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Terme, insorgono i dipendenti:
«Indignati e preoccupati per il lavoro.
Nemmeno la sensibilità di informarci»

SARNANO - Gli addetti della Terzo Millennio contestano l'amministratore e il vicesindaco: «Mentre ci fornivano rassicurazioni, convocavano un'assemblea che potrebbe mettere la parola fine alla società. Siamo sconcertati»

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Le terme di Sarnano

di Luca Patrassi

La vicenda delle terme di Sarnano – con l’amministratore unico Fiorino Coppari che ha presentato le dimissioni e convocato i soci per discutere o di un aumento di capitale o della messa in liquidazione della società – è al centro di un intervento dei 12 dipendenti che hanno sottoscritto una lettera aperta che offre anche alcuni elementi inediti rispetto a quanto finora trapelato. Il punto di partenza della lettera: «Come dipendenti delle Terme di Sarnano proviamo profondo sconforto e indignazione per quanto sta accadendo in questi giorni e che purtroppo ci vede coinvolti in prima persona. Innanzitutto ci sembra addirittura surreale apprendere dagli organi di stampa e dalla piazza che sarebbe stata convocata un’assemblea societaria di vitale importanza per il futuro delle Terme e di Sarnano, senza pertanto che l’amministratore  Coppari abbia avuto la minima sensibilità di volerci informare (amministratore che addirittura si presenta dimissionario, e pensiamo che almeno un saluto sarebbe stato d’obbligo) e benché meno lo abbia fatto il Comune di Sarnano come socio di maggioranza (che procederà con un terzo cambio di organo amministrativo in un solo anno)».

L’allarme: «Se l’aumento di capitale sociale non dovesse concretizzarsi (secondo alcune voci che circolano addirittura non attuabile), l’assemblea sarà chiamata a deliberare la messa in liquidazione della società: tradotto, parola fine, dopo 30 anni la società chiuderà i battenti». Il retroscena rivelato dai dipendenti della Sarnano Terzo Millennio: «Non più di qualche giorno fa, anche alla presenza dei sindacati e perfino in assemblea, l’amministratore Coppari e il vicesindaco Ceregioli non facevano altro che esprimere parole di rassicurazione, il loro primo obiettivo era salvaguardare le maestranze e i posti di lavoro e mentre si affermava ciò, si stava convocando un’assemblea per la messa in liquidazione? Era questa la tutela che intendevano? Pensavamo di meritare un briciolo più di considerazione, quantomeno quella di essere almeno informati da chi di dovere».

Il risvolto occupazionale e sociale: «A noi non interessa se ciò avvenga a ridosso di una tornata elettorale che andrà a decretare un passaggio di testimone all’interno del Comune, ma esprimiamo sconcerto e preoccupazione per il nostro lavoro, per le nostre famiglie, per i cittadini e per tutta Sarnano. In tutti questi anni abbiamo dato il nostro contributo in tutte le situazioni difficili, finanziarie e non,  che la società ha dovuto da sempre affrontare: abbiamo messo a disposizione le nostre professionalità per ogni esigenza. Forse il sindaco e il Comune hanno la memoria corta, ma non crediamo che sia così anche per tutti i cittadini, che ben ricordano il lavoro svolto al servizio di tutta la Comunità e di tutto il territorio durante la pandemia, il servizio tamponi, le vaccinazioni, la disponibilità costantemente offerta a tutta la popolazione in un territorio disagiato per alcuni servizi essenziali per la persona, ci rifiutiamo anche solo di pensare che si voglia chiudere volontariamente l’unico presidio socio-sanitario».

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