Samuele Bersani, magia al Rossini
«Partire dalle Marche mi porta fortuna»
CIVITANOVA - Sold out ed emozioni a non finire ieri sera per il concerto del cantautore romagnolo, prima tappa del suo nuovo tour: «La vostra accoglienza è bellissima»

Samuele Bersani al Rossini
di Luca Capponi
«Partire dalle Marche mi porta storicamente fortuna, ho chiesto espressamente di iniziare il tour da qui, poi una serie di combinazioni ha fatto sì che ci riuscissimo. La vostra accoglienza è bellissima».
Mai come in questo caso, però, la fortuna sta da ambo le parti. Fortunato lui e fortunato il pubblico. Da una parte uno degli ultimi grandi cantautori, in un mondo ormai dominato dall’appiattimento e dall’artificialità musicale, dall’altra il teatro Rossini di Civitanova, per l’occasione gremito.

Samuele Bersani, si è presentato all’appuntamento in grande spolvero: la ripartenza della sua tournée con la Ensemble Symphony Orchestra diretta dal maestro Giacomo Loprieno non poteva avvenire in maniera migliore. Un sold out che non è solo mero riempimento fisico degli spazi a disposizione, ma che riflette il pieno di emozioni e bellezza.

«Quando mi immaginavo questo tour ho capito che stavo andando verso la strada giusta – spiega Bersani -. La canzone negli ultimi anni è diventata un’altra cosa, una cosa che hanno scelto che fosse così. Quello che sta succedendo non è più nemmeno imputabile all’autotune, se usato come effetto è un conto ma ormai viene usato un tanto al chilo, ciò che mi dispiace è che la musica si è uniformata e con esso il suono, non si sente più quel briciolo di magia che viene fuori dagli strumenti suonati da esseri umani».

Magia, termine che (per fortuna, di nuovo), il nostro conosce bene. Non a caso nelle due ore di live ce n’è stata, eccome. Da “Il mostro”, brano che lo lanciò nel 1992, proposto in apertura, fino a “Freak”, “En e Xanax”, “Coccodrilli”, “Spaccacuore”, “Cattiva”, “Replay”, tutte riarrangiate e donate al pubblico in una nuova affascinante veste.

Inevitabile il ricordo di Lucio Dalla, decisivo per la sua carriera. «Una volta venne in studio col suo quadernetto e disse “Vado a messa”. Tornò dopo un’ora con stilografica e foglio, pimpante come un bambino. Sono stato la prima persona a cui ha letto il testo di questa canzone», racconta prima di intonare la cover di “Tu non mi basti mai”.
Così come inevitabili sono, in chiusura, le classicissime “Chicco e Spillo” e “Giudizi universali”, a sancire il degno finale di un concerto coraggioso, profondo, vibrante. Profondamente umano. E magico.


Samuele Bersani a fine spettacolo al Vecchio Caffè Maretto
Grande artista