La CITTA’della res (poco) publica

Parole di fuoco dell’Agenzia del Territorio contro la stima dell’ufficio tecnico comunale, che stranamente non hanno trovato spazio in Consiglio Comunale
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L'avvocato Giorgio Ballesi

di Giuseppe Bommarito

Quasi in contemporanea ci sono state a Macerata nei giorni scorsi due notevoli rappresentazioni teatrali. Al Lauro Rossi è andata in scena la performance di Paolo Rossi in “Mistero Buffo”, mentre invece in Consiglio Comunale, subito prima, si era recitata la versione aggiornata di “Alice nel paese delle meraviglie”, con un cast piuttosto vasto costituito da quei consiglieri comunali che da attori consumati hanno sostenuto, facendo finta di crederci, di essere venuti a conoscenza degli inquietanti risvolti della vicenda della “cittadella dello sport” solo grazie all’inchiesta e agli articoli di Cronache Maceratesi.

Non tutti, in verità, perché altri hanno fatto spallucce sostenendo che la vicenda, anche nei suoi dettagli, era nota da tempo, senza spiegare però per quale motivo se ne sono stati sino ad oggi zitti e quieti, ben allineati e coperti.

Come in tutte le migliori rappresentazioni teatrali, c’è stato pure il colpo di scena, quello che veramente non ti aspetti e ti fa fare un salto sulla sedia: il consigliere Giorgio Ballesi ad un certo punto ha dichiarato di essere diventato il legale di fiducia del potenziale venditore delle aree di Fontescodella, lasciando quasi di stucco tutta la platea e specialmente gli altri componenti del gruppo “Lista Ballesi – Macerata è nel cuore”. E poi, siccome al peggio non c’è mai fine, non è mancato nemmeno qualcuno (qui il riferimento è a Narciso Ricotta, il capogruppo del PD), che, invece di dare le dovute spiegazioni circa l’incomprensibile atteggiamento della maggioranza consiliare di centrosinistra sulla vicenda, ha pensato bene – dimenticandosi evidentemente che i fatti parlano da soli – di mettersi in cattedra e di bacchettare questo giornale per un presunto scandalismo e quindi per un uso distorto dell’informazione, finalizzato, secondo l’illustre accusatore, a criminalizzare ingiustamente la classe politica locale (leggi l’articolo).

L’epilogo della recita è ormai noto. Dopo ben cinque ore di dibattito nell’assise consiliare è stata approvata la mozione del PDL (presentata da questo partito a seguito di un apprezzabile mutamento di rotta sulla questione), che chiedeva la sospensione pura e semplice di ogni decisione al riguardo, occorrendo verificare diversi profili di fatto e di diritto (l’effettiva intenzione dell’Università a proseguire questa infelice partnership, la situazione di cassa del Comune, lo stato giuridico delle trattative con il privato proprietario dell’area), corretta però dal PD con una integrazione che, pur mantenendo ferma la sospensione, chiede che ogni eventuale ulteriore decisione passi preliminarmente nella Commissione Ambiente e Territorio, quella che eroicamente si è battuta sino allo spasimo per contestare le risultanze della perizia dell’Agenzia del Territorio (che riduceva alla metà, portandola da quasi 1.800.000 euro a circa 900.000 euro la stima delle aree di Fontescodella effettuata dall’ufficio tecnico comunale), poi pienamente riconfermata dall’Agenzia stessa qualche giorno fa con una relazione intrisa di parole di fuoco, stranamente non riportate in Consiglio da nessuno dei consiglieri presenti.

 

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L'avvocato Narciso Ricotta

Sì, proprio quella Commissione il cui Presidente Luigi Carelli, subito dopo aver dichiarato che il Sindaco e la dirigente del Servizio Entrate avevano avallato la stima degli uffici comunali, è stato immediatamente sbugiardato da entrambi a mezzo stampa, per poi affermare con scarso senso del pudore che, siccome gli impegni presi vanno mantenuti, il Comune deve andare avanti per acquisire comunque un terreno nel quale non si costruirà mai nulla, evidentemente all’insegna di uno slogan da sempre caro alla sinistra, in qualche modo però riveduto e adattato alla situazione locale: non più “proletari di tutto il mondo, unitevi”, ma coltivatori di patate di tutto il mondo, unitevi e venite tutti a Macerata a dissodare le famigerate aree di Fontescodella.  Chissà, forse ne potrebbe venir fuori una patata destinata a fare concorrenza a quelle di Colfiorito.

Tornando alla mozione, la sua approvazione in Consiglio Comunale, con i voti del PD e del PDL e sette astensioni, anch’esse trasversali, è comunque sicuramente positiva. E’ uno stop in vista di alcuni passaggi formali che non possono essere certo darsi per acquisiti a seguito di dichiarazioni a mezzo stampa (a proposito: veramente mitiche le esternazioni a Cronache Maceratesi del grande Totò De Introna!), in primo luogo la verifica delle attuali effettive intenzioni dell’Università e del CUS, che, per quanto ormai chiare, vanno in ogni caso riscontrate con le giuste modalità. Poi qualcuno (il Sindaco, naturalmente) si dovrà prendere la responsabilità di mettere una volta per tutte e velocemente la parola fine a questa vicenda poco edificante e di risolvere la problematica civilistica delle trattative intercorse con il proprietario dell’area, il quale, nel frattempo, ora che il suo nome è uscito sulla stampa, è ricercatissimo in città quale consulente per eccellenti affari immobiliari. Infine, non sarebbe male – anzi, secondo me costituisce proprio un obbligo – se Romano Carancini acquisisse tutta la documentazione utile dai vari uffici comunali e la trasmettesse alla Procura della Repubblica per gli accertamenti del caso.

In definitiva, sono ormai convinto che la cittadella dello sport, ammesso e non concesso che in un lontano futuro la si debba costruire d’intesa con l’ateneo (cosa a questo punto abbastanza difficile), emigrerà in altri siti maceratesi, pianeggianti e già di proprietà comunale, probabilmente a Villa Potenza, con esborsi pari allo zero, o quasi, a carico del Comune.

 

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Stefania Monteverde, apprezzabile il suo lavoro ai Servizi Sociali

D’altra parte, se così non fosse, ci sarebbe una sollevazione dell’intera città, senza distinzioni di colore politico. E’ infatti moralmente e politicamente inaccettabile perseverare nonostante tutto in un disegno così assurdo, e per una cifra così imponente e così ingiustificata, a vantaggio esclusivo di un singolo cittadino (e di chi probabilmente gli sta dietro), considerato che nel frattempo la brava Stefania Monteverde, assessore ai servizi sociali, fa tutti i giorni i salti mortali – più di Nadia Comaneci alle olimpiadi del 1976 – per cercare di garantire un minimo di assistenza ai tanti bisognosi che bussano, spesso a vuoto, alle porte del Comune per avere un qualche sussidio.

La modifica voluta dal PD (il passaggio preliminare nella Commissione Ambiente e Territorio prima dell’adozione di qualsiasi decisione) è di poco conto, secondo me è solo un estremo tentativo della maggioranza di centrosinistra di non delegittimare del tutto la Commissione stessa e il suo Presidente, notevolmente scesi (per essere benevoli) nella considerazione popolare proprio a causa della scandalosa vicenda della cittadella dello sport. In realtà, a mio avviso, nonostante le modifiche alla mozione e gli artifizi e i tecnicismi voluti dal PD, la riunione della Commissione del 22 agosto 2011 rimarrà negli annali della storia politica maceratese come un esempio da manuale di pessima e irresponsabile amministrazione.

A farcelo capire in maniera ancora più chiara, qualora ce ne fosse bisogno, è  il secondo parere dell’Agenzia del Territorio, quello arrivato in Comune proprio pochi giorni fa, nel quale questo ufficio statale, che esegue istituzionalmente consulenze e perizie per operatori pubblici e privati, non si limita a demolire la perizia di parte del privato, comunque anch’essa più bassa di quella fatta nel 2009 dal Comune di Macerata, ma, con gran dovizia di argomentazioni e di riferimenti a criteri professionali generalmente seguiti in casi del genere, annienta senza pietà e senza peli sulla lingua anche la stima effettuata dall’ufficio tecnico comunale. Alcuni brevi passaggi testuali rendono bene l’idea di questo vero e proprio annientamento: la valutazione dell’ufficio tecnico del Comune è stata effettuata “senza alcuna giustificazione economica e senza seguire alcun processo logico-estimale … di fatto non si motiva tale giudizio …”. Non basta? Leggetevi queste altre sbalorditive paroline dell’Agenzia: i tecnici, sia quelli del privato che quelli del Comune, nel valutare l’area in questione “hanno indicato un valore che non trova oggettiva giustificazione economica in alcun dato di mercato”. Come a dire: qualcuno, all’esame di stato per geometri, sarebbe stato bocciato e cortesemente invitato a ripetere l’anno.

Parole e musica, quelle sopra riportate, non di un profano che spara cifre a casaccio, ma dell’ufficio provinciale dell’Agenzia del Territorio, la quale, a Macerata come in tutta Italia, predispone, gestisce e aggiorna semestralmente un dettagliato Osservatorio del Mercato Immobiliare, importante e inderogabile strumento di riferimento per tutti gli operatori del settore.

Beh, diciamo la verità: forse in Consiglio Comunale qualche consigliere, soprattutto tra quelli che governano la città da anni sul versante della politica urbanistica, invece di occuparsi a sproposito di Cronache Maceratesi e di agitare senza motivo il fantasma dell’antipolitica, avrebbe potuto pubblicamente porsi qualche interrogativo su questo aspetto, su questa vera e propria lezione di estimo, sull’infelice e inspiegabile valutazione dei tecnici comunali.

Così come avrebbe anche potuto, partendo da questa situazione ed allargando la riflessione a tante altre situazioni analoghe, interrogarsi sul Sistema che da oltre 15 anni sta mettendo in ginocchio la città, sottoposta, grazie ad una perversa sotterranea alleanza tra assessori, presidenti di commissione, tecnici comunali, studi professionali in qualche modo collegati, imprese edili di riferimento, ad una colata di cemento spaventosa, tale da far impallidire quella realizzata nei precedenti 50 anni dal tanto disprezzato potere democristiano, e costretta ad assistere impotente alla continua e arrogante reiterazione dei soliti giochetti: le scelte urbanistiche concordate a monte per pilotare gli acquisti dei campi di patate, che poi improvvisamente diventano miniere d’oro; i cambi di destinazione d’uso decisi facendo finta di fare programmazione urbanistica di carattere generale e dando qualche contentino all’opposizione; le alleanze trasversali con qualche esponente delle minoranze; gli stop immotivati dati ad imprese estranee al giro, tenute ferme per anni sino a quando non vengono a patti con chi di dovere; le ingiustificabili mungiture delle casse comunali effettuate realizzando, a carico dell’ente, strade a servizio di alcuni assurdi piani casa che al Comune costano più di quanto incassa per gli oneri di urbanizzazione e la tassa per la casa.

Insomma, tutti quegli artifizi per i quali la sinistra del mattone, molto ben rappresentata in città, e non solo, è maestra e spregiudicata interprete. Che dire? Se questa è la “politica migliore” che la maggioranza di centrosinistra vuole ancora portare avanti e con la quale intende reagire alla cosiddetta antipolitica, come è stato detto autorevolmente nell’ultimo Consiglio Comunale, credo che la città di Macerata possa e debba farne definitivamente a meno.

E mentre monta il malumore tra gli iscritti e la base elettorale del PD e degli altri partiti di centrosinistra per una spregiudicata politica urbanistica decisa a tavolino da poche persone ben piazzate in posizioni strategiche, che grida vendetta e che fa emergere sempre più frequentemente pesanti scandali (il Suap Giorgini, la cittadella dello sport, per certi versi anche il polo natatorio), veramente difficili da mandar giù per tutte le brave persone che in buona fede militano a sinistra sulla base di valori di onestà, di giustizia, di correttezza, di rigore amministrativo, voglio concludere rendendo onore al consigliere indipendente PD Daniele Staffolani, l’unico della maggioranza che, sia in sede di Commissione Ambiente e Territorio e poi in Consiglio Comunale, non ha voluto fare il finto tonto e ha centrato il vero problema della cittadella dello sport (l’evidente anomalia di una spropositata valutazione degli uffici tecnici comunali, che non sta né in cielo né in terra), pronunciando parole chiare ed ineccepibili e giungendo infine a chiedere senza tanti sproloqui non la semplice sospensione della vicenda, ma il suo immediato e totale azzeramento.



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