Il sistema dei cantieri, i “rallentamenti”,
i prossimi step e i 5 filoni

INCHIESTA DDA - I passaggi societari per ingannare i controlli. Il quadro di cosa è avvenuto e i 23 cantieri che avevano il subappalto dalla Crucinanelli Rest Edile, passati dalla Mira alla Prospera, e ritenute entrambe aziende sempre gestite dai fratelli Diana. L'intercettazione tra il costruttore e uno degli indagati su quali opere convenisse far andare avanti. Il 4 novembre gli interrogatori preventivi per 5 indagati tra cui Andrea Intermesoli e Michele Pompili

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Sede Crucianellli

La sede della Crucianelli

di Gianluca Ginella

Alcuni cantieri potevano rallentare, altri, quelli del Sal terremoto, invece dovevano per forza proseguire per poter incassare. Emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta della Dda sul presunto sistema illecito dei subappalti. In una intercettazione ne parlano l’imprenditore maceratese Enrico Crucianelli e un altro degli indagati, Antonio Esposito, uomo ritenuto contiguo al clan dei Casalesi.

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Enrico Crucianelli

Crucianelli ha circa 400 cantieri in provincia, per lo più di edilizia privata per la ricostruzione. Nel mirino della Dda è finita quella parte che era in subappalto ad imprese che vedono presunte connessioni con la criminalità organizzata.

In sostanza un sistema di subappalti dove si è passati da una azienda, la Mira Costruzioni srl, prima iscritta alla White list a Milano e poi stoppata alcuni mesi più tardi, ad una seconda impresa e poi ad una terza, ad una quarta e ad una quinta. Questo per aggirare i controlli. Se una finiva fuori dalla White list e riceveva l’interdittiva antimafia, altre subentravano.

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Il passaggio emblematico di questo sistema che sarebbe stato ordito per aggirare i controlli, è il primo. Poi gli indagati avrebbero cercato di usare più cautele sul subentro delle aziende.

In principio questi subappalti illeciti (la contestazione in questa tranche d’indagine è di trasferimento fraudolento di valori) sarebbero stati affidati alla Mira Costruzioni di Giuseppe e Raffaele Diana, entrambi arrestati lo scorso 22 ottobre su misura disposta dal Gip di Ancona e ritenuti contigui al clan dei Casalesi.

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Alla Mira (che aveva diversi subappalti dalla Crucianelli Rest Edile dell’ormai ex amministratore unico Enrico Crucianelli, tra gli otto arrestati dell’inchiesta), il 29 novembre del 2024 vengono comunicati dalla Prefettura di Milano i motivi ostativi al rinnovo dell’iscrizione alla White list e viene inoltre manifestata l’intenzione di adottare un’interdittiva antimafia. Interdittiva che arriva il 27 febbraio 2025.

A Mira, secondo gli inquirenti, subentra nei cantieri una nuova società, la Prospera costruzioni srl costituita il 6 dicembre 2024, di fatto sempre gestita, per gli inquirenti, dai fratelli Diana. Prospera comincia a lavorare negli stessi cantieri e assume gli operai licenziati da Mira.

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Questa nuova società subentra in 23 cantieri della Mira che aveva il subappalto dalla Rest Edile. Il personale della Mira viene licenziato e riassunto da Prospera. Dei 23 cantieri dove la Prospera, per gli inquirenti, si sovrappone alla Mira, quelli con l’importo più alto dei lavori sono a Camporotondo (3 milioni e 295mila euro), a Camerino, in via Orazio Orazi, da 2,6 milioni circa, poi a Macerata, in viale Don Bosco, 2,3 milioni. In totale gli importi sono di circa 24 milioni per 23 cantieri in 12 comuni, così divisi: tre cantieri sia a Camerino che a Caldarola, due cantieri a Tolentino, Penna San Giovanni, Camporotondo, Ussita, un cantiere a Serravalle, Castelsantangelo, Pieve Torina, Pioraco, Macerata, Sarnano.

cantieri crucianelli rest edile (1)

Nell’ordinanza viene spiegato che Prospera comincia a fatturare a Crucianelli Rest/Edile il 20 febbraio 2025, pochi giorni prima dell’interdittiva nei confronti di Mira, emessa il 27 febbraio. Il 17 marzo 2026 Prospera riceve il preavviso di cancellazione dall’Anagrafe antimafia. Il 9 aprile 2026 viene adottata l’interdittiva. Secondo la Dda Prospera non sarebbe stata una nuova impresa indipendente, ma la prosecuzione dell’attività di Mira con una diversa veste societaria.

A quel punto entra in campo la Omega Costruzioni srl. Pure questa sarebbe stata gestita di fatto dai fratelli Diana e l’amministratore unico sarebbe stato una testa di legno. Sul passaggio da Prospera a Omega, gli inquirenti sottolineano che è avvenuto in modo più graduale rispetto a quello tra Mira e Prospera. Dal 20 ottobre 2025 Omega comincia a fatturare a Crucianelli Rest/Edile, subito dopo un accesso ispettivo che c’era stato in un cantiere di Prospera a Fabriano, il 18 settembre. L’accesso era stato disposto dal prefetto di Ancona per verificare la regolarità dei lavori e prevenire infiltrazioni mafiose. Nel cantiere operava Prospera in subappalto di Crucianelli Rest/Edile. L’Ispettorato del lavoro aveva contestato un’illecita intermediazione di manodopera relativa al personale di un’altra azienda.

Gli investigatori ritengono che questo episodio abbia contribuito a spostare i subappalti verso Omega e verso altre società già predisposte. In questo caso la strategia includeva altre due società, che sarebbero state gestite, a detta degli inquirenti, sempre dai fratelli Diana. Tre società per i subappalti invece di una sola per «diversificare il rischio». Con Omega ci sono Gisa Costruzioni srl e Adriatica Costruzioni srl. «La strategia include più accorgimenti: il primo, con l’evidente fine di evitare ogni possibile legame con la Campania, ai due nuovi soggetti giuridici viene data la sede nelle Marche» dicono gli inquirenti. Entrambe (Gisa e Adriatica) a Tolentino. Anche i cantieri risultano equamente distribuiti tra le tre diverse società. A Omega 10 cantieri, Gisa 13 e Adriatica 11. Sempre secondo quanto ricostruito dalla Dda.

Sulla partita dei cantieri c’è poi una intercettazione in cui parlano Crucinaelli e Antonio Esposito, il 26 gennaio scorso. Si parla della possibilità di rallentare i cantieri. Crucianelli: «Bisogna rallentare dove non ci porta… liquidità immediata e dove non ci crea problemi con la committenza…». Esposito si raccomanda però di non rallentare quelli del Sal Terremoto e dice: «facciamo un programma cantieri dove tocca correre per portare i Sal terremoto a casa e magari dove c’è da rallentare si può rallentare tranquillamente…».

Nell’inchiesta Ricostruzione sono 51 gli indagati a vario titolo e cinque i filoni di indagine. Otto le persone che sono stati arrestate su misura cautelare in carcere (le difese preparano in questi giorni i ricorsi al Riesame) e per altre 5 sono state chieste misure cautelari e il 4 novembre si sottoporranno agli interrogatori preventivi, al termine dei quali il gip potrà decidere o meno se disporre le misure. Tra questi ci sono l’imprenditore maceratese Andrea Intermesoli e il fanese Michele Pompili. Entrambi sono indagati nell’ambito della fetta di indagine che riguarda la questione delle ex Monachette di Macerata, in cui compare tra gli indagati anche l’ex capo di gabinetto del governatore Acquaroli, Fabio Pistarelli (arrestato il 22 ottobre e attualmente in carcere).

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Cantiere delle ex Monachette

Michele Pompili deve rispondere di turbativa d’asta e corruzione. Secondo l’accusa nel ruolo di dirigente dell’Area tecnica di Erdis Marche e responsabile unico del procedimento per la ricerca di un immobile da destinare a studentato, avrebbe concorso con Fabio Pistarelli, Antonio Cervigni, Antonio Ezechielli e Andrea Intermesoli a condizionare la procedura di acquisto dell’ex monastero delle Monachette. Inoltre avrebbe accettato la promessa formulata da Antonio Cervgini di promuovere la sua nomina a cariche dirigenziali di maggior rilievo, quale prossimo direttore generale dell’Erdis Marche, con l’appoggio di Fabio Pistarelli.

andrea intermesoli

Andrea Intermesoli

Per quanto riguarda Andrea Intermesoli si parla di turbativa d’asta. L’imprenditore, socio della Avinstas srl (precedentemente proprietaria dell’ex convento delle Monachette), avrebbe proposto a Crucianelli di attivarsi per assicurargli il buon esito della gara pubblica per l’aggiudicazione dei “lavori di restauro e risanamento conservativo”: gara indetta dall’Erdis Marche per il recupero della struttura e per l’adattamento a studentato. Per l’affidamento sarebbero emersi degli accordi tra Intermesoli e Cervigni riguardo sia la gara d’appalto in corso, sia quella precedente (da novembre 2021 fino all’autorizzazione dell’acquisto a gennaio 2024). Gli accordi avrebbero riguardato la compravendita dell’immobile tra Erdis Marche e la società Avinstas della famiglia Intermesoli.

Oltre che per Intermesoli e Pompili, il 4 novembre sono stati fissati gli interrogatori preventivi per Pasqualino Allocco, e i fratelli Giovanni e Francesco Pighi.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli che assiste Fabio Pistarelli e Antonio Cervigni

Sono cinque i filoni dell’inchiesta. Il primo filone riguarda essenzialmente reati tributari e fallimentari nei quali il principale autore è ritenuto Vincenzo Chiappalone. Il secondo filone riguarda la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori degli eventi sismici del 2016. Il terzo filone è relativo al trasferimento fraudolento di valori. Il quarto filone riguarda presunti reati corruttivi e turbativa d’asta e in questo caso è centrale la figura di Fabio Pistarelli insieme agli imprenditori Antonio Cervigni di Pollenza e Antonio Ezechielli, maceratese. Qui rientrano le procedure di acquisto, restauro e risanamento conservativo dell’ex monastero “Le Monachette” di Macerata. Il quinto filone riguarda reati corruttivi e turbativa di gare relative alla gestione delle risorse pubbliche del Miur per l’Università di Camerino.

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GLI ARRESTATI – In manette sono finiti il costruttore Enrico Crucianelli, 50 anni, di Macerata, l’avvocato Fabio Pistarelli, 62, di San Ginesio e residente a Macerata, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, Antonio Cervigni, 54, imprenditore, residente a Pollenza, Giuseppe (40 anni) e Raffaele (43 anni) Diana originari della provincia di Caserta, Antonio Esposito (53 anni) originario della provincia di Caserta, Vincenzo Chiappalone, 52 anni, originario della provincia di Reggio Calabria e residente a Sassoferrato, Antonio Ezechielli, 62, imprenditore di Macerata.

CHI SONO GLI INDAGATI – Tra gli indagati, originari della provincia e residenti nel Maceratese, ci sono il commercialista Roberto Pistarelli, 58, di Macerata, fratello di Fabio Pistarelli (che deve rispondere di corruzione). Francesco Ascenzi, 58 anni, di Macerata, architetto dell’Ufficio tecnico dell’Università di Macerata; Andrea Intermesoli, 58 anni, imprenditore di Macerata; Gian Luca Marucci, di Camerino e residente a Civitanova, di 63 anni, responsabile dell’Area tecnica, edilizia e sostenibilità dell’Università di Camerino; Antonio Ezechielli, 62 anni, imprenditore di Macerata; Bruno Mogliani, 49 anni, geometra, di Camerino, sempre dell’Area tecnica di Unicam; Fiorenzo Principi, 70, avvocato, di Macerata; Francesco Tomassetti, 61, di Cingoli, geometra; Adrian Tanasie, 38, originario della Romania e residente a Tolentino, rappresentante legale della Adriatica Costruzioni.

Nelle Marche, sono indagati anche Erika Bartolucci, 51 anni, di Urbino; Cataldo Brunetti, di 33 anni, originario della provincia di Cosenza e residente a Sassoferrato; Gian Piero Brunetti, di 50 anni, sempre della provincia di Cosenza e residente a Sassoferrato; Stefania Chiappalone, 25 anni, di Fabriano; Mirella Gerace, 45 anni, residente a Sassoferrato; Marco Cimorosi, 52 anni, di Porto San Giorgio; Alberto Franca, 63 anni, di Fermo; Michele Pompili, 49 anni, residente a Fano e Marco Valle, residente a Fermo.

Tra gli indagati ci sono anche Michele Albanese (59 anni), Domenico Avignone (51 anni), Maria Galatà (58 anni), Yuri Licopoli (36 anni), Vincenzo Sicari (37 anni) e Michele Salvatore Tripodi (56 anni), tutti originari della provincia di Reggio Calabria. Originari e residenti nel Casertano ci sono, tra gli indagati, Pasqualino Allocco (50 anni) Domenico Amato (42 anni), Ignazio Aversano (54 anni), Loreta Esposito (22 anni), Antonio Falanga (22 anni), Domenico Mastroianni (45 anni), Giovanni Pacilio (27 anni) e Crescenzo (60 anni) e Giuseppe Zara (23 anni). Indagati anche Gianluca Ascari (59 anni), Francesco (53 anni) e Giovanni Pighi (44 anni) originari del Modenese; Vincenzo Mammarella (51 anni) della provincia di Chieti; Renato Minato (68 anni) della provincia di Treviso, Vito Poderico (38 anni) residente a Roma, Francesco Quadraccia (59 anni) di Terni, Alessia Rossi (54 anni) di Marino, in provincia di Roma, Gianluca Rossi (58 anni) di Piacenza, Luigi Russo (61 anni) della provincia di Foggia e Tiziano Tozzi (45 anni) di Roma.

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