Come Casalesi e ‘Ndrangheta
sono entrati nella ricostruzione
e i «rapporti di parità» con Crucianelli

LE CARTE DELL'INCHIESTA - Il ruolo di Vincenzo Chiappalone e "l'aggancio" del costruttore maceratese, i legami di Giuseppe Diana con il boss Michele Zagaria. Le mosse della criminalità organizzata che si sono spostate dalla Toscana alle Marche. Regalati costosi orologi

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L’indagine “Ricostruzione” della Guardia di finanza, coordinata dalla Dda

di Alessandro Luzi

Come associazioni della criminalità organizzata hanno allungato le mani sulla ricostruzione post sisma tramite la figura dell'”imprenditore cerniera” Enrico Crucianelli. È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta condotta dalla Dda di Ancona e svolta dalla Guardia di finanza dorica. Centrali sarebbero stati Vincenzo Chiappalone, nelle Marche dal 2004 (a Sassoferrato), legato alla ‘Ndrangheta, i fratelli Diana (Giuseppe e Raffaele) e Antonio Esposito, questi ultimi tre ritenuti legati ai Casalesi, entrati in contatto con il costruttore arrestato giovedì nell’ambito dell’operazione Ricostruzione.

Rapporti che, secondo la Dda erano a un «piano di assoluta parità». Nell’inchiesta si parla anche di cene organizzate da Crucianelli con i Casalesi e di regali di costosi orologi. Per la criminalità organizzata, Crucianelli era l’uomo «serio e largamente conosciuto, per accreditarsi nella realtà marchigiana ed evitare di destare sospetti».

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La Crucianelli Rest Edile, si legge nelle carte dell’inchiesta, ha funzionato come mera finanziaria, incassando i fondi del Sal 0 (cioè dell’anticipo di fondi pubblici erogati sulla base del semplice insediamento del cantiere, anche senza lavori) e subappaltando alle ditte della criminalità organizzata una larga porzione dei cantieri della ricostruzione privata, gestiti con la mera fornitura di manodopera.

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VINCENZO CHIAPPALONE – Dagli ambienti della criminalità organizzata arriva Chiappalone, 52 anni, nato a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria. Si tratta, ricostruisce la Dda, di un uomo che sarebbe strettamente legato alla potente famiglia ‘Ndranghetista degli Avignone, che operano nella piana di Gioia Tauro. Secondo gli inquirenti, Chiappalone (accusato di reati tributari relativi a dichiarazioni fiscali e fatture per operazioni inesistenti, bancarotta fraudolenta e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche), costruttore di origine calabrese, si è stabilito a Sassoferrato dal 2004. Con lui Crucianelli aveva instaurato un proficuo e duraturo rapporto di collaborazione nato durante la ricostruzione post sisma del 2016. Gli inquirenti parlano di un «rapporto di collaborazione fiduciaria» tra i due. Da un lato Crucianelli, attraverso la ricostruzione, puntava a rilanciare l’azienda immersa nella crisi del mercato immobiliare dell’inizio del secondo decennio degli anni 2000, dall’altro Chiappalone ha colto l’occasione per effettuare un vistoso salto di qualità, incassare grandi quantità di finanziamenti, e aumentare il suo prestigio nei confronti del sodalizio criminale di riferimento: la ‘Ndrangheta. Chiappalone è uno degli 8 indagati raggiunto dalla misura di custodia in carcere.

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I DIANA E ANTONIO ESPOSITO – Nell’indagine si parla poi di Giuseppe Diana, 40 anni, di Santa Maria Capua Vetere detto “Peppe ‘o biond” o “Cap’e limon”, e il fratello Raffaele, 43 anni di Caserta. Entrambi sono accusati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori.

Con loro c’era anche Antonio Esposito, 53 anni, di San Cipriano D’Aversa. Per lui le accuse sono di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e trasferimento fraudolento di valori.

Tutti e tre sono ritenuti contigui al clan camorrista dei Casalesi, in particolare della fazione che fa riferimento al boss Michele Zagaria.

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Enrico Crucianelli

Qual era il legame con Zagaria? A spiegarlo sono alcuni accertamenti della Dda di Napoli. Giuseppe Diana, negli anni dal 2009 al 2011, si occupava di curare la latitanza e gli spostamenti del boss, di trasmettere messaggi dal latitante verso gli associati e viceversa, di mantenere stabilmente i contatti per la gestione del clan con altri affiliati. Inoltre sarebbe anche stato incaricato di curare le entrate finanziarie del clan mediante la raccolta dei proventi derivanti dall’imposizione delle slot machines negli esercizi commerciali di Casapesenna, San Marcellino e Trentola Ducenta e a reinvestire in attività imprenditoriali edilizie parte ingente delle provviste del clan.

Sempre stando alle indagini, lo stretto legame con Michele Zagaria si sarebbe rivelato fondamentale per l’avvio imprenditoriale di Giuseppe Diana nel campo dell’edilizia. Poi nel 2016 gli affari in Toscana insieme a Raffaele Diana e Antonio Esposito, fino a giungere ai lavori di ricostruzione post-sisma delle Marche tramite i contratti di subappalto stipulati principalmente con la Crucianelli Rest/Edile. Rapporti che il costruttore intratteneva su di un «piano di assoluta parità» con i Casalesi e accettando orologi in regalo, sostiene la Dda nella richiesta di misura cautelare. 

Per Crucianelli, assistito dagli avvocati Massimiliano Cofanelli e Marcello De Sanctis, comunque il gip Sonia Piermarini ha escluso l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Su questo aspetto la Dda avrebbe presentato ricorso al Riesame. A Crucianelli vengono contestati: bancarotta, truffa aggravata ai danni dello Stato, utilizzo di fatture false, corruzione, turbativa d’asta e contratti di subappalto irregolari.

Per gli inquirenti è sempre Crucianelli ad assicurare l’equilibrio e la ripartizione delle risorse pubbliche «fra le citate componenti della criminalità organizzata», evitando intoppi e possibili rimostranze, e assicurando la fluidità nella fruizione dei finanziamenti pubblici.

I fratelli Diana e Antonio Esposito sono pure loro tra gli otto arrestati.

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