Il Museo archeologico
diventa inclusivo
TOLENTINO - Le sale al primo piano del Castello della Rancia si aprono ai disabili grazie al progetto “Incluseum: Il museo di tutti”, sviluppato da PlayMarche con il coordinamento scientifico di Unimc e finanziato dall’Unione Europea

Il museo civico archeologico di Tolentino
Tutto pronto per la cerimonia ufficiale di inaugurazione del nuovo allestimento del Museo civico archeologico “Aristide Gentiloni Silverj”, ospitato nelle sale al primo piano del Castello della Rancia e che raccoglie i reperti rivenuti a Tolentino di epoca picena e romana, in programma per sabato alle 17.
Il museo è stato dotato di nuove tecnologie al servizio del sapere oltre le differenze divenendo così inclusivo e pienamente fruibile anche per le persone diversamente abili. “Incluseum: Il museo di tutti” è un progetto e allestimento a cura di PlayMarche con il coordinamento scientifico di Unimc ed è stato finanziato dall’Unione Europea. L’evento di sabato sarà aperto dai saluti di Mauro Sclavi, sindaco di Tolentino, di John Francis McCourt, rettore dell’Università degli studi di Macerata, e di Giuseppe Lacava, soprintendente ad archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Il progetto sarà illustrato da Roberto Perna, professore di archeologia classica dell’Università di Macerata, da Catia Giaconi, docente di didattica e pedagogia speciale sempre all’Università di Macerata, e da Michele Spagnuolo, amministratore delegato di PlayMarche, spin off di Unimc.
Subito dopo il taglio del nastro sarà possibile provare tutte le installazioni che hanno arricchito il percorso museale e alle 18 sarà proiettato sulle pareti della corte interna del castello un video mapping.
Il Museo civico archeologico di Tolentino venne fondato il 30 settembre del 1882 per volontà del conte Aristide Gentiloni Silverj, che ne fu direttore fino alla scomparsa. Conserva, principalmente, i corredi tombali rinvenuti nelle necropoli picene di Tolentino, oggetto di scavo da parte dello studioso a partire dal 1879, assieme ad alcuni pezzi della sua collezione privata, donazioni e successive acquisizioni. Nel 1914 i materiali del Museo vengono inviati alla “Esposizione dell’archeologia marchigiana” di Milano. Dal 1926 al 1938 il museo viene chiuso al pubblico ma i suoi materiali restano visibili su richiesta. Negli anni Cinquanta viene disposto dalla Soprintendenza il restauro di alcuni reperti esposti, mentre il riallestimento viene affidato a Gualberto Piangatelli. Nel 1974 il museo si sposta alla sala di San Giacomo nel Convento di San Nicola, per tornare nella sede attuale, nei locali del Castello della Rancia, nel 2000 grazie al lavoro curato da Agnese Massi Secondari, pronipote di Aristide Gentiloni Silverj e direttrice del Museo. L’ultimo intervento che ha riguardato il museo risaliva al luglio 2021.