Pagava con assegni in bianco,
truffata dai gestori di un negozio
RECANATI – Una anziana ha scoperto un ammanco di 17.500 euro sul conto. I carabinieri sono risaliti a una coppia dove la donna comprava generi alimentari e consegnava assegni senza indicare cifra e data. Due persone denunciate
Anziana pagava al market con assegni in bianco, i gestori le portano via 17mila euro nel giro di pochi mesi. È successo a Recanati dove i carabinieri hanno denunciato i gestori di un’attività commerciale, un uomo e una donna, che ora devono rispondere di truffa. Vittima una donna di 91 anni che andava a fare acquisti di genere alimentati nel negozio gestito dalla coppia. L’uomo e la donna sono riusciti ad ottenere la fiducia dell’anziana e poi avrebbero approfittato del fatto che la 91enne usava pagare la merce acquistata pagando con degli assegni bancari in cui non indicava né l’importo né la data.
Una dei due indagati, la donna, si è resa conto dell’opportunità di guadagnare molto di più e avrebbe iniziato a compilare gli assegni di suo pugno inserendo importi e date con beneficiaria l’attività commerciale. Nel giro di diversi mesi la coppia avrebbe sottratto alla 91enne 17.500 euro. L’anziana, grazie ad un controllo effettuato alla sua banca, si è accorta dell’ammanco importante e di essere stata truffata. È andata dai carabinieri della stazione di Recanati e i militari hanno avviato le indagini per capire che fine avessero fatto i soldi. I carabinieri, tramite indagini bancarie, hanno ricostruito i flussi di denaro e sono risaliti ai gestori del negozio che sono stati denunciati.
Ma la 91enne non ha familiari che la controllano ….?
Se l’assegno della novantunenne è non trasferibile (come la maggior parte degli assegni bancari odierni), il gestore non risponde penalmente di falso in scrittura privata, ma solo di un illecito civile con sanzioni pecuniarie da 200 a 12.000 euro (art. 4, D.Lgs. 7/2016). Tuttavia, l’atto di scrivere un importo non autorizzato per ottenere un profitto illecito configura il reato di truffa aggravata (art. 640 c.p.), con pene da 1 a 5 anni di reclusione e multe da 309 a 1.549 euro, data la vulnerabilità della vittima (art. 640, comma 2-bis c.p.).
Se emergesse che la novantunenne non era pienamente capace di intendere e volere (ad esempio, per problemi di salute mentale), il gestore potrebbe essere accusato di circonvenzione di incapace (art. 643 c.p.), con pene da 2 a 7 anni di reclusione e multe da 206 a 2.065部分
CM se non fai il nome del market di questi due disonesti (ndr eufemismo), l’articolo che riporti lascia il tempo che trova. PS non facciamo che molte notizie sono incomplete per quella cosa inutile chiamata privacy…..