Il viaggio nei sogni del Balletto di Roma
incanta il Rossini con “Carnaval Vivaldi”
CIVITANOVA DANZA - Lo spettacolo ha conquistato il pubblico trasportandolo in una dimensione introspettiva e metafisica. Copiosi applausi al termine della rappresentazione in anteprima nazionale

di Marco Ribechi
Civitanova Danza regala una perla al pubblico del Rossini, applausi per l’anteprima nazionale di “Carnaval Vivaldi”. La 33esima edizione del Festival in nome di Enrico Cecchetti prosegue con eventi di primissimo livello come del resto ha da sempre abituato il suo pubblico di appassionati.
Ieri il Balletto di Roma, guidato dalla coreografa Chiara Ameglio, ha trasportato il pubblico in sala in un viaggio onirico, a metà tra sonno e veglia, attraversando tutta la vasta gamma di emozioni umane in una sorta di Carnevale universale introspettivo. Otto figure mascherate vestite totalmente di bianco, ovvero i danzatori della compagnia, quattro uomini e quattro donne, hanno consumato un vero e proprio rituale mistico di purificazione, esprimendo attraverso i loro corpi atletici e statuari i sentimenti più intimi e profondi che pervadono le nostre esistenze.

Sul ritmo della musica di Vivaldi, sapientemente fusa con le composizioni originali di Luca Salvadori, prende forma un viaggio che attraversa festa, rito e tragedia, in una cornice onirica che connette passato e presente. Il passato rimanda ai fastosi Carnevali veneziani anche grazie ai costumi di scena firmati da Alessandra Faienza, pizzi, corsetti e busti che però vogliono in realtà ricreare un tempo universale, metafisico, capace di parlare ad ogni epoca e ad ogni luogo. La scena, occupata solamente da quattro cornici di drappi bianchi, l’ultimo dei quali chiuso, sviluppa la narrazione utilizzando esclusivamente il sapiente gioco di luci guidato da Emanuele De Maria. Un lavoro che stupisce fin dai primi secondi di spettacolo attraverso un gioco di luci e ombre che proietta in controluce, sull’ultima tenda che fa da schermo, figure mostruose, demoniache, a metà maschere della commedia dell’arte e metà Mefistofele. Diavoli inquietanti che con ampi movimenti della bocca producono suoni aspirati come sbadigli mostruosi per poi svilupparsi in un movimento circolare dei danzatori sul palco.

E’ il sopraggiungere del sonno, della dimensione sospesa che per circa un’ora ha rapito l’intero teatro in un profondo silenzio di coinvolgimento. Nei vari quadri, in cui i corpi a tratti sembrano posseduti da spasmi e crisi nervose, si consumano tutti gli eccessi e le assurdità della follia di un Carnevale tra cortei festosi, profezie e apparizioni alla ricerca del Re del Carnevale, la vittima da sacrificare per purificare la comunità. Ma ad un tratto il rituale subisce un arresto. Il sacrificio di un solo individuo non è più sufficiente e la colpa si diffonde, si moltiplica, abbattendo tutti i personaggi presenti sul palco. La morte di un solo membro per purificare tutti gli altri non basta, tutti devono crollare, morire per avere in seguito la catarsi che dà senso alla follia del Carnevale. Solo al termine, liberati dalle loro maschere, in una rottura della quarta parete con cui i danzatori si prendono gioco del pubblico colpevole di credere che la sua purificazione possa arrivare dal sacrificio altrui, i corpi si liberano del peso delle loro colpe danzando finalmente in maniera armonica e corale. Nell’ultimo istante di spettacolo un rintocco risveglia tutti, prima del calare del buio in sala.

“Carnaval Vivaldi” è uno spettacolo che raggiunge il suo intento di far riflettere il pubblico lasciando interrogativi irrisolti e di libera interpretazione. La grottesca condizione umana si svela come un dito puntato verso la contemporaneità dove il carnevale infinito è guidato dalla follia delle sue stesse maschere che nascondono le loro fragilità dietro il sacrificio di ipotetici colpevoli con cui lavare le proprie coscienze. Ma l’alba finale, proiettata con un disco solare che si staglia sul palco, lascia una flebile speranza nella deposizione delle maschere e nell’accettazione di un’uguaglianza e condivisione della stessa inevitabile sorte.
La danza, in cui sono i corpi a parlare senza l’inganno delle parole e dei copioni, riesce nel suo tentativo di toccare gli animi e le coscienze mostrando anche il il valore e la necessità di un Festival come Civitanova Danza che da oltre tre decenni sviluppa un codice necessario per noi tutti.
Il festival proseguirà il 23 e 24 luglio con l’attesissimo “Botanica Season 2” dei Momix che andrà in scena sempre al Teatro Rossini.
…incanto…contemporaneo…e pure quello ‘ce dole…ehm…ce vole’, eh!!! m.g. gv