«Agopuntura urbana per continuare
a far crescere Macerata»

ELEZIONI - Silvano Iommi, assessore uscente all’urbanistica: «Gli esempi di questa strategia? Largo Li Madou, ex San Rocco e belvedere Beligatti. Sono una costellazione di micro-interventi puntuali capaci di attivare spazi marginali e costruire percorsi storici»

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Silvano Iommi all’inaugurazione del belvedere Beligatti

«Per Macerata è importante la strategia di “agopuntura urbana”, cioè una sequenza di interventi, concepiti e progettati nella fase più drammatica della crisi pandemica, realizzati entro i vincoli temporali e finanziari imposti dal Pnrr e dalla forte accelerazione della ricostruzione post-sisma. Gli esempi? Largo Li Madou, belvedere Beligatti, ex San Rocco, ponte dell’Oratorio e vicolo dell’Abbondanza». Così Silvano Iommi, assessore uscente all’urbanistica, era candidato con Forza Italia, chiede di proseguire sui passi dell'”agopuntura urbana”, una strategia che a sua detta avrebbe percorso nel suo mandato di assessore, e chiama a rapporto anche il centrosinistra: «Per uscire dalle secche dell’attuale polemica del momento tra presunti “catto-comunisti e clerico-fascisti”, categorie inesistenti, e ritornare alla concretezza dell’azione amministrativa svolta negli ultimi cinque anni e mezzo dalla prima amministrazione di centrodestra dal dopoguerra, mi permetto sommessamente di chiamare l’opposizione di sinistra a confrontarsi concretamente su questo terreno e proporre le loro ricette».

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Silvano Iommi

Per Iommi l’“agopuntura urbana” è «una sequenza di interventi mirati e diffusi, concepiti e progettati nella fase più drammatica della crisi pandemica, realizzati entro i vincoli temporali e finanziari imposti dal Pnrr e dalla forte accelerazione della ricostruzione post-sisma. Certamente non si è trattato di una trasformazione urbana e territoriale fondata su grandi opere ma una costellazione di micro-interventi puntuali capaci di fluidificare il traffico veicolare, avviare concretamente processi di mobilità lenta e alternativa, riattivare spazi marginali, ricucire percorsi storici, restituire luoghi identitari obliterati, aumentare l’inclusività sociale e generare nuove occasioni di socialità nel centro storico e nei quartieri».

E poi ancora: «La creazione di largo Li Madou, belvedere Beligatti, ex San Rocco, ponte dell’Oratorio, vicolo dell’Abbondanza rappresentano solo gli esempi più significativi di questa strategia: spazi prima marginali e separati dal sistema urbano del centro storico sono stati trasformati in nuove piazze e luoghi pubblici capaci di ospitare incontri, eventi, attività culturali e (anche per la valorizzazione scultorea della figura di Padre Matteo Ricci), rafforzando il rapporto tra città storica e dimensione internazionale. Analoga logica è alla base dell’acquisizione della palazzina ex Cardarelli in via Santa Maria della Porta, finalizzata all’avvio della progettazione di alloggi sociali e quindi al rafforzamento della residenzialità nel centro storico, tema cruciale per contrastare i processi di spopolamento».

Accanto agli interventi sul tessuto edilizio «la strategia di agopuntura urbana perseguita ha progressivamente esteso il proprio raggio d’azione alla fascia periurbana delle mura cittadine, interpretata non come semplice margine urbano ma come luogo di connessione tra patrimonio storico, paesaggio e sistemi ambientali. In questa prospettiva si colloca il lavoro di riscoperta, recupero e valorizzazione degli antichi fontanili naturali ancora attivi, testimonianze storiche di un rapporto secolare tra la città e le proprie risorse idriche.
L’elemento che accomuna questi interventi è la volontà di produrre effetti urbani e sociali superiori alla dimensione fisica delle opere. Piazze, vicoli, belvederi, edifici storici e spazi residuali diventano dispositivi capaci di generare nuove pratiche d’uso, aumentare la frequentazione del centro storico, favorire l’inclusione sociale e rafforzare l’identità dei luoghi. La stessa logica di interventi puntuali ma strategici caratterizza il progetto del nuovo museo ipogeo della biodiversità e della storia naturale (Mubi), che rappresenta l’evoluzione contemporanea del museo civico di storia naturale. Il nuovo spazio museale nasce come luogo dedicato alla divulgazione scientifica, alla biodiversità e all’educazione ambientale, inserendosi in un contesto urbano e paesaggistico di particolare valore».

Per l’assessore uscente «particolarmente significativa è la relazione instaurata tra il nuovo museo ipogeo di Fontescodella e il recupero della prospiciente chiesetta di Santa Maria in Telarasiano (oggi Torregiana). Più che due interventi autonomi, essi possono essere letti come un unico dispositivo urbano e culturale fondato sul dialogo tra natura e storia, tra conoscenza scientifica e memoria del luogo. Da una parte il museo interpreta e racconta l’evoluzione dell’ambiente, della biodiversità e del territorio; dall’altra il recupero dell’antico edificio religioso restituisce continuità storica e identitaria a uno dei nuclei più antichi della fascia esterna alle mura. La prossimità fisica tra i due interventi genera così una nuova polarità culturale capace di mettere in relazione patrimonio storico, paesaggio e divulgazione scientifica».

E chiude: «Letti nel loro insieme, gli interventi realizzati negli ultimi cinque anni delineano una strategia urbana basata su una costellazione di azioni puntuali: piazze, vicoli, belvederi, edifici storici, fontanili, percorsi e nuovi presìdi culturali. Un’azione diffusa che, entro i tempi e i vincoli imposti dai programmi di ricostruzione post-sisma, dal Pnrr e dalla fase post-pandemica, ha privilegiato la capacità trasformativa dei piccoli interventi rispetto alle grandi opere, costruendo progressivamente una rete di luoghi rigenerati in grado di rafforzare l’identità storica, ambientale e sociale di Macerata».

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