Chalet Antonio divorato dalle fiamme
«Danni per oltre 100mila euro.
Mai ricevuto minacce, è un’attività sana»
CIVITANOVA - Indagini in corso sul rogo che all'alba ha interessato lo stabilimento numero 1 del lungomare sud. Al momento nessuna pista è esclusa, anche se non sarebbero state trovate tracce di inneschi. Si cercano indizi dalle telecamere. Sia uno dei gestori Giacomo Marcaccio, che il titolare Andrea Ruffini faticano a credere possa essersi trattato di un atto doloso: «Non abbiamo debiti o rivalità con nessuno»

Lo chalet annerito dalle fiamme
di Laura Boccanera (foto Federico De Marco)
«Non abbiamo debiti o rivalità con nessuno, è un’attività sana, qualora emerga che l’incendio fosse doloso non riesco ad immaginare il perché. I danni sono superiori a 100mila euro». Giacomo Marcaccio, uno dei gestori dello chalet Antonio è sconcertato per quanto avvenuto questa mattina nella concessione balneare numero 1 del lungomare sud di Civitanova, dove prima dell’alba un incendio ha divorato le strutture esterne del chiosco, gazebo, sedie, tetto e danneggiato gli infissi e il mobilio interno dove la plastica per il calore generato si è sciolta. Danni ingenti a cui ancora non si riesce a dare una valutazione precisa, ma che secondo le prime stime ammontano a oltre 100mila euro.

Questa mattina a svegliarlo sono stati i carabinieri di Civitanova che l’hanno avvisato di quanto accaduto. Marcaccio, originario di Porto Sant’Elpidio, gestisce da 4 anni assieme ad altri soci lo chalet Antonio di proprietà della famiglia Ruffini, anche loro arrivati sul posto dopo il rogo.
Andrea Ruffini, che è anche consigliere comunale allo stesso modo nega questioni irrisolte che facciano pensare a dispetti o atti dolosi per un’azione intimidatoria: «Non abbiamo personalmente mai ricevuto minacce non abbiamo nemici, 4 anni fa abbiamo dato in gestione l’attività, ma la nostra era una realtà familiare, faccio davvero fatica a pensare a qualcuno che possa avercela con noi». Anche Ruffini conferma i danni ingenti: «Sono venuti giù tetto, sottotetto, hanno preso fuoco i tavoli esterni, le sedie e anche dentro fumo e calore vicino alle vetrate hanno danneggiato gli infissi».

Fino a metà mattinata i vigili del fuoco sono stati impegnati nelle operazioni di spegnimento e messa in sicurezza del materiale e per le operazioni di bonifica e smassamento, prima della redazione del verbale che dovrebbe far luce sulle cause. Tracce evidenti di un innesco non ci sono, ma al momento i carabinieri non escludono alcuna possibilità.

Si procede con ipotesi che vanno dall’incendio accidentale, magari per la presenza di qualche bivacco nello spazio esterno, fino all’atto volontario. Tra le possibilità si è pensato anche a qualche petardo o materiale pirotecnico rimasto da Capodanno, ma i gestori tendono ad escludere questa ipotesi. Oggi gestori e proprietà verranno sentiti ufficialmente nella caserma dei carabinieri e nel frattempo si cercano risposte e indizi anche dalle telecamere di videosorveglianza del locale. Una in particolare sarebbe sfuggita al rogo e potrebbe aver ripreso dettagli utili alle indagini, ma al momento le immagini sono ancora al vaglio.

La struttura del resto non era in stato di abbandono, lo conferma proprio Giacomo Marcaccio: «Passo praticamente ogni giorno anche solo per vedere se è tutto a posto. A Capodanno avevamo fatto una cena tra amici noi dello chalet, una festa privata e proprio il giorno dopo ero passato a sistemare tutto e lasciare pronto per la primavera. Avevo fatto le pulizie e staccato la corrente dappertutto, non c’era nulla di strano». Sulla possibilità che qualche petardo possa aver provocato il rogo o sulla presenza di eventuali sbandati aggiunge: «Non ho visto petardi o fuochi d’artificio inesplosi, ho sistemato e pulito tutto anche perché oggi sarei partito per un week end fuori – prosegue Marcaccio – In questi 4 anni ogni tanto è capitato di ritrovare oggetti lasciati da qualcuno che passa lì la notte o bivacca per qualche ora, trovavamo qualche bottiglia, qualche scatolone, ma se qualcuno questa mattina fosse lì non saprei dirlo».

Non è però la prima volta che attività vengono prese di mira con incendi mirati: all’inizio di dicembre alcune bottiglie incendiarie sono state scagliate all’interno dello Shada di Civitanova, sempre sul lungomare sud, attività gestita dalla famiglia Ascani durante l’estate. La discoteca sulla spiaggia era ovviamente chiusa e i danni sono stati limitati. Un episodio sicuramente doloso a cui si aggiungono altri fatti di cronaca che hanno colpito altri imprenditori del mondo dei locali che hanno avuto gomme dell’auto incendiate. 

Incendio sul lungomare sud, distrutto lo chalet Antonio (Foto)
Giacomo e Marco due lavoratori instancabili e molte idee, non meritavano un incidente simile, spero almeno che possano recuperare abbastanza per ricominciare….
Uno YouTuber, qualche mese, ha avuto la casa distrutta a causa di un incendio innescato dalla batteria di uno “strumento” per pulire la piscina.
Forse, gli sfortunati balneari hanno subìto una sorte simile, vedranno loro con gli esperti.
Nondimeno, molte delle attuali batterie (auto, biciclette, monopattini e similari) sembrano proprio essere un problema.
…macché petardo…probabilmente una cicca di sigaretta lasciata ancora accesa da un disattento fumatore e con questo caldo… gv
Secondo me e parlando ovviamente in generale, gli incendi agli chalet e le turbe di ragazzini che fanno casino dentro e fuori le discoteche possono avere una matrice comune: quella di reagire al rifiuto dei titolari di pagare il pizzo alle organizzazioni malavitose dominanti a Civitanova, soprattutto di natura ‘ndranghetista, o di seguitare a pagarlo, o di rifiutare un incremento della somma pagata a titolo estorsivo.
Insomma, non paghi, oppure non vuoi più pagare? Rifiuti l’aumento del pizzo? Allora ti incendio lo chalet (o l’auto: a Civitanova ogni tre giorni va a fuoco un’autovettura) e ti metto con il sedere per terra oppure (nel caso dei locali del divertimentificio) ti scateno volutamente la marsumaglia dei ragazzini bevuti e strafatti che fanno casino all’interno o all’esterno del locale, provocando risse continue e continue proteste dei vicini, costringendo infine le autorità ad adottare provvedimenti di sospensione della licenza.
In buona sostanza, si tratta di atti di vera e propria intimidazione mafiosa.
Commento importante dell’avvocato Bommarito.
Verrà completamente trascurato dall’amministrazione comunale e, forse, anche da altre istituzioni?