Altro raid vandalico a Fonte Agliana:
danni all’arredo e alle auto in sosta
MACERATA - E' successo la scorsa notte. L’esperienza sembra non aver convinto tutti a mettere in atto le opportune misure di prevenzione iniziando dalla videosorveglianza: è il secondo episodio nella zona e l'ennesimo di una lunga serie in città

di Luca Patrassi
Prima la videosorveglianza, poi le opere. L’esperienza sembra non aver convinto tutti a mettere in atto le opportune misure di prevenzione e così anche a Macerata si prosegue con la registrazione di furti e di atti vandalici ai danni dell’arredo urbano e dei lavori in corso. Di recente ci sono stati furti e danneggiamenti su opere appena ultimate come largo Li Madou, Fonte Maddalena e Fontescodella.

La scorsa notte secondo attacco vandalico ai danni di Fonte Agliana e delle auto in sosta nell’area adiacente, in via Due Fonti. I soliti vandali più o meno ignoti (qualcuno dice di aver visto giovanissimi in azione) hanno tolto i ciottoli bianchi dal sentiero in corso di restyling e li hanno tirati contro le auto lasciate in sosta, risultato finale vetri in frantumi e specchietti rotti.

Non solo sassi presi e scagliati contro le auto, i baby vandali hanno rotto le recinzioni del cantiere, divelto e deformato le griglie di scolo: il tutto appunto a Fonte Agliana, nell’imminenza dell’inaugurazione dell’opera che è stata fissata per il prossimo 17 maggio. C’è un elemento di stranezza in tutto questo: a parte l’evidente condanna degli atti vandalici, da anni si assiste impotenti al fenomeno e negli stessi bandi per i finanziamenti vengono richieste misure preventive come la videosorveglianza che al dunque viene spesso e volentieri tolta di mezzo. Le telecamere non vengono installate, nessun deterrente e i baby vandali hanno mano (e cervello) libera.




In Italia le pene per reati gravi sono spesso percepite come irrisorie, sproporzionate al danno arrecato e alle sofferenze delle vittime. Questa leggerezza mina la fiducia dei cittadini e trasforma la giustizia in una formalità priva di reale deterrenza.
Non si invoca vendetta, ma certezza: una pena deve essere concreta, tempestiva e strettamente proporzionata al fatto. Quando tempi dilatati, prescrizioni e meccanismi procedurali sminuiscono la responsabilità, si svuota il senso stesso della legge. Serve un sistema efficiente che garantisca tutele reali, restituendo alla collettività la fiducia in una giustizia che funzioni davvero.
Ancora una volta è evidente che basare la sicurezza soltanto su controlli, repressione e voce grossa non funziona, e anzi sfida i baldanzosi e serve solo alla propaganda autoritaria. Occorrerebbe invece più dialogo, più coinvolgimento sociale, più spazi di partecipazione, e un clima generale che metta all’indice la violenza e i guerrafondai.