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Discarica, Pd sulle barricate:
«Truffa politico-istituzionale,
ma si ritorcerà contro Parcaroli»

RIFIUTI - I dem chiamano a raccolta la cittadinanza in vista dell'assemblea di domani che dovrebbe dare il via libera alla classifica "rivisitata" dei siti per il nuovo impianto regionale. Il segretario provinciale Angelo Sciapichetti: «Non hanno nemmeno concesso tre giorni di rinvio per un intervento cui deve sottoporsi la sindaca di Montefano. Arroganza pura». Il consigliere regionale Leonardo Catena porterà la vicenda in Consiglio regionale: «Inaudito sovvertire una graduatoria con criteri scientifici». L'ex deputato Mario Morgoni è sicuro: «Il Tar fermerà tutto: la discarica si farà a Macerata»

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Da sinistra: Giulio Silenzi, Raffaele Consalvi, Leonardo Catena, Angelo Sciapichetti e Mario Morgoni

di Marco Pagliariccio

Parola d’ordine: mobilitazione. Il Pd affila le armi alla vigilia dell’assemblea dell’Ata che dovrebbe dare il via libera alla nuova graduatoria dei siti idonei ad ospitare la discarica provinciale, graduatoria che vedrà balzare in testa tre location tutte in Comuni amministrati dal centrosinistra: Montefano, Pollenza e Loro Piceno, come già anticipato da Cronache Maceratesi.

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I vertici provinciali del partito auspicano una presenza in massa dei cittadini alla riunione di domani in Provincia e affilano le armi per dare battaglia «a tutti i livelli», mette subito in chiaro il segretario provinciale dem Angelo Sciapichetti. «Quando parliamo di arroganza da parte della destra lo si nota anche in un dettaglio: il fatto che non si sia accettato di rinviare di tre giorni per un motivo importante, la richiesta del sindaco di Montefano Angela Barbieri per un piccolo intervento chirurgico programmato da tempo. Abbiamo aspettato anni e ora non si possono far passare tre giorni per una questione seria come questa? Come si fa a non dire che non è arroganza».

Il consigliere regionale Leonardo Catena ha assicurato che si attiverà anche a livello regionale. «E’ inaudito che si sovvertano i criteri stabiliti da uno studio scientifico – rimarca Catena – che a due settimane dal voto si prendano queste decisioni per entrare a gamba tesa sulle elezioni maceratesi è scandaloso. Intanto vogliamo cercare di risvegliare la partecipazione e la mobilitazione: mi auguro ci sia margine per ripensamenti e che non si stravolga la classifica delle idoneità. Come fa, ad esempio, Montefano ad essere il più baricentrico se è il centro più a nord della provincia? Non è cosa di poco conto: ciò comporta costi aggiuntivi di vario tipo che si scaricano sulla Tari e quindi sulle tasche dei cittadini. Mi rendo conto sia un lavoro complesso quello della scelta del nuovo sito, ma come si può spostare al primo posto  il 17esimo di una graduatoria? È evidente che si voglia solo salvaguardare una parte politica».

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L’ex deputato Mario Morgoni è da tempo tra i più attivi sulla questione discarica. «Credo sia un termometro di valutazione infallibile della nostra classe dirigente – dice il già sindaco di Potenza Picena – questa vicenda è esemplare di questa destra che governa tutto, della loro pochezza e della inaffidabilità. Quello dei rifiuti è un tema delicato e sensibile, occorre linearità e trasparenza perché sennò si finisce col deteriorare ulteriormente il rapporto col cittadino. Si è messa in atto una truffa politico-istituzionale ai danni dei cittadini sovvertendo a cose fatte una graduatoria che unanimemente si era deciso di far stilare a Univpm. I criteri adottati dall’università erano 20, ora ne sono stati introdotti tre di parte dandogli un peso del 40% sul totale. È chiaro che così si sovvertano gli altri 20: questi signori hanno prima individuato i siti e poi i criteri. La questione dei piccoli comuni poi è clamorosa: chiamare fuori quelli grandi come Macerata e Civitanova, ovvero i più grandi produttori di rifiuti, è incredibile. Ed è chiaro che tutto ciò sarà bloccato con i ricorsi al Tar. Parcaroli per cinque anni ha traccheggiato, ma questa furbizia gli si ritorcerà contro: la discarica non sarà a Montefano, ma a Macerata».

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Legato soprattutto alle tempistiche della scelta del nuovo sito, c’è il tema della discarica di Cingoli. Che doveva esaurirsi nel 2021 e che invece rischia di andare avanti per più del doppio dei sette anni che sarebbe dovuta durare. «Cingoli è il simbolo di questo fallimento – denuncia Raffaele Consalvi, consigliere comunale dem al “Balcone delle Marche” – si va avanti solo a proroghe. Martedì ci sarà la conferenza dei servizi decisoria per l’ampliamento per andare avanti altri quattro anni e mezzo: mettevi nei panni del cittadino di Cingoli, che vede una discarica che si doveva chiudere nel 2021 andare oltre il 2030. La politica dei rifiuti è stata fallimentare tout court in questi anni. Basti pensare alla situazione dei crediti richiesti dal Cosmari ai Comuni: una gestione che porterà l’ente a un pre-fallimento. A quel punto sono sicuro che arriverà il Pierino di turno a parlarci di sistema pubblico-privato. C’era un’azienda virtuosa, un gioiello decantato in tutta Italia. Da 10 anni siamo finiti nel pantano».

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L’affondo finale lo piazza un volto storico come quello di Giulio Silenzi. «Questa manovra ha chiaramente due obiettivi: le elezioni di Macerata da un lato e l’ampliamento a Cingoli dall’altro – spiega l’esponente civitanovese – Parcaroli è il capitan Tentenna, emblema del modo di governare del centrodestra: non ha fatto nulla di nulla. Vent’anni fa c’erano gli stessi problemi di oggi, ma il centrosinistra, con serietà e capacità di governare, riuscì ad esaurire la discarica di Potenza Picena, avviando un recupero che ha portato addirittura alla creazione di un parco, e individuando il sito di Cingoli ancorandosi ai criteri tecnici dell’università. Noi non mettemmo in mezzo criteri politici. Ma nessun organo di giustizia potrà avvalorare il fatto che ci siano criteri politici che ribaltano quelli tecnici. Passate le elezioni si bloccherà tutto, ma intanto Cingoli ha la sua foglia di fico per andare avanti nell’ampliamento. In questi 10 anni con degli amministratori avveduti ci sarebbe dovuto essere un confronto regionale. Perché non è detto che serva davvero una discarica provinciale, c’è una rete di impianti he che, con degli accordi, avrebbe potuto evitare tutto questo. Senza considerare il fatto che ormai non si incentivi più la differenziata. E vedremo cosa verrà fuori quando si entrerà nel concreto a parlare di localizzazione del tanto declamato termovalorizzatore. Intanto però il tempo passa e a noi costa 300mila euro di Tari in più ogni mese portare rifiuti a Pesaro».

Sulla questione dell’ampliamento della discarica di Cingoli, e in particolare sull’equo indennizzo che dovrà essere deliberato al Comune per il disagio ambientale, si concentrano invece Cgil e Cisl. «L’impatto che tale maggiore costo potrà avere rispetto alle medie regionali andrebbe ad incidere sulle tariffe che i Comuni andranno a sostenere, e quindi sulle tariffe Tari già aumentate pesantemente per i cittadini, nonché sui conti già in sofferenza del Cosmari, che allo stato attuale occupa circa 600 dipendenti – fanno sapere i sindacati – ci preme rammentare che ogni euro aggiuntivo erogato rispetto alla media regionale vale, nel nostro caso, circa 60mila euro di ulteriori costi. Tali risorse potrebbero a nostro avviso essere invece efficacemente utilizzate per contenere le tariffe e rendere più sopportabile la Tari per i cittadini ed allo stesso modo consentire al Cosmari di poter erogare il servizio efficientemente per tutta la collettività. Auspichiamo quindi che la scelta che verrà effettuata domani terrà conto con senso di responsabilità, al di là delle legittime richieste degli interessati, di queste riflessioni e della situazione di difficoltà che famiglie, lavoratori ed imprese del nostro territorio stanno vivendo in questa fase storica».

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