«Acqua, bisogna far presto
a creare un unico gestore pubblico.
Il rischio è che passi ai privati»

L'APPELLO del consigliere di Corridonia Sandro Scipioni a tutti i sindaci della provincia: «Nel 2025 scadono le attuali convenzioni con le attuali società affidatarie e 18 mesi prima della scadenza (quindi nel 2023) devono essere avviate le procedure»

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Sandro Scipioni

«Chiedo ai sindaci, ai consiglieri comunali liberi da pressioni di ogni Comune della nostra provincia, di fare un interpello presso le proprie sedi istituzionali, con solleciti a deliberare, affinché la Provincia dia l’adeguata soluzione della gestione idrica in una unica società provinciale, che possa concorrere alla realizzazione di una unica società di gestione in tempi rapidi, entro giugno». E’ l’appello lanciato dal consigliere di Corridonia Sandro Scipioni, del gruppo d’opposizione Corridonia Rinasce, vista la mancanza di un gestore unico della rete idrica nel Maceratese e il rischio che si vada verso una gestione privata.

«Il notevole miglioramento dello standard vitale – dice Scipioni – impone il rifornimento di acqua in maggiore quantità e migliore qualità. La qualità condiziona poi l’uso indiretto che l’uso diretto poiché ogni suo difetto impone scelte economiche e tecnologiche di particolare rilevanza, tanto che negli ultimi decenni si è sviluppata un’industria del trattamento che, sebbene nata nello scorso secolo, era rimasta a lungo schematizzata su alcune limitate esperienze tecnologiche. Diverse sono le possibilità che ha l’uomo per procurarsi l’acqua necessaria. Altrettanto diverso sono le possibilità di scaricare l’acqua nell’ambiente. Ne deriva da ciò la necessità di un’unica autorità coordinatrice in un ambito territoriale, con la capacità di concedere utilizzazioni, di accettare i requisiti dell’acqua di scarico, di intraprendere o facilitare iniziative di riutilizzazione, di gestire o fare gestire servizi pubblici, di regolamentare in definitiva tutta la risorsa nell’ambito considerato in un chiaro programma tendente a soddisfare obiettivi definiti».

«Fatta questa premessa e considerato che ai sensi dell’articolo 147, comma 2 del Codice Ambientale è obbligatoria – aggiunge il consigliere – “l’unicità della gestione” nell’ambito territoriale ottimale, nonché “adeguatezza delle dimensioni gestionali, definita sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici”. Constatato quindi l’obbligo legislativo di affidare il servizio ad un unico soggetto gestore, nonostante l’Assemblea dei sindaci si sia espressa in più di un’occasione a favore della gestione pubblica, e ad oggi non si è ancora costituita la società pubblica alla quale dovrebbe essere affidato il servizio “in house”, rischia di mandare inevitabilmente a gara il servizio con un rischio più che concreto di avere una gestione provata. Si ricorda infatti che nel 2025 scadono le attuali convenzioni per la gestione con le attuali società affidatarie e 18 mesi prima della scadenza (quindi nel 2023) devono essere avviate le procedure per il subentro del nuovo gestore unico».


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