«Donna presa per il collo in pizzeria»,
l’imputata assolta in appello

MORROVALLE - Oggi la sentenza al tribunale di Macerata dopo che il Giudice di pace aveva condannato una donna a multa e risarcimento
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Lite una pizzeria tra due donne, una finisce sotto accusa perché avrebbe preso per il collo l’altra: assolta. La sentenza oggi al tribunale di Macerata. Si trattava di un appello per un processo che si è svolto al giudice di pace di Macerata. In primo grado l’imputata era stata condannata a 800 euro di multa e 2mila euro di risarcimento.

I fatti contestati risalgono al gennaio del 2021. Nella pizzeria, quel giorno, si erano incontrate due donne che si conoscevano e una di loro era andata al tavolo dove stava l’altra e aveva iniziato a lamentarsi per delle questioni che riguardavano dei parenti della donna. Poi, secondo l’accusa (che oggi ha chiesto la conferma della condanna di primo grado) l’imputata avrebbe aggredito l’altra donna prendendola per il collo, spintonandola e facendola cadere e causandole una prognosi di 10 giorni per un trauma distrattivo del rachide cervico dorsale.

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L’avvocato Giancarlo Nascimbeni

Al processo di primo grado erano stati sentiti un testimone che era al tavolo della parte offesa e un testimone che era al tavolo dell’imputata. E proprio il peso che è stato dato a queste testimonianze è stato uno dei motivi di appello del difensore della donna, assistita dall’avvocato Giancarlo Nascimbeni.

«Il giudice di pace ha ritenuto attendibile un testimone, quello della parte offesa, e non l’altro ma non ha dato una giustificazione sul perché – dice l’avvocato Nascimbeni -. Poi nella sentenza ha usato più volte il termine “probabilmente”, quindi per me questo “probabilmente” non superava la presunzione dell’innocenza. Inoltre al processo di primo grado avevo chiesto un confronto tra i due testimoni che mi è stato negato e che a mio avviso era importante per avere la certezza che i fatti fossero avvenuti nei modi denunciati». Sentiti accusa e difesa oggi il giudice Andrea Belli ha assolto l’imputata «perché il fatto non sussiste». Il giudice ha quindi disposto la revoca del risarcimento di 2mila euro e ordinato la restituzione delle somme già pagate dall’imputata per le spese del processo. La parte offesa si era costituita parte civile, assistita dall’avvocato Francesco Acquaroli.

(redazione CM)



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