Sclavi e la missione Ordinanza 33:
«Modificarla è la chiave
per la Don Bosco e le altre scuole»

TOLENTINO - Il sindaco dice di averci lavorato dal giorno del suo insediamento. «Consentirebbe di lasciare il plesso in centro migliorandolo sismicamente. Nel terreno dove si voleva fare la nuova sede, si può creare un contenitore dove prima far girare gli istituti soggetti a lavori post sisma per poi metterlo a disposizione come refettorio o ostello per gli studenti, in particolar modo per quelli del liceo Coreutico»

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Mauro Sclavi oggi ha illustrato il piano

di Francesca Marsili

Sovvertire l’Ordinanza 33 voluta dal suo predecessore Giuseppe Pezzanesi con la quale la scuola Don Bosco verrebbe delocalizzata: è questo il preciso intento del sindaco di Tolentino Mauro Sclavi annunciato questa mattina a margine di una conferenza stampa. «Se riusciamo a modificarla, come sono certo di riuscire a fare, andremo a dare una risposta migliorativa» premette Sclavi. E spiega la sua proposta: «Lasciare la Don Bosco in centro migliorandola sismicamente. E nel terreno dove si voleva far sorgere la nuova Don Bosco, a fianco del nuovo polo scolastico, creare un contenitore dove prima far girare le scuole di Tolentino che saranno soggette a lavori post sisma per poi metterlo a disposizione del polo come refettorio o ostello per gli studenti, in particolar modo per quelli del liceo Coreutico». Sclavi è fermissimo nel perseguire quello che è senza dubbio il punto più importate del suo programma elettorale: lasciare le scuole in centro ove possibile. Intende ribaltare l’Ordinanza 33 del 21 febbraio 2022 con la quale l’ex sindaco Pezzanesi voleva che la scuola Don Bosco fosse ricostruita nella zona est della città in un terreno acquistato da un privato alla cifra di 2 milioni e 400mila euro (come da fondi indicati nella stessa ordinanza) che si trova vicino a quello in cui sorgerà il nuovo polo scolastico.

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L’istituto Don Bosco

«Dal nostro insediamento, fino a oggi, abbiamo lavorato con tutte le nostre forze per cambiare questa ordinanza che spostava tutte le scuole fuori dalla città – premette Sclavi -. La scuola Don Bosco sarebbe stata spostata in maniera definitiva vicino al punto in cui sorgerà il nuovo campus creando due ordini di problemi. Il primo è che in centro storico non ci sarebbe più nulla e non esiste un solo architetto al mondo che avrebbe approvato una cosa simile – affonda il sindaco –, tant’è che il precedente commissario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini, aveva prodotto un’ordinanza con la quale chiedeva la possibilità di lasciare le scuole in centro dove si poteva. Il secondo problema – prosegue – è che gli spazi del nuovo polo scolastico sarebbero limitati dalla creazione della nuova Don Bosco». La proposta della nuova amministrazione Sclavi è lasciare la Don Bosco dove si trova, in centro città, e di migliorarla sismicamente «allo 0,8 così come la legge lo consente». Inoltre di non acquisire più la struttura delle Pie Venerini per la quale c’era un costo per l’acquisto e un costo per ripararle sempre con fondi contenuti nell’ordinanza, ma di creare un contenitore, al posto della Don Bosco che voleva Pezzanesi, nel lotto di terra già acquistato a fianco al polo scolastico e la cui destinazione non può essere cambiata, «che ci servirà per far girare tutte le scuole cittadine che saranno soggette a lavori post sisma come la Lucatelli e la Grandi e poi a disposizione del nuovo polo scolastico come refettorio o come dormitorio per chi viene da fuori». Sclavi ammette essere un meccanismo complesso. «Ma noi abbiamo in testa ogni fase – dice Sclavi -. L’unico nodo da sciogliere è sovvertire l’Ordinanza. Cambiandola andremo a fare tutto questo. Vicino alla struttura che vogliamo realizzare ci saranno dei campetti sportivi polifunzionali a disposizioni delle associazioni. Diventa quindi a fruizione completa: la mattina del polo scolastico, il pomeriggio della città». Sclavi ribadisce di aver impiegato un anno per giungere a questa soluzione estremamente complessa perchè ci sono fondi già stanziati e terreni acquisiti: «Dobbiamo andare a fare tutto in maniera precisa e dimostrare che questa scelta è migliore dal punto di vista economico, funzionale, e anche legale. Con l’assessore alla Ricostruzione Flavia Giombetti abbiamo fatto migliaia di chilometri per capire come fare e se fare e lo abbiamo fatto in silenzio. Riusciremo a cambiare l’ordinanza e a fare ciò che serve per questa città, non ciò serve ad un’appartenenza politica».

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