Omicidio Sadjidee Muslija,
il marito rinviato a giudizio:
no alla perizia psichiatrica

MONTE ROBERTO - Il via al processo il 22 settembre davanti alla Corte d'assise del tribunale di Ancona. Nazif Muslija, 51 anni, è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione e dai legami di parentela

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Nazif Muslija

di Alessandro Luzi

Omicidio di Sadjidee Muslija: rinviato a giudizio il marito, il 51enne Nazif Muslija. Rigettata la richiesta di perizia psichiatrica sull’imputato. Il via al processo il 22 settembre alla Corte d’assise del tribunale di Ancona. Così oggi ha deciso il gup Alberto Pallucchini del tribunale di Ancona nel corso dell’udienza preliminare per l’omicidio di Muslija, la 49enne macedone barbaramente uccisa nelle prime ore del mattino del 3 dicembre scorso a Pianello Vallesina, a Monte Roberto.

Oggi in aula la difesa, sostenuta dall’avvocato Mirela Mulaj, ha chiesto di svolgere una perizia psichiatrica sul 51enne, attualmente in carcere a Montacuto. Il gup ha rigettato la richiesta che il legale ritiene che si dovrà valutare nel corso del processo. La prima udienza si svolgerà il 22 settembre davanti alla Corte d’assise del tribunale dorico. Si sono costituiti parte civile i familiari della vittima, 49 anni macedone, tutelati dagli avvocati Cinzia Molinaro e Matteo Di Vittorio.

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L’avvocato Mirela Mulaj

La ricostruzione del pm Rosario Lioniello contesta a Muslija accuse pesantissime tra cui l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dai legami di parentela, oltre alla recidiva per precedenti maltrattamenti in famiglia.

Secondo le accuse, l’uomo avrebbe aggredito la moglie intorno alle 5, colpendola ripetutamente e con estrema violenza al capo e al volto, utilizzando un tubo metallico da edilizia lungo circa un metro. L’attrezzo era stato trovato vicino alla casa dove abitavano. La vittima, in quegli attimi, si trovava ancora a letto, in uno stato di totale vulnerabilità e senza alcuna via di fuga. I colpi violenti ne hanno causato la morte pressoché immediata.

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Sadjidee Muslija

Per il magistrato non si trattò dunque di un gesto d’impulso, ma di un vero e proprio piano studiato nei dettagli. La premeditazione contestata si basa su diversi elementi come le minacce precedenti, l’assenza di un litigio e il piano di fuga. Secondo quanto ricostruito dalla procura Muslija aveva già manifestato l’intento di uccidere la moglie sia ai parenti di lei sia ai carabinieri di Moie di Maiolati Spontini, che erano intervenuti nell’aprile, sempre dello scorso anno, per arrestarlo in flagranza e sempre per maltrattamenti. L’aggressione è inoltre avvenuta nel sonno, escludendo l’ipotesi di un contrasto improvviso che potesse aver scatenato la violenza. Infine, l’omicida aveva pianificato minuziosamente la latitanza, accumulando cibo, denaro contante e masserizie per nascondersi nei boschi.

L’uomo era infatti fuggito nella fitta vegetazione di Matelica, nel Maceratese, in località Vocabolo Vinano, dove era stato scovato e arrestato dai carabinieri, dopo un tentativo di suicidio, solo grazie alla segnalazione di un cacciatore della zona.

 


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