Radiografia della tempesta da incubo:
colpa di 2 supercelle temporalesche.
A Matelica picco di 152 mm/h

MALTEMPO - Il 21 luglio la provincia è stata colpita da forti piogge, grandinate devastanti e violente raffiche di vento. Radar, pluviometri e anemometri della Protezione civile raccontano quello che è successo

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pioggia maltempo vento archivio

di Monia Orazi

Non è stato un unico temporale, ma una sequenza di celle molto violente che nel giro di poche ore hanno attraversato il maceratese dalla costa alla montagna. A raccontare adesso cosa è realmente successo il 21 luglio sono radar, pluviometri e anemometri della Protezione civile regionale.

tempesta civitanova maltempo spiaggia (2)

Il rapporto appena pubblicato mette i numeri accanto alle immagini di quella giornata: le Sae danneggiate a Ussita e Pieve Torina, le auto colpite dalla grandine, gli alberi abbattuti e le pesanti conseguenze per le coltivazioni tra Matelica, Serrapetrona e San Ginesio.

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La Protezione civile divide l’evento in due fasi. La prima ha interessato soprattutto la costa nel primo pomeriggio; dalla seconda parte della giornata i nuovi temporali si sono invece concentrati nell’area centro-meridionale, partendo dalle zone alto-collinari e montane per raggiungere poi nuovamente la fascia costiera.

Il rapporto li definisce «particolarmente intensi seppur veloci nel loro passaggio», con venti forti, precipitazioni intense, fulminazioni e grandine di medie e grandi dimensioni.

Dietro quello che comunemente viene chiamato un forte temporale c’era in realtà una situazione atmosferica particolarmente favorevole alla formazione di fenomeni violenti.

La Protezione civile parla di un ambiente «fortemente instabile e predisponente a fenomeni temporaleschi di forte intensità» e della possibilità di temporali a multicella o supercella. Una supercella, in termini semplici, è un temporale molto organizzato e più persistente di una normale cella temporalesca, capace di produrre grandine, raffiche violente e precipitazioni concentrate.

La prima supercella si è formata sul Ferrarese e ha poi percorso la fascia costiera marchigiana fino al Maceratese. Nel rapporto si parla di «forti raffiche di vento lineari», grandine e piogge anche a carattere di nubifragio. Nel pomeriggio sono arrivati da ovest altri sistemi molto intensi.

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Una nuova supercella entrata dalla zona del Fabrianese ha attraversato il settore montano e ha portato grandine di medie e grandi dimensioni sul Maceratese, Fermano e Ascolano.

Tra i dati che spiccano maggiormente ci sono quelli di Matelica. La ricostruzione che mette insieme le osservazioni radar e quelle dei pluviometri indica un’intensità massima della precipitazione di 152,8 millimetri l’ora e un totale giornaliero di 65,3 millimetri. Sul territorio matelicese sono quindi stati stimati nella giornata circa 65 litri d’acqua per metro quadrato. 152,8 mm/h è l’intensità raggiunta dalla precipitazione nel momento di massima violenza.

La quantità massima effettivamente accumulata in un intervallo di sessanta minuti a Matelica è stimata in 21,2 millimetri. È proprio questo uno degli elementi che descrivono meglio l’evento: picchi brevissimi e molto violenti, alternati a fasi meno intense.

ussita grandine grandinata associazione casa (1)

A Ussita, dove i danni sono stati tra i più evidenti, il rapporto indica un’intensità massima di 127,4 mm/h e 41,2 millimetri complessivi nella giornata. Il pluviometro installato sul territorio ne ha raccolti direttamente 28, ben 23 dei quali concentrati nell’ora più piovosa.
I due numeri non sono in contraddizione. Il pluviometro è, in sostanza, un recipiente molto preciso che misura quello che cade esattamente nel punto in cui si trova.

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Il radar, invece, permette di osservare la distribuzione della pioggia su tutto il territorio. Durante un temporale di questo tipo possono quindi esserci differenze molto consistenti anche nel giro di pochi chilometri.

grandine ussita campeggio scout 2

Ed è proprio a Ussita che la grandine ha mostrato tutta la sua forza, con auto danneggiate, coperture delle Sae colpite e tende perforate. Il rapporto dedica agli effetti della perturbazione un passaggio molto netto: grandinate e raffiche di vento hanno provocato «ingenti danni a veicoli, abitazioni, aziende».

Sono stati segnalati anche alberi caduti, danni ai tetti, interruzioni elettriche, allagamenti e piccole frane.

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La nuova documentazione consente di quantificare anche quanto è successo negli altri comuni dell’entroterra. A San Ginesio il picco di intensità stimato è di 88,4 mm/h, con 43,5 millimetri complessivi nella giornata. A Caldarola si registrano 65,4 mm/h e 35,5 millimetri, mentre a Sarnano 51,4 mm/h e 36,7 millimetri. In altre parole, rispettivamente circa 43, 35 e 37 litri d’acqua per metro quadrato.
Caldarola permette un altro confronto interessante.

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La stazione tradizionale ha misurato 25,6 millimetri nell’arco della giornata, con un massimo di 16,6 in un’ora. La ricostruzione radar estesa all’intero territorio comunale arriva invece a 35,5 millimetri. Ancora una volta emerge quanto la precipitazione sia stata distribuita in modo irregolare.

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La fotografia più impressionante è però probabilmente quella della grandine. Le mappe radar allegate al rapporto mostrano una vasta fascia dell’entroterra maceratese interessata da una probabilità molto elevata di grandine di medie e grandi dimensioni, coinvolgendo le zone di Matelica, Caldarola, San Ginesio, Sarnano e Ussita. La stessa Protezione civile precisa che la grandine non può essere misurata direttamente dagli strumenti tradizionali: la sua presenza e la probabile grandezza dei chicchi vengono ricostruite attraverso il radar meteorologico.

I valori elevati riguardano comunque buona parte della provincia. San Severino arriva a un’intensità massima stimata di 143,8 mm/h, Serrapetrona a 119,9, Tolentino a 112,9 e Macerata a 106,2. Guardando invece all’acqua complessivamente caduta nella giornata, Treia raggiunge 73,5 millimetri, Cingoli 72,1, San Severino 69,7 e Macerata 69. Il rapporto individua infatti proprio nell’entroterra tra Ancona e Macerata una delle aree dove i fenomeni sono stati più intensi. A distanza di due settimane, i dati spiegano quindi meglio ciò che era già apparso evidente osservando i danni: il problema del 21 luglio non è stato soltanto quanta pioggia è caduta, ma come è caduta. In tempi molto brevi, in aree ristrette e insieme a raffiche di vento e grandine capaci di trasformare un temporale estivo in un evento distruttivo.

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