«A Civitanova case a 5mila euro a mq.
Alloggi al Donoma, e i parcheggi?
A Macerata nodo rigenerazione del centro»

ABITARE - Il Sunia critica il piano casa del governo sull'edilizia pubblica: «Con 900 milioni non si fanno 100mila alloggi ma 5mila o 10mila. E' esplosa la morosità, siamo al 20%». La situazione abitativa nel capoluogo e nella città costiera

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Un’immagine di Civitanova (foto De Marco)

di Monia Orazi

Mille, millecinquecento domande di casa popolare ogni due anni in provincia, circa 2mila alloggi Erp sfitti nelle Marche, morosità cresciuta fino al 20%, affitti sempre più difficili da sostenere e un mercato immobiliare che a Civitanova ha raggiunto cifre da grande città. È da questo scenario locale che parte la bocciatura del Sunia di Macerata al Piano casa del governo.

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Gianni Ciccarelli

Per il segretario provinciale Gianni Ciccarelli, il decreto non risponde alla vera emergenza abitativa del territorio e rischia di spostare il baricentro dall’intervento pubblico ai fondi privati. «Con 900 milioni non si fanno 100mila alloggi. Chi conosce l’edilizia pubblica sa che, con quella cifra, se va bene se ne fanno 5mila o 10mila», sostiene. Il nodo, secondo il Sunia, non è solo economico ma anche politico: «Chi finanzia poi diventa anche gestore. È la sostituzione dell’Erap. Ma l’edilizia pubblica deve essere finanziata dal pubblico: Stato, Regioni e Comuni».

Nel Maceratese, la questione è già aperta. «In provincia arrivano più di mille, millecinquecento domande ogni due anni», ricorda Ciccarelli. A Macerata, negli ultimi due anni, «sono stati assegnati 40 appartamenti, che non è poco». Diverso il caso di Civitanova, dove, secondo il Sunia, il ritardo nel bando di assegnazione degli alloggi Erp ha pesato: «Su circa 250 domande ne sono stati assegnati una ventina».

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Il Donoma dopo la chiusura

Il primo problema è il patrimonio pubblico inutilizzato. «Nelle Marche ci sono circa duemila alloggi sfitti. Se per recuperarne uno servono 5 o 10mila euro, basterebbe un investimento mirato per rimetterne molti a disposizione». A questo si aggiunge il tema delle vendite. «In provincia di Macerata hanno messo in vendita 600 appartamenti, ma ne vendono 50 o 60», afferma Ciccarelli. Per il Sunia il rischio è impoverire ancora di più il patrimonio pubblico: «Se vendi tutte le case e non le ricostruisci, come rispondi alla richiesta di alloggi popolari? È un cortocircuito».

Altro fronte critico è la morosità negli alloggi pubblici. «Siamo passati da una morosità del 4-5% a circa il 20%. È esplosa» dice Ciccarelli.

Ma il problema, precisa, non riguarda solo chi non paga il canone. «La morosità si genera soprattutto per le spese condominiali. Ci sono affitti da 150 euro per una casa popolare, ma poi sul bollettino l’inquilino si trova anche 100 euro per la gestione dell’impianto». Secondo il Sunia, molte famiglie finiscono in difficoltà senza riuscire poi ad accedere agli strumenti di sostegno, come il fondo per la morosità incolpevole. «L’utenza non è formata, ignora i meccanismi, non sa come funzionano canoni, spese e tutele».

A preoccupare sono anche gli sfratti. «La norma subito efficace rischia di essere quella sugli sfratti immediati», avverte Ciccarelli. «Recuperare o costruire alloggi richiederà anni, mentre l’accelerazione degli sfratti può produrre effetti immediati sulle famiglie più fragili».

Civitanova rappresenta, per il Sunia, il caso più evidente di tensione tra mercato immobiliare e diritto all’abitare. «Da zona stadio a Cristo Re, lungo viale Vittorio Veneto, negli ultimi due o tre anni sono stati demoliti e ricostruiti 11 fabbricati», dice Ciccarelli. «Molti appartamenti nuovi restano chiusi, non abitati. Questo dimostra la speculazione». I prezzi sono ormai fuori scala: «A Civitanova siamo arrivati a 5mila euro al metro quadro. Gli attici sono stati venduti anche a 7mila euro al metro quadro».

Il problema non riguarda solo i prezzi, ma anche la vivibilità urbana. Ciccarelli cita il futuro dell’area Donoma: «Se lì si faranno 80 appartamenti, ragionevolmente possiamo dire che ci saranno almeno 100 automobili. Dove le metti, se i parcheggi non ci sono?». Per il Sunia, la bolla immobiliare rischia di lasciare in eredità congestione, prezzi alti e perdita di vivibilità: «Ci sarà un momento in cui questa bolla speculativa finirà, ma dopo la città troverà le macerie».

Sempre a Civitanova pesa il fenomeno degli affitti brevi e stagionali. «Si affitta per otto mesi e poi per tre mesi d’estate a mille euro alla settimana. Il 3 più 2 concordato è merce rara». Una dinamica che riduce l’offerta stabile e rende più difficile trovare casa per lavoratori, giovani coppie e famiglie.

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Macerata

A Macerata, invece, il tema è quello della rigenerazione mancata del centro storico.

«Nonostante quello che dicono sulla filiera, Macerata ha perso un’occasione storica: la rigenerazione del centro. C’erano i fondi, c’era il Pnrr. In un convegno nazionale sulla rigenerazione urbana i Comuni presentavano i loro progetti, Macerata non ha presentato nulla» attacca Ciccarelli. Per il segretario del Sunia la rinascita non si misura solo con eventi o interventi formali: «Io festeggerò la rinascita del centro storico quando aprirà una macelleria». Poi il ricordo: «Un tempo solo in via Crescimbeni c’erano tre fruttivendoli, una macelleria, un alimentari e anche chi veniva una volta alla settimana a vendere il pesce».

Il problema abitativo si intreccia anche con terremoto e aree interne. Ciccarelli collega la desertificazione demografica alla crisi economica iniziata prima del sisma: «L’inizio della desertificazione è arrivato con la crisi Merloni, nel 2008». Poi il terremoto ha aggravato il quadro. «Alcuni sindaci, quando c’è stato il sisma, non hanno capito che se ai giovani non dai modo di restare attraverso la residenza, se ne vanno». Da qui il confronto tra Tolentino e San Severino: «A San Severino è stata realizzata un’area Sae importante e lì sono rimaste molte famiglie. Il decremento demografico è stato molto più contenuto rispetto a Tolentino».

La conclusione del Sunia è netta: senza una politica pubblica stabile e finanziata, il Piano casa rischia di restare un’occasione mancata.

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