Alberto Tombesi


«Dolfus»

Utente dal
14/9/2012


Totale commenti
17

  • Addio a Silvano Ferri,
    storico ristoratore del centro

    1 - Feb 21, 2021 - 6:34 Vai al commento »
    Non posso non ricordare le numerose cene di classe o con amici e quelle post consiglio comunale. Un maceratese che ha dato lustro alla nostra città.
  • «Luciano era signorile
    e al contempo alla mano,
    è stato un esempio per tutti»

    2 - Gen 18, 2021 - 18:37 Vai al commento »
    Io l'ho conosciuto per motivi di ufficio e mi chiamava spesso: persona affabile cordiale schietta. Un uomo della nostra feconda terra che esprime genialità imprenditorialità arte cultura. Riposi in pace Maestro, come ero solito chiamarla.
  • “Chiamata alle armi” per gli studenti,
    bufera sul direttore scolastico regionale
    «E’ inadeguato e va rimosso»

    3 - Nov 6, 2020 - 0:51 Vai al commento »
    4 novembre 1918. Tre lunghi anni di immani sacrifici, umani e materiali, hanno caratterizzato la grande guerra del 1915-1918. L’Italia conquistava la propria unità nazionale, sotto il comando del generale Diaz. Lasciavamo sul campo di battaglia circa settecentomila uomini, oltre a centinaia di migliaia tra mutilati, invalidi, orfani e vedove. Cosa resta oggi di tale immane e supremo sacrificio? Non possiamo neanche immaginare le privazioni, l’abnegazione, il senso del dovere, l’amore per la patria di coloro che attuarono alla lettera, fino al sacrificio supremo, la parola d’ordine generale di quel momento: "Vittoria totale!" Dopo la disfatta di Caporetto del 1917, tutto sembrava perduto: sul monte Grappa e sul Piave, in pieno inverno, le truppe italiane hanno resistito e incarnato la vittoria. Ora, più che mai, c’è bisogno di ricordare quegli eventi: le istituzioni pubbliche, attuando rigorose politiche volte al progresso civile, culturale, sociale ed economico del popolo italiano; e le istituzioni scolastiche preparando le giovani generazioni allo studio della storia ed infondendo i sentimenti di unità nazionale. Oggi ci troviamo a combattere un nemico subdolo, la pandemia che destabilizza le istituzioni, le società intere e che fa presagire ad un nuovo ordine mondiale, politico ed economico: dobbiamo rivendicare che l’Italia e l’Europa sono le radici culturali del mondo intero. L’obiettivo è il riscatto sociale e culturale dei popoli che passa attraverso l’unità nazionale ed europea, così come al tempo della prima guerra mondiale quando nei due fronti opposti, quello di destra (formato dai nazionalisti, liberali di destra, irredentisti) e quello di sinistra (democratici, repubblicani irredentisti, alcune frange socialiste), pur muovendo da famiglie politiche diverse, era chiaro l’obiettivo finale: l’unità nazionale. Occorre la riscoperta, vera e sentita, delle nostre origini, storiche e culturali, perché ciascuno consideri l’Italia e l’Europa delle nazioni come beni supremi da difendere e amare, e perché sia sempre vivo in ognuno di noi il trinomio, unico e inscindibile: onorare la patria, amare la nazione e poi servire lo Stato. Alberto Tombesi,
  • Dentro le liste si trova di tutto,
    a Macerata è caccia all’ultimo voto

    4 - Ago 23, 2020 - 12:48 Vai al commento »
    Programma imprescindibile: 1) presidio del territorio; 2) riorganizzazione dell’ Amministrazione comunale con revoca degli incarichi a tempo determinato di natura fiduciaria (leggasi politica); 3) riorganizzazione degli uffici in funzione della cittadinanza e rivalutazione del funzionario pubblico a servizio della Nazione che deve agire con disciplina é onore; 4) riallacciare i rapporti con Università e istituzioni locali; 5) escludere ogni forma di immigrazione irregolare e nel contempo lavorare seriamente per la integrazione culturale e civica degli immigrati regolari (rapporti con la Prefettura) 6) creare un polo di cultura amministrativa considerata la vocazione della città 7) diventare promotori di un modello provinciale in tema di spettacolo: lirica danza storta etc distribuito sul territorio provinciale 8) eliminazione del passaggio a livello di via Roma e accelerazione del progetto di collegamento col la superstrada e collegamento tra le frazioni 9) creazione di un polo sportivo polivalente 10) potenziamento-miglioramento dei servizi di trasporto da e per Macerata coinvolgendo la città di Civitanova, la Regione, Trenitalia e le compagnie di trasporto locale 11) ragionare con Regione e Stato su un più efficace sistema di viabilità 12) rivedere l’organizzazione del centro storico coinvolgendo commercianti ristoratori e Comune, specie nella giornata di domenica 13 ) accelerare tutte le pratiche ricostruzione-manutenzione post sisma.
    5 - Ago 23, 2020 - 12:11 Vai al commento »
    Qualora l’amministrazione di centro destra dovesse risultare vincente non dovrà mantenere ovvero attribuire alcun incarico agli ex amministratori di centro sinistra. Il centro destra dovrà agire e amministrare con le proprie capacità e le proprie professionalità segnando una marcata, evidente e risoluta discontinuità col passato. Non potremmo accettare soluzioni con personaggi spendibili (un eufemismo) per tutte le stagioni.
  • Ztl, 12mila sanzioni in 20 giorni:
    “Il popolo dei multati” insorge

    6 - Ott 25, 2018 - 20:02 Vai al commento »
    Io frequento Porto Recanati da quando sono nato e ci vado anche in inverno di domenica. L'ultima multa che ho preso da quando ho la patente risale a circa 27/28 anni fa. Ad un tratto sono incappato in questo sistema folle escogitato dal Comune di Porto Recanati ricevendo due multe, una del 1° luglio e una del 23 luglio scorsi, entrambe pagate in forma ridotta. Ho chiesto spiegazione ai Vigili Urbani che riferiscono di aver sostituito le vecchie transenne con le ZTL. Vi pare normale che una cittadina di undicimila abitanti con quattro vie parallele istituisca delle ZTL? Il Sindaco, il Comandante dei Vigili Urbani non si sono fatti la domanda sull'ingente quantità di infrazioni registrate? Un amministratore e un funzionario accorti devono porsi tali domande e porre rimedi avveduti intelligenti, di buon senso e, se del caso, rivedere quanto deciso con soluzioni più incisive. Tutto ciò non va certo a favore di Porto Recanati che amo e che eviterò di frequentare e di far frequentare.
  • Terribile schianto in superstrada
    Muore 48enne maceratese

    7 - Gen 17, 2013 - 23:13 Vai al commento »
    Apprendo ora la notizia: un amico dai tempi dell'università. Una bravissima persona, un ragazzo allegro simpatico e pronto alla battuta. Non posso credere a questa notizia: quante risate insieme alla fine del corso di Macerata alle 19 dopo gli studi davanti alla chiesa di San Filippo, quante "vasche " insieme per il corso, quante discussioni di politica, quanta allegria.Riposi in pace.  
  • Donna Assunta sabato a Civitanova
    Mozione di sfiducia per Peroni

    8 - Gen 17, 2013 - 23:39 Vai al commento »
    Chi discrimina i morti non può non discriminare anche i vivi: vergogna! Alberto Tombesi - Macerata
  • “Province? O tutte o nessuna ”
    Così Macerata si è salvata

    9 - Dic 11, 2012 - 23:59 Vai al commento »
    Macerata si è salvata non già per la capacità la lungimiranza ed il buon governo di amministratori locali, che per la più parte sono degli imbecilli, degli eunuchi, parassiti della politica, ma per l'imminente crisi di governo e per i numerosi emendamenti alla riforma. Quindi gli amministratori locali non debbono festeggiare nulla. Qualcuno ci aveva venduto per 30 danari, garantendosi un seggio in Parlamento. Vedremo cosa succederà a febbraio. Alberto Tombesi - Macerata
  • Il riordino delle Province passa in Senato
    Il relatore è Filippo Saltamartini

    10 - Nov 14, 2012 - 22:34 Vai al commento »
    Sono d'accordo con Corsetti che non conosco. Il decreto-legge sul cosiddetto riordino delle Province non deve passare: voglio vedere chi avrà la faccia di presentarsi per chiedere i voti alle prossime politiche. Devono essere presi a sprangate
  • Riordino Province: il Governo ha deciso
    Macerata con Fermo e Ascoli

    11 - Nov 1, 2012 - 16:16 Vai al commento »
    Ancora più idioti i rappresentanti del governo che formulano una proposta di riordino delle province fondata su un concetto mobile, la popolazione, che cambia nel tempo e che quindi rimette in discussione continuamente l'esistenza dell'Ente provinciale: questa sì è spesa pubblica al limite dell'idiozia!   Alberto Tombesi – Macerata
    12 - Nov 1, 2012 - 16:13 Vai al commento »
    Se avessimo una classe politica, rappresentanti nazionali e regionali, con la dignità di rappresentare la cosa pubblica, cosa che oggi difetta nel modo più assoluto, poiché è stato delegato a un governo autocratico ogni potere ed il parlamento è veramente un' "aula sorda e grigia", la nuova provincia Macerata- Fermo - Ascoli Piceno, con 700.000 abitanti, 90.000  imprese ed una estenzione di 4.800 kmq dovrebbe rivendicare il capoluogo di Regione. Così Ancona non potrebbepiù godere della deroga e poiché non ha i requisiti minimi della legge dovrebbe unirsi a Pesaro-Urbino. A meno che la Regione non ridisegni i confini provinciali nel rispetto dei requisiti minimi di legge, il che comporta il sacrificio di Ancona che deve cedere il proprio territorio se vuole rimanere capoluogo di regione. Questo doveva chiedere la classe politica locale, parlamentare, consiglieri regionali e provinciali, invece di comportarsi come degli eunuchi da fine impero. Paghiamo profumatamente degli imbecilli che non solo non sanno pensare e fugariamoci pensare! Alberto Tombesi - Macerata
    13 - Nov 1, 2012 - 16:04 Vai al commento »
    Che senso ha prevedere quanto segue: "...negli altri casi diviene capoluogo di provincia il comune, tra quelli già capoluogo di provincia, avente maggior popolazione residente, salvo il caso di diverso accordo, anche a maggioranza, tra i medesimi comuni.". Ma cosa c'entra avere il  maggior numero di abitanti? Almeno dicano: "...negli altri casi diviene capoluogo di provincia il comune, tra quelli già capoluogo di provincia, la cui provincia, oggetto del riordino, presenta almeno un requisito minimo di cui all'art. 1 ovvero con maggiore popolazione provinciale residente, salvo il caso di diverso accordo, anche a maggioranza, tra i medesimi comuni"
    14 - Ott 1, 2012 - 0:41 Vai al commento »
    Unisco di seguito un mio articolo del settembre scorso che né Cronache Maceratesi, nè le testate giornalistiche locali mi hanno pubblicato ad eccezione de Il Messaggero riportando pochssime righe: Provincia di Macerata: svenduta per trenta denari?!       Senza dubbio il riordino, ovvero la razionalizzazione, ovvero, ancora, il “taglio” delle province che dir si voglia, da tempo preannunciato e contenuto nel decreto-legge n. 95-2012, legge di conversione n. 135-2012, ha determinato numerose discussioni distinguo e preoccupazioni legittime. Con deliberazione del Consiglio dei Ministri del 20 luglio 2012 sono stati infine indicati i criteri per il relativo riordino, rappresentati:   a)     dalla dimensione territoriale non inferiore a duemilacinquecento chilometri quadrati;   b)    dalla popolazione residente non inferiore a trecentocinquantamila abitanti.       La situazione delle attuali cinque province marchigiane è la seguente:       Province Kmq Popolazione AN 1.940,18 481.028 PU 2.564,21 366.963 MC 2.773,75 325.362 AP 1.228,23 214.068 FM 859,51 177.914   9.365,88 1.565.335       Posto che istituzioni napoleoniche che hanno visto con l’Unità d’Italia il loro assetto più definito, quali articolazioni periferiche delle Amministrazioni dello Stato, non dovrebbero essere trattate quale mero strumento di revisione di spesa, appare evidente come una strutturata Amministrazione, storica, giuridica e politica, sia divenuta “strumento di cassa”: centocinquanta anni di gloriosa storia cancellata con un articolo, il 17, di un decreto-legge, pieno zeppo di errori e di mancanze, “ispirato” da una bieca logica contabile e nulla di più! Nessuno studio, nessun approfondimento, nessuna riflessione. Dunque una riforma che si fonda su un concetto mobile, la popolazione residente, che inevitabilmente cambia nel tempo e che col tempo, per l’appunto, potrebbe determinare una diuturna revisione degli assetti provinciali di riferimento, con gravi ripercussioni sulle certezze dei rapporti giuridici e sul riparto delle competenze e, in questo caso sì, sulle finanze pubbliche già depauperate dalla istituzione di nuove province che potrebbero essere oggetto di successiva eliminazione in relazione ai livelli dimensionali della popolazione. Quindi una “riforma” che non solo non riforma nulla, che non solo non riduce la spesa pubblica, né nel breve né nel medio-lungo termine, ma che crea uno sconquasso su un assetto amministrativo collaudato, secolare, stabile, definito ed armonico. Ad un più serio ed approfondito esame del riassetto organizzativo dello Stato e dei suoi Uffici territoriali, nonché delle autonomie regionali e locali, con le eventuali conseguenti necessarie modificazione delle attribuzioni e delle competenze, si è preferita la via breve dei tagli senza se e senza ma, commettendo gravi errori sia sul piano giuridico sia sul piano degli assetti organizzativi. Il tutto assume una valenza ancor più negativa se si pensa che tali provvedimenti sono deliberati da ministri-professori universitari! Questa riforma contrasta inoltre con gli articoli 132 e 133 della Costituzione e maggiormente con le più elementari logiche di teoria di organizzazione, oltre che con la storia e la civiltà del nostro popolo.   Un riassetto/disegno che già dal titolo del decreto-legge racchiude tutta la sua ipocrisia: “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini.” In realtà sono i cittadini a rimetterci, perché troveranno sì le loro istituzioni, ma a costi enormi per dialogare con le stesse, in quanto saranno costretti a continui spostamenti per richiedere giustizia, per richiedere prestazioni sanitarie, per confrontarsi con la Camera di commercio, la Prefettura, la Provincia. Invarianza forse dei servizi, ma a costi elevati, per non parlare dei disagi.   Cito a tal proposito l’intervento del Partito democratico - coordinamento montano PD di Reggio Emilia (se non vado errato) e, pertanto, ben lontano dalla mia formazione politica. E’ interessante per le considerazioni brevi ma incisive sulle province: “…Questo per dire che il “senso” di questo limite geografico ha un significato molto più profondo e stratificato, per le relazioni sociali, di quello che si percepisce oggi. Relazioni sociali e politiche che si sono costruite ed evolute in oltre un millennio con un centro urbano ben preciso. Non lo diciamo per la difesa campanilistica di una “piccola patria”, ma per sottolineare come questo ambito sia da interpretare come un struttura territoriale duratura, dotata di “senso”. Un vero e proprio atto di territorializzazione che implica un controllo simbolico, pratico della complessità sociale e spaziale. Ignorare tutto questo in virtù di un parametro di superficie è davvero una operazione sciocca e forse controproducente rispetto all’obiettivo ultimo di ridurre la spesa pubblica. Crediamo che se si facesse un sondaggio su quali sono gli enti e le istituzioni cui richiamare la propria appartenenza territoriale, la Provincia sarebbe certamente tra i primi posti. Invitiamo gli amministratori a … dotarsi anche di questi strumenti di conoscenza prima di decidere.”   Andando alla sostanza del problema, va sottolineato come siano inutili e sterili i contrasti sorti in occasione della riunione del 29 agosto scorso nell’ambito dell’UPI Marche, tra il Presidente della Provincia di Macerata Pettinari ed il Presidente di Fermo Cesetti: rievocano l’episodio dei quattro capponi di Renzo ne “I Promessi Sposi”, che si beccano mentre stanno per essere consegnati a quella cima di uomo che il dottor Azzecca-garbugli. Non può certo considerarsi al riparo dalla riforma la Provincia di Ascoli Piceno, poiché l’eventuale nuova provincia derivante dalla unificazione di Macerata, Fermo ed Ascoli verrebbe a costituire un nuovo Ente derivante da una fusione e non già da una incorporazione, da cui, a prescindere da quale sia il nuovo capoluogo, deriverebbe un nuovo soggetto giuridico e politico, sul quale conseguentemente dislocare gli Enti e le Amministrazioni, quali la Provincia, la Camera di commercio, la Prefettura, le diverse direzioni, siano esse uffici locali di Ministero o di direzione generale; nuovo soggetto, dunque, dove nulla è scontato, se si vuole evitare una vera e propria “guerra permanente”, che non gioverebbe a nessuno. Sul punto, si innesta l’assurdità della legge che, a proposito della indicazione del capoluogo derivante dalla nuova provincia, espressamente dice: “4 -bis . In esito al riordino di cui al comma 1, assume il ruolo di comune capoluogo delle singole province il comune già capoluogo di provincia con maggior popolazione residente, salvo il caso di diverso accordo tra i comuni già capoluogo di ciascuna provincia oggetto di riordino.” Nel caso di specie la provincia di Macerata, che oggi detiene il maggior numero di abitanti rispetto alle province di Ascoli Piceno e di Fermo, nonché il più vasto territorio tra tutte le province marchigiane, perderebbe ogni identità. Converrebbe a Fermo sostenere la candidatura di Macerata, più vicina geograficamente e con la quale ha da sempre intrattenuto storicamente buoni rapporti e relazioni tra pari.   La soluzione ottimale appare dunque il ripristino delle quattro province originarie, da sempre esistenti, che nelle Marche hanno sostanzialmente la medesima estensione territoriale, la medesima popolazione, il medesimo numero di imprese ed una intrinseca omogeneità. Qualora tale auspicata soluzione dovesse trovare un felice ed augurato esito, occorrerà dare legittima dignità alla città di Fermo, città nobile (la Firmum Picenum dei Romani), capoluogo della Marca Fermana, apportando a quella che un tempo era la provincia di Ascoli Piceno la nuova denominazione di Provincia di Ascoli - Fermo, così come Pesaro-Urbino, Forlì-Cesena.   Qualora, invece, la malasorte e la scelleratezza di un Governo autocratico e di un Parlamento esautorato (“aula sorda e grigia”) imponessero una macro provincia tra Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno, lo scenario complessivo regionale cambierebbe totalmente. Inevitabile la messa in discussione di Ancona quale capoluogo di regione, non potendo tale ruolo non toccare ad una provincia con più di settecentomila abitanti, con quasi cinquemila chilometri quadrati di territorio e con circa novantamila imprese. Visto che ormai non vi sono più certezze o dogmi istituzionali, non si può escludere nulla, tanto meno la nuova determinazione del capoluogo di regione. Se così fosse la provincia di Ancona non potrebbe più giovarsi della deroga, in quanto capoluogo di regione, e sarebbe costretta a fondersi con Pesaro. Pertanto, non conviene né ad Ancona né a Pesaro assumere un comportamento neutro o neutrale sul nuovo assetto regionale, né di mera facciata: occorre che entrambe le province, Ancona e Pesaro, adottino atti amministrativi in cui esprimano, a chiare lettere, la volontà dei rispettivi consigli di volere un riassetto regionale fondato sulle quattro province, costi quel che costi: Ancona, Pesaro-Urbino, Macerata ed Ascoli-Fermo. Da tale soluzione non si può e non si deve scappare! Questa l’unica soluzione razionale e rispettosa delle identità storiche e geografiche.   L’alternativa a ciò è la proposta di un riassetto che attribuisca, sempre nella logica della razionalizzazione della spesa, popolazione e territorio alle province che non hanno il requisito: a Macerata la popolazione e ad Ascoli-Fermo il territorio. Ciò comporta l’inevitabile sacrificio da parte di Ancona in quanto, beneficiando della deroga, dovrebbe cedere, popolazione a Macerata e quest’ultima il territorio ad Ascoli-Fermo, in parte compensato dalla cessione di quello anconetano. Ciò farebbe acquistare ad Ancona il vero ruolo “morale” di capoluogo di regione, attualmente non pienamente esplicato né riconosciuto da alcuno, in quanto relegato ad un ambito meramente giuridico e formale che vede la città dorica chiusa su se stessa e le impedisce di esprimere appieno la funzione di guida e di motore della compagine regionale.   La nota più dolente di tutta la vicenda è constatare l’assoluta mancanza di iniziativa e di capacità di intervento sui fenomeni, da parte della classe politica, specie maceratese, senza escludere le velleità del governo regionale sempre strabico verso Ancona e Pesaro. Una classe politica di straccioni, di incapaci, intenta ad arrovellarsi sui miseri temi della concessione di un contributo o meno, sull’invito a questa o a quella iniziativa arrivato in ritardo e quindi non acquisito dalla segreteria particolare, o sui loghi che devono apparire sulle brochure di questo o quell’evento. Gente “senza storia” che ha avuto successo grazie a questa democrazia italiana, sgangherata, fatta di corruttele e di clientelismo, democrazia senza regole, ovvero nella quale le regole si applicano solo agli amministrati e non agli amministratori, in cui la meritocrazia è un involucro vuoto, solo citato negli atti normativi e nelle circolari ministeriali. Una classe politica “in ordine sparso”: tal presidente litiga con un altro; altri che dicono che lo snellimento degli ambiti territoriali è “cosa sacrosanta”, ma poi, a seguito dell’omelia di Monsignor Vescovo nel giorno di San Giuliano, tentano da “cattolici adulti” o bigotti, di “mettersi la coscienza a posto” sostenendo o consentendo che altri affermino come la eliminazione della nostra provincia determinerebbe il venir meno delle nostre peculiarità territoriali. Nessuno si è mai soffermato ad esaminare la voragine di spesa delle Regioni, le centinaia e centinaia di comuni “polvere”, le decine e decine di Comunità montane che comprendono più comuni e che vertono sullo stesso territorio provinciale, ovvero le decine di Autorità indipendenti   Sono gli stessi “…uomini a mal più che a ben usi”, come direbbe Dante, che hanno colpito a morte il nostro territorio, deliberatamente o con colpa grave, nella migliore delle ipotesi, consentendo, per restare nella nostra realtà maceratese, la eliminazione del Distretto militare (su cui a lungo scrissi nei primi anni ’90, come ben possono testimoniare le testate giornalistiche locali e l’allora Colonnello ed amico Antonio Stoccuto, poi Generale, oggi in congedo), dell’Aeronautica militare, della Banca d’Italia: nessun territorio regionale ha mai dato tanto in termini di riorganizzazione degli apparati amministrativi.   E’ indubbio che ogni comunità che si rispetti e che possa con dignità portare tale nome, necessiti di un tessuto sociale coeso, dato da un territorio di riferimento contiguo e non frammentato, da un tessuto sociale e culturale forti, da un sistema imprenditoriale dinamico che si riconosca intorno agli stessi valori di cui le Istituzioni pubbliche devono essere il momento di sintesi e di rappresentanza generale. Non esiste un territorio senza le istituzioni pubbliche, né possono esistere una classe imprenditoriale ed una plurisoggettività organizzata senza un pubblico potere e viceversa.   Occorre un vero rinnovamento, di classe politica e dirigente, di idee, di energie, di moralità pubblica; occorre un taglio netto col passato e con le logiche dei numerosi stupratori delle coscienze, che stanno devastando e soffocando la Nazione e le comunità, le speranze di novità e di cambiamento, specie delle giovani generazioni, a cui nulla resta in eredità in termini di identità culturale, ideale, materiale.       Dott. Alberto Tombesi   Funzionario della Camera di commercio di Macerata   Ex Consigliere comunale di Macerata  
    15 - Ott 31, 2012 - 23:13 Vai al commento »
    Io piuttosto abolirei le Regioni: carrozzoni inutili, di cui abbiamo fatto a meno fino agli anni '70. Possono personaggi come Fornero, Monti, Cancellieri, Patroni Griffi cancellare con un decreto-legge (qual è la necissità e l'urgenza poi non si sa!) istituzioni napoleoniche, oggetto di riorganizzazione con l'Unità d'Italia?Come può un Governo non politico, senza la legittimazione popolare cambiare l'assetto ordinamentale provinciale?Chi sono costoro? Massoni e moralmente corrotti. Guardate la faccia allegra del Ministro Patroni Griffi: sembra il primino della classe che non ha mai preso un quattro o qualche schiaffo fatto bene da piccolo: proprio lui che fa parte di una casta onnipotente e pre-potente (la Magistratura) che vuole riorganizzare lo Stato! Alberto Tombesi - Macerata
  • Pettinari sul patto di stabilità verticale:
    “Spacca dimostra vicinanza ai territori”

    16 - Ott 31, 2012 - 23:01 Vai al commento »
    Ma di che territorio parla Pettinari: con che coraggio può parlare di territorio visto che ormai è un cavaliere senza cavallo, cioè Presidente di un ente territoriale senza territorio! Ma come si fa ad essere così insipienti e perfettamente inutili da parlare di "vicinanza ai terriori". Quali territori! Il territorio che speriamo non si sia "giocato a carte" per un seggio parlamentare.! Alberto Tombesi - Macerata  
  • SPENDING REGIONE
    Dove sono i veri costi della politica

    17 - Set 24, 2012 - 23:10 Vai al commento »
    La cosa che piu mi irrita è che tutti si sono svegliati ora dopo la vicenda della Regione Lazio. Nessuno dice nulla della Regione Puglia o Emilia-Romagna, né della Lombardia. Grazie al centro- sinistra ed al popolo sovrano che ha bocciato la "controriforma" del titolo V della Costituzione ad opera del centro-destra, oltra a ritrovarci un articolato costituzionale pessimo assistiamo ad una miriade di centri di spesa, le regioni appunto, contraltare del potere statale, e ancor più irraggiungibili e fuori di ogni controllo. Tutti si sono pavoneggiati a brandire la scure di guerra contro le province, perché il popolo, come diceva Guicciardini, è animale senza gusto senza sentimento. Nessuno riconosce alla regione il valore di  idenitità politica ovvero giuridica, sì geografica; tutti riconoscono la propia appartenenza a Macerata ad Ascoli Piceno, a Pesaro etc... quindi al radicamento territoriale fatto di storia e di tradizione. Negli agli '70 la costituzione delle Regioni, in attuazione della Carta costituzionale vide contrari soltanto il Movimento Sociale Italiano ed il Partito Liberale e sottovoce parte della Democrazia Cristiana di destra.   Alberto Tombesi - Macerata
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