marcolini, assessore regionale al bilancio ed alla cultura. Carancini ha indicato un percorso operativo per partire davvero con il progetto del distretto, accogliendo in pieno l’invito di Corradini alla concretezza. Bianchini ha spiegato come al momento si stia in una fase progettuale, in quella che è una “sfida” posta da un assessorato regionale che in controtendenza, non ha tagliato i fondi per la cultura. Marcolini ha indicato le fasi del distretto culturale evoluto, puntando il dito contro la mancanza di un’analisi condivisa, ricordando il manifesto regionale per la cultura. “Il distretto culturale evoluto allarga il concetto di cultura, attraverso un processo di contaminazione ed ibridazione che non ha confini”, ha puntualizzato l’assessore “ci sono 45 mila lavoratori in sofferenza, è forse scandaloso pensare di tenere aperti i musei con i cassintegrati?”. Marcolini ha ipotizzato la costituzione di cinque tavoli di confronto su base provinciale, per giungere entro fine anno, ad avere dei progetti, “cantierabili” entro il 2013.


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