Cozze sterminate dal riscaldamento globale:
lo studio Unicam spiega perchè

SCIENZA - I ricercatori hanno posto l'attenzione sul litorale di Grottammare scoprendo che le ondate di calore dell'estate 2022 e la siccità dell'inverno precedente hanno determinato l’incapacità dei mitili di sopravvivere: «scogli ormai praticamente privi degli organismi marini»

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cozze

C’è un legame tra l’intensa moria di cozze registrata a fine estate 2022 lungo la costa picena e l’attuale crisi climatica? E’ a questo interrogativo che ha provato a dare una risposta lo studio condotto dai ricercatori in forza all’unità di ricerca e didattica San Benedetto del Tronto (Urdis) dell’Università di Camerino, Luca Bracchetti, Martina Capriotti, Paolo Cocci, Massimiliano Fazzini, Francesco A. Palermo, e recentemente pubblicato su un’importante rivista scientifica internazionale.

Sono diversi anni che Unicam studia l’ecosistema marino della costa picena ed è proprio grazie a tale impegno che nel 2017 è stato proposto alla Commissione europea come sito di importanza comunitaria “Costa del Piceno – San Nicola a Mare” a Grottammare. Ed è proprio da qui che ha preso il via lo studio, che si è esteso poi lungo il litorale sud, fino a Martinsicuro. Secondo i ricercatori, i cambiamenti climatici che interessano sempre più marcatamente la vita di tutti i giorni influenzerebbero in maniera determinante tale drammatico processo. Grazie all’analisi integrata di dati biologici e meteo, infatti, risulta palese che le intense e reiterate ondate di calore verificatesi tra luglio e agosto 2022, in combinazione con il prolungato periodo di siccità che ha interessato l’Italia a partire dal mese di dicembre 2021, ha determinato l’incapacità dei mitili di sopravvivere a circostanze assolutamente eccezionali. Le cozze, quindi, sono state contemporaneamente esposte a temperature elevate per un periodo troppo prolungato e a scarsità di cibo legata alle ridottissime portate dei fiumi più importanti del territorio italiano che sfociano nell’alto adriatico (esse sono organismi filtratori che si alimentano di sostanza organica portata in mare essenzialmente dai fiumi). «Chiunque abbia mai messo la “testa sott’acqua” in prossimità degli scogli della nostra zona – sottolineano i ricercatori Unicam – ricorderà senz’altro una fitta copertura degli stessi da parte dei mitili; a settembre 2022 la situazione era cambiata drasticamente, tanto che gli scogli sommersi erano praticamente privi degli organismi marini che di solito vivono a stretto contatto con questo substrato. Vogliamo ringraziare gli allevatori di mitili della zona per il proficuo scambio di informazioni, utili anche alla comprensione di questi nuovi scenari ambientali».

I risultati dello studio sono inoltre stati presentati all’attenzione della comunità scientifica in occasione del simposio “Cambiamento della Biodiversità nell’Antropocene”, tenutosi al Fano Marine Centre lo scorso aprile e saranno nuovamente presentati in occasione della fiera scientifica internazionale Remtech che si svolgerà a Ferrara dal 18 al 20 settembre prossimi.


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