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I referendum fanno flop:
Maceratese maglia nera in regione

ELEZIONI - Provincia allineata ai dati nazionali, con un'affluenza che si è aggirata intorno al 30%, ben lontana dal 50% più uno necessario per rendere valida la tornata. Solo Poggio San Vicino sopra il 40%, a Castelsantangelo e Monte Cavallo non si è arrivati nemmeno al 20. Daniele Principi, segretario provinciale Cgil: «Era un obiettivo ambizioso, ai governanti chiediamo però di non voltarsi dall'altra parte rispetto ai 15 milioni di italiani e ai 90mila maceratesi che si sono recati alle urne per cercare di cambiare le cose»

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Selezioni_2022_FF-17-325x217Non vanno nemmeno vicini al quorum i cinque referendum abrogativi per i quali si è votato tra ieri e oggi. A livello nazionale, alla chiusura dei seggi di oggi alle 15, l’affluenza si è fermata intorno al 30% (le fluttuazioni da una scheda all’altra sono nell’ordine dei decimali), ben lontana dal 50% più uno necessario per rendere il voto valido.

Le Marche nel complesso si attestano leggermente sopra la media nazionale, toccando il 32,7%, ma Macerata risulta maglia nera, allineandosi al dato nazionale e risultando l’unica delle cinque province della regione sotto al 30% (o meglio: al 30% per i quesiti 1 e 2, appena sotto per i restanti tre). A livello di comuni, quello in cui l’affluenza è stata più alta è stato Poggio San Vicino, dove ha votato il 43,7% degli aventi diritto, unico sopra quota 40%. Secondo posto per Gagliole, con un’affluenza del 37,6%, quindi Esanatoglia con il 36,5%. A Macerata, dove le operazioni sono state rallentate dalla fuga di gas che ha portato all’evacuazione degli uffici comunali, tra cui quello elettorale, di viale Trieste (gli uffici sono stati dislocati a Palazzo Conventati e la raccolta delle schede con i presidenti di seggio alla scuola IV Novembre, in via Spalato), l’affluenza è stata leggermente superiore al dato regionale, attestandosi intorno tra il 33,3 e il 34,2%, mentre Civitanova è rimasta sotto al 30%, fermandosi al 29,4%. In coda, invece, Castelsantangelo, dove ha votato poco più del 14% degli elettori, Monte Cavallo, che non arriva al 17%, e Penna San Giovanni con il 21,5%. A livello regionale, neanche a Sant’Elpidio a Mare, dove il referendum coincideva con il ballottaggio delle elezioni comunali, si è raggiunto il 50%: ha votato il 48,4% degli aventi diritto.

Per quanto riguarda i risultati, ampissime vittorie dei sì nei primi quattro quesiti referendari, quelli che vertevano sui temi del lavoro (le percentuali vanno tra l’83 e l’88%, con risultati simili sia a livello nazionale che regionale e provinciale), meno ampia invece per quanto riguarda il quinto quesito, quello riguardante il dimezzamento dei tempi per poter presentare la richiesta di cittadinanza italiana (il Sì si attesta intorno al 71% a livello nazionale, al 58% sia a livello marchigiano che nel dettaglio nel Maceratese).

Ovviamente amaro il commento di Daniele Principi, segretario provinciale di quella Cgil che dei referendum è stata promotrice. «Non siamo purtroppo riusciti a raggiungere l’ambizioso obiettivo del quorum e quindi le leggi che continuiamo a reputare sbagliate resteranno in vigore – dice Principi – rimane per noi il grande merito di questa campagna elettorale di aver rimesso al centro del dibattito pubblico il tema delle condizioni dei lavoratori e di come siano peggiorate nel corso degli ultimi 30 anni con le politiche dei vari Governi. E’ evidente che non siamo riusciti nel progetto di convincere la maggioranza delle persone che oggi si sentono sempre più distanti dall’esercizio della democrazia, oltre ad aver scontato l’oscuramento operato dai grandi media nazionali e la strumentalizzazione politica messa in campo in modo aggressivo soprattutto nelle ultime settimane da alcuni partiti di Governo. Proprio alla politica chiediamo di non voltarsi dall’altra parte, di ascoltare la sofferenza del mondo del lavoro. 15 milioni di italiani e circa 90mila maceratesi hanno deciso di recarsi alle urne per chiedere di intervenire sulla loro condizione nonostante il grande caldo e gli appelli all’astensione, ha partecipato la maggioranza di coloro che abitualmente votano nelle elezioni di democrazia rappresentativa. Proprio per questo motivo come Cgil da domani mattina continueremo a lavorare con ancora più determinazione ad ogni livello, a partire dal confronto e dalla contrattazione con imprese ed istituzioni, per il raggiungimento degli obiettivi che erano anche alla base dei quesiti referendari: più libertà, meno precarietà e più sicurezza nel mondo del lavoro».

(Ma. Pa.)


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