LA CITTADELLA DELLO SPORT
Qualcuno sta veramente esagerando!

L'INCHIESTA - La lunghissima e grottesca vicenda del terreno di Fontescodella. Gli strani casi della città di Macerata, tra affari e politica
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di Giuseppe Bommarito

Anche questa è una storia lunga e importante per Macerata, che merita di essere raccontata e fatta conoscere ai maceratesi, sempre più sbigottiti per quello che da anni sta avvenendo, al di fuori della benché minima trasparenza, nel Palazzo del governo cittadino.

Si parte da sedici anni fa, nel 1995, allorchè entrò in vigore una variante al Piano Regolatore Generale che individuava l’area di Fontescodella, un’area agricola da molto tempo non più coltivata, come zona a verde pubblico attrezzata per lo sport, dove era stata già costruita in quel periodo dal Comune di Macerata la cosiddetta palestra polivalente, impropriamente ancora oggi definita “palazzetto dello sport”, quella dove attualmente gioca la Lube e per la quale sono previsti urgentissimi lavori di ampliamento.

Da allora nessuno più si interessò a quella scomoda zona di campagna, caratterizzata da un’accentuata pendenza e frequentata, a parte le squadre che giocano e si allenano nel palazzetto e il pubblico nei giorni delle partite, solo da qualche podista e da tanti proprietari di cani che approfittano dei parcheggi e del verde circostante per lasciare liberi gli animali di scorrazzare a loro piacimento.

Qualcuno però, con l’occhio lungo e le antenne evidentemente ben sensibili, si convinse, chissà perché, che quella zona così scoscesa potesse avere un futuro nello sviluppo cittadino, tanto che nel dicembre del 2000 decise di comprare proprio lì, nell’area di Fontescodella, due aree agricole per un totale di 18.350 metri quadrati, con un fabbricato del tutto fatiscente ed una stalla vecchia e cadente, al prezzo di poco meno di 35.000 euro. A prima vista si poteva considerare un investimento non particolarmente impegnativo, ma comunque senza senso. Gli sviluppi successivi avrebbero invece portato a ritenere che quell’acquirente, solo in apparenza incauto, aveva in realtà visto giusto.

Da qualche anno, infatti, l’ateneo maceratese aveva iniziato a programmare, insieme all’Amministrazione Comunale, il proprio sviluppo in termini di ricettività residenziale per gli studenti e di impianti sportivi a disposizione anche dei cittadini. E, tanto per cominciare, i due enti nel 2002 decisero di piazzare il fantomatico polo natatorio a Fontescodella, in un’area già di proprietà del Comune, esattamente sopra le due aree acquistate dal nostro acquirente con l’occhio lungo.

Iniziava così  la lunga, decennale e infausta telenovela del polo natatorio (LEGGI L’APPROFONDIMENTO) , ma al tempo stesso, sempre tra Comune e Università, si iniziava a parlare di un’altra grande e sfolgorante idea: la “cittadella dello sport”, dove sarebbe stato possibile spostare gli uffici e la sede del CUS (che così avrebbe lasciato la collocazione attuale in via Salvatore Valerio, appetita da diversi palazzinari) e costruire campi da calcetto e da tennis, un’ampia palestra coperta ed anche un campo di calcio in sintetico utilizzabile pure dagli sportivi dell’hockey e del rugby. Nello specifico l’intesa tra i due enti, maturata in qualche anno di discussione e perfezionata poi in un vero e proprio protocollo di intesa nel 2008, questa volta prevedeva che gli impianti, utilizzabili ovviamente anche dai cittadini maceratesi, sarebbero stati costruiti dall’Università, mentre il Comune (che allora nemmeno si pose il problema di verificare se magari avesse già qualche altro terreno disponibile in proprietà) avrebbe acquistato l’area.

IMG_0012-300x225L’Amministrazione – siamo nel secondo quinquennio di Giorgio Meschini – iniziò quindi a guardarsi intorno, decise subito che l’area ipotizzata dal CUS alle Vergini era da scartare perché troppo decentrata (benché già lì si stesse costruendo a tutto spiano) e pensò invece che sarebbe stato bello mettere insieme tutta una zona a destinazione sportiva proprio a Fontescodella (nonostante i già ben noti problemi geologici legati alla presenza di una falda acquifera), dove già c’era il palazzetto, dove sarebbero sorte (ma quando mai?) le mitiche piscine olimpioniche e dove potevano starci benissimo anche i nuovi impianti sportivi del CUS. E dove di preciso? Esattamente nelle due aree acquistate a quattro soldi qualche anno prima da quel privato così lungimirante! Strano, molto strano, ma vero!

E così  nell’ottobre 2008, dopo una grande discussione in Consiglio Comunale, dove si parlò in maniera abbastanza caotica di residenzialità in città e di infrastrutture sportive per gli studenti universitari, venne infine approvato l’intero protocollo di intesa tra Comune e Università, contenente anche l’accordo tra i due enti per la cittadella dello sport, da ubicare appunto in zona Fontescodella. Si poteva quindi finalmente passare dalle parole ai fatti, cioè alla ormai decisa compravendita del terreno.

IMG_0009-300x225Per acquistare quelle due aree occorreva però procedere ad una offerta da parte dell’Amministrazione, previa una stima oggettiva e appropriata, e avvenne così che gli uffici del Comune effettuarono nel 2009 una valutazione che attribuiva a quelle zone di campagna così miracolate un valore complessivo – tenetevi forte – di € 1.765.532,00 (somma evidentemente ritenuta del tutto congrua dal Sindaco Meschini e dalla Giunta, tanto che nel bilancio preventivo del 2010 venne puntualmente iscritta la somma di € 1.800.000,00 per l’acquisto dell’area in oggetto, da finanziarsi mediante l’utilizzo delle risorse del Piano Casa).

Siccome però  al peggio non c’è mai fine, e anche in vicende così tragiche (per la collettività) spunta sempre qualche aspetto veramente grottesco, nel febbraio 2010 il potenziale venditore si vide quindi recapitare una lettera da parte del Comune con la quale lo si invitava ad esprimere entro sei mesi la propria disponibilità a cedere volontariamente le due aree in questione (da lui acquistate a 35.000 euro) al prezzo di € 1.765.532,00, con la surreale minaccia che, in caso di suo rifiuto (!!!), si sarebbe fatto ricorso a procedure di esproprio. Il malcapitato, sicuramente perché terrorizzato da una siffatta intimidazione, non potè fare a meno di chinare il capo, tanto che, nel marzo 2010 (ultimissimi mesi del secondo mandato Meschini), la Giunta Comunale prese atto della sua accettazione, riservandosi di definire entro sei mesi, con un successivo provvedimento, termini, condizioni e modalità del contratto di acquisto dell’area in questione, pena la decadenza della relativa proposta di compravendita.

IMG_0004-300x225A questo punto sembrava tutto ormai fatto, ma nel frattempo qualcosa si mise di traverso, perché a volte il diavolo fa le pentole, ma non riesce a fare i coperchi precisi. Nell’aprile del 2010 venne infatti eletta la nuova Amministrazione Comunale, con Romano Carancini come Sindaco, e qualcuno all’interno della “nuova storia” evidentemente ritenne, ovviamente senza esplicitare i dubbi e le perplessità e senza informare l’opinione pubblica, che nella vicenda dell’acquisto delle due aree in questione forse si era abbastanza esagerato ai danni della collettività.

La nuova Giunta decise quindi, a metà settembre 2010, di prorogare sino al 17 marzo 2011 il termine semestrale per la definizione e la stipula del contratto, nascondendosi per guadagnare tempo dietro il patto di stabilità e la necessità di mettere meglio a fuoco le condizioni finanziarie per effettuare l’acquisto delle aree in questione.

Si arriva così  agli ultimi sviluppi della vicenda, che sono veramente all’insegna di una grande commedia dell’arte, con i maceratesi come spettatori inerti e tenuti volutamente all’oscuro di tutto.

Nei primi giorni di febbraio 2011 la Giunta Comunale decide a sorpresa di chiedere all’Agenzia del Territorio di Macerata una nuova stima del valore di mercato delle due aree in questione, nel frattempo stabilendo di ricorrere ad un leasing per l’acquisizione delle stesse. Mentre l’Agenzia del Territorio si mette al lavoro per effettuare la nuova stima scade anche il secondo termine semestrale, che era di decadenza (così almeno è testualmente scritto nelle delibere di Giunta), con la conseguenza che sia il Comune che il potenziale venditore avrebbero potuto tirarsi fuori dall’affare, leggermente – si fa per dire – a senso unico.

Ma di una decisione in tal senso, a mio avviso dovuta e opportuna, non c’è traccia. Mentre invece, sempre aspettando la nuova perizia dell’Agenzia del Territorio e senza una riflessione complessiva sull’intera vicenda, spunta una mozione presentata da tre consiglieri comunali della maggioranza consiliare, uno dell’IDV, uno dei Comunisti Italiani e uno del PD, che viene discussa il 2 maggio di quest’anno. I firmatari della mozione spingono perché si acceleri, con tempi certi, la realizzazione della cittadella dello sport, con le conseguenti variazioni di bilancio, e la successiva discussione si incentra sulla possibilità o meno, in questa fase della vicenda, di stabilire, anche ai fini del bilancio, un crono-programma abbastanza preciso circa il bando di gara necessario per individuare la società di leasing.

Nel corso del dibattito alcuni membri dell’opposizione sottolineano la gravità di una seconda stima richiesta all’Agenzia del Territorio, che inevitabilmente suona come una sconfessione dell’Amministrazione rispetto alla valutazione fatta due anni prima dagli uffici comunali, ma altri consiglieri di maggioranza, con sprezzo del ridicolo veramente degno di nota, si affannano a ribadire che la scelta di rivolgersi all’Agenzia non evidenzia una mancanza di fiducia, ma esprimerebbe, al contrario, proprio il massimo della fiducia.

La bomba scoppia però a fine giugno, quando finalmente arriva la perizia dell’Agenzia del Territorio, che, a fronte di una stima degli uffici comunali pari a quasi 1.800.000 euro, quantifica invece il valore di mercato delle aree in questione in poco più della metà, cioè in 910.000 euro. Apriti cielo! Disorientamento e scombussolamento in Comune, mentre subito dopo, sulla base di una perizia di parte (che comunque è più bassa di quella iniziale degli uffici comunali), il legale del potenziale venditore contesta la valutazione dell’Agenzia del Territorio e quantifica il valore delle due aree da cedere in un importo di 1.400.000 euro.

Si arriva così, a fine agosto, ad una riunione della Commissione Consiliare Ambiente e Territorio per valutare questa così abnorme differenza di valutazione. In un paese normale in questa occasione sarebbe stato logico attendersi che tutti i consiglieri, senza distinzione di casacca, avessero puntato l’indice contro la stima degli uffici comunali, avessero quanto meno chiesto spiegazioni ai tecnici del Comune e comunque, dovendo scegliere di andare avanti (cosa niente affatto scontata), avessero comunque appoggiato la soluzione più favorevole per il Comune potenziale compratore. E invece no, i consiglieri di maggioranza sposano anima e corpo tutte le argomentazioni del legale del potenziale venditore e contestano la stima e i criteri seguiti dall’Agenzia del Territorio. Alla fine di una paradossale discussione la Commissione Consiliare decide di  richiedere all’Agenzia del Territorio una nuova valutazione alla luce dei rilievi del potenziale venditore, che ad oggi non risulta ancora depositata.

Che dire a fronte di una vicenda così allucinante, che puzza veramente di cacca (intendiamoci, solo perché nell’area in questione c’è una vecchia stalla fatiscente), di fumo e di zolfo?

In primo luogo che, con tutta evidenza, i vari comitati di affari che si muovono dentro le maggioranze che hanno governato Macerata negli ultimi sedici anni, e le condizionano in lungo e in largo, sono in grado di predeterminare le linee di sviluppo edilizio e urbanistico della città e di organizzarsi di conseguenza, anche con largo anticipo, con una logica palesemente e fortemente speculativa.

E’ chiaro poi che il Sindaco Carancini, pur avendo compreso non appena eletto che c’era qualcosa di esagerato, che veramente non andava, nella vicenda, non ha avuto poi il coraggio di rendere nota la verità ai cittadini maceratesi, così come non ha avuto la forza, incalzato questa volta dalla sua maggioranza che vuole chiudere a tutti i costi e prima possibile la trattativa con il potenziale venditore, di avvalersi della clausola di decadenza e di iniziare a cercare altrove una diversa area utile per la cittadella dello sport.

E, per finire, mi sembra chiaro che i cittadini maceratesi, a questo punto, devono assolutamente richiedere a gran voce il blocco di questa operazione, sostituendosi ad un’opposizione che anche su questa vicenda appare abbastanza timida e incerta.

D’altra parte, l’Università, che dovrebbe costruire gli impianti, non ha una lira e proprio con questa motivazione si sta tirando fuori dall’altrettanto incredibile vicenda del polo natatorio. Il venir meno dell’ipotesi piscine a Fontescodella fa decadere, a sua volta, l’intera storiella del quartiere sportivo tutto felicemente posizionato proprio in quell’area. E dunque per quale motivo, con l’ipotesi della cittadella dello sport ormai quasi sicuramente morta e defunta, a questo punto il Comune dovrebbe investire una somma così elevata e ingiustificata in quella zona e in tempi così brevi? E perché l’Amministrazione, ammesso e non concesso che sulla ipotesi della cittadella dello sport si debba e si possa andare avanti, invece di acquistare da un privato ad un prezzo comunque così pesante, non individua l’area altrove, ad esempio a Villa Potenza, in quella zona già in parte del Comune e in parte di società di cui il Comune di Macerata è socio esclusivo o di maggioranza (l’APM, il CEMACO. l’IRCR), che potrebbe quindi acquisire a costo quasi zero, considerato che il nuovo palazzetto per la Lube lì non si farà più e si procederà invece ad ampliare quello esistente?

A questo punto la speranza è che il Sindaco riprenda veramente quei comportamenti virtuosi avviati con lo stop al Suap Giorgini e poi purtroppo arenatisi nella palude soffocante delle liti interne e della pretesa della maggioranza di centrosinistra di far proseguire la “vecchia storia” esattamente come prima, e blocchi tutto attivando la clausola di decadenza, risparmiando i soldi per questo fantomatico “affare” (tanti soldi, da un minimo di 900.000 euro ad un massimo di 1.400.000 euro) e magari destinandoli con una variazione di bilancio all’Assessorato dei Servizi Sociali, al quale ogni giorno bussano decine di persone, italiani e stranieri, e tutti si sentono dire che il Comune può fare poco o nulla, perché non ci sono più disponibilità. La città gliene sarebbe veramente grata e lo stesso Romano Carancini potrebbe riacquistare quella credibilità politica che nell’ultimo anno ha perso per strada!

Un’ultima cosa, per chiudere veramente. Se queste che si sono succedute dal 1994 in  poi, con tanto di PD, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Pensare Macerata, IDV e compagnia bella, sono giunte di sinistra, beh, allora io ho il diritto di considerarmi Napoleone Bonaparte.

(Nelle foto di Guido Picchio: l’area in questione)



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