“Il Trovatore essenziale” di Negrin
chiude il primo weekend del Mof
MACERATA - In attesa della prima di stasera con "Nabucco", il regista messicano proporrà domenica un allestimento minimalista che concentra l’attenzione dello spettatore sulla valenza atemporale dei dilemmi psicologici dei protagonisti

Alcune immagini di scena
Mentre sale l’attesa per la “prima” della stagione 2026, in programma stasera allo Sferisterio con in scena il “Nabucco e dopo “Il barbiere di Siviglia” di domani, sarà il “Trovatore” geometrico ed essenziale di Francisco Negrin a chiudere domenica il weekend di apertura del 62esimo Macerata Opera Festival.
Il regista messicano, già allo Sferisterio nel 2013 e 2016, avrà Dmitri Jurowski sul podio ed un cast di grande solidità e comprovata esperienza, a partire dal celebre tenore italiano Piero Pretti nei panni del protagonista Manrico in alternanza il 31 luglio al giovane cinese Haiyang Guo, già assai apprezzato dal pubblico scaligero, teatro in cui è cresciuto professionalmente a partire dall’Accademia.

Inoltre si avrà il consolidato baritono Vito Priante come Conte di Luna, il sempre più celebrato soprano marchigiano Marta Torbidoni (leggi la sua intervista a CM) come Leonora, la giovane Sofija Petrovich come Azucena, artista in costante crescita dopo i significativi debutti ad Opera de Paris; quindi il Ferrando del giovane basso coreano Dongho Kim, già molto apprezzato nei ruoli verdiani, la giovanissima Alessia Camarin come Ines, una delle voci più interessanti della nuova leva; Simone Fenotti, altra nuova promessa di grande spessore, come Ruiz e infine Mauro Sagripanti come Messo. Il cupo Trovatore di Negrin, animato soprattutto dai sapienti giochi di luce di Bruno Poet, ripresi per l’occasione da Marc Heimendinger, prosegue il progetto della Trilogia Popolare di Verdi lanciato dal Direttore Artistico Marco Vinco lo scorso anno con Rigoletto e che quindi si chiuderà nel ’27 con Traviata.

Il regista messicano propone dunque un allestimento minimalista che nega qualsiasi citazione folkorica per concentrare l’attenzione dello spettatore sulla valenza atemporale dei dilemmi psicologici dei protagonisti, divisi tra il peso del passato e il bisogno di un presente libero da zavorre: «Il trovatore è il peso del passato: un passato che ci perseguita, un passato che distrugge ogni possibilità di un presente, di un futuro o dell’amore. Solo Leonora, come Leonore di Beethoven in Fidelio, capisce che l’amore e il presente sono l’unica strada da seguire. Leonora aiuta Manrico a percorrere questa strada con lei; ma Azucena, perseguitata dal ricordo della madre e del figlio bruciati vivi, è il canale attraverso il quale il passato getta la sua rete infuocata e arriva a consumarli. Gli errori che commettiamo quando rifiutiamo di vivere liberamente il nostro presente si ripetono, come i ritornelli delle ballate dei trovatori». E anche il direttore Jurowski ribadisce gli aspetti atemporali e assoluti della musica verdiana: «La musica del Trovatore ha una forza emozionale, una intensità melodiosa e una atmosfera scura che rispecchiano la tragedia e il conflitto persistente della drammaturgia».




































Me sa tanto che anche sta orda ajjo vuttato via un bellu pò de sordi