Fallimento Maceratese, Tardella indagata:
«Bancarotta? No, passaggi di denaro
da una sua società al club»

CHIUSE LE INDAGINI per la ex presidente e l'ultimo amministratore prima del crac del club, Claudio Liotti. Il legale dell'imprenditrice respinge gli addebiti: «Fatti contestati risalgono al 2013 e 2014. Forti dubbi sul fatto che le condotte contestate, semmai commesse, possano in qualche modo aver influito sul dissesto finanziario della società»
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Maria Francesca Tardella con l’avvocato Giancarlo Nascimbeni

 

Fallimento della Maceratese, indagati per bancarotta Maria Francesca Tardella ex presidente del club e Claudio Liotti ultimo amministratore della società. La procura ha chiuso le indagini sulla vicenda. Il legale della Tardella, l’avvocato Giancarlo Nascimbeni, contesta le accuse di bancarotta: «Fatti avvenuti nel 2013 e 2014, quando la squadra era ancora nei dilettanti. All’epoca Tardella era lungi dal voler vendere la squadra. Si parla di movimentazioni interne, ma erano fatti con la società Gulliver che è di proprietà della Tardella».

Secondo l’accusa avrebbe nei bilanci per gli esercizi 2013 e 2014, chiusi il 30.6.14 e il 30.6.2015, imputato, fraudolentemente secondo la procura, a ricavi da liberalità e non a debiti i proventi percepiti da se stessa e dalla “Gulliver sas”, di cui era socia accomandataria, e da Piangiarelli Paola, poi parzialmente restituiti, in questo modo, continua il capo d’incolpazione, «evidenziando perdite di esercizio minori di quelle reali, che avrebbero reso negativo il patrimonio netto», in questo modo avrebbe causato, o comunque concorso a causare, il fallimento della società.

A Liotti invece viene contestato di aver sottratto libri e scritture contabili del club.

Claudio-Liotti

Claudio Liotti

La Maceratese era fallita nel gennaio del 2018 ed era stato nominato Alessandro Benigni come curatore fallimentare. In una nota, l’avvocato Giancarlo Nascimbeni interviene su quanto contestato alla sua assistita:

«Premesso che l’atto giudiziario notificato in questi giorni dalla Procura di Macerata alla dottoressa Tardella è qualificato come “informazione di garanzia sul diritto di difesa” contestuale all’avviso di conclusione delle indagini, per cui fino ad ora la dottoressa Tardella non è stata in grado di potersi difendere non avendo conoscenza del benchè minimo atto compiuto dall’inquirente, precisa che l’imputazione di reato che la riguarda si riferisce a fatti presuntivamente commessi negli anni 2013 e 2014 avendo essi semmai influito sui bilanci della S.S. Maceratese Srl, all’epoca società dilettantistica, chiusi il 30 giugno 2014 e 30 giugno 2015 periodi di tempo assai remoti rispetto alla data del 24 novembre 2016 (vendita delle quote sociali al sig. Filippo Spalletta con contestuale estromissione della dottoressa Tardella da ogni attività gestoria della società) ed ancor più rispetto alla data della dichiarazione di fallimento della società (gennaio 2018). Già ciò induce a forti dubbi sul fatto che le condotte contestate, semmai commesse, possano in qualche modo aver influito sul dissesto finanziario della società tanto da determinarne il fallimento. Da ultimo si evidenzia che gli ipotetici creditori della società, per i fatti contestati nel capo di imputazione, risultano essere: la stessa Tardella, la Gulliver Sas di cui la dottoressa Tardella era ed è socia accomandataria. Nessun pregiudizio patrimoniale può essere derivato, per ciò solo, alla S.S. Maceratese srl». Il legale aggiunge che Tardella «è tenuta a difendersi solamente dall’accusa, invero piuttosto inconsistente, così come riportata e limitata nel capo di imputazione. In ogni caso, così come avvenuto con successo in altre circostanze e come suo stile la dottoressa Tardella saprà difendersi nelle sedi proprie del processo, escludendo fin d’ora ogni altra iniziativa di carattere mediatico».

Il napoletano Claudio Liotti era stato l’ultimo amministratore del club ed era subentrato ad un altro imprenditore, Filippo Spalletta. A presentare istanza di fallimento erano stati il comune di Macerata e l’Apm. Il Comune chiedeva 48mila euro, l’Apm 38mila euro. Ma questa era solo una parte dei debiti accumulati.

(Ultimo aggiornamento alle 18,55)

 

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