Il disinteresse delle zone terremotate,
gli scricchiolii nel blocco di centrodestra
e l’inconsistenza del Pd

IL COMMENTO di Fabrizio Cambriani - Tre le indicazioni scaturite dall'ultima tornata elettorale per le Provinciali, che ha portato Sandro Parcaroli allo scranno di presidente

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di Fabrizio Cambriani

Tre sono le indicazioni scaturite da questa tornata elettorale delle Provinciali. La prima, rilevando il numero dei votanti, è che anche all’interno del mondo degli amministratori pubblici locali, sussiste un discreto disinteresse, visto che quasi il 23 per cento di loro non si è nemmeno recato al seggio. Si tratta evidentemente, dei rappresentanti di quella parte degli elettori – nel caso del suffragio universale – che non riconoscono più nessuna autorevolezza, e quindi nessuna attrazione, dalle dinamiche e dagli attori attualmente in campo in questa fase politica. Diverse sono le cause di questo “distacco istituzionale” da quelli che sarebbero dei veri e propri doveri. Ne cito solo uno relativo alle aree marginali e a quelle che ormai sono diventate vere e proprie zone di periferia. Mi riferisco, in particolare, alle zone terremotate. Ebbene, per quei territori, si sta realizzando una silenziosa e consenziente surroga delle prerogative proprie degli amministratori locali, in favore del commissario straordinario, Legnini. Una sorta di delega in bianco che va oltre le sue competenze di coordinatore. Indipendentemente dalle motivazioni, credo che questo sia motivo di profonda riflessione per tutto il personale politico chiamato ad amministrare i territori. Indipendentemente dalla sua appartenenza politica.

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Il passaggio di testimone tra Antonio Pettinari e Sandro Parcaroli dopo le elezioni provinciali

La seconda indicazione è che, a distanza di poco più di un anno, il granitico blocco di centrodestra – stando alle narrazioni degli interessati – tanto granitico poi non si è dimostrato. I numeri della vigilia davano pronostici schiaccianti a loro favore, mentre il distacco vero si è rivelato di un misero otto per cento. Abituato, sin qui, a camminare sul red carpet delle celebrazioni mondane e dei vernissage de noantri, con il suo incedere ieratico – secondo solo a papa Pacelli – il neopresidente Parcaroli, ha scoperto, sulla propria pelle, che in realtà la politica, come diceva un autorevole ministro della prima repubblica, è sangue e merda. I numeri dicono che più di un amministratore della sua parte lo ha malamente tradito nel segreto dell’urna. Un segnale forte e chiaro che non lascia presagire nulla di buono nei rapporti di forza interni alla sua maggioranza. Sia a livello comunale che provinciale. Segnali che hanno la loro stazione emittente anche dal palazzo regionale. Dove gli equilibri tra Fratelli d’Italia e Lega stanno diventando sempre più precari.

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Il segretario provinciale del Pd Angelo Sciapichetti

La terza indicazione è l’inconsistenza del Partito Democratico. Almeno in questa partita. Ad onor del vero, bisogna riconoscere che, in quest’ultimissima fase, il partito è stato impegnato in un congresso dall’esito incerto fino all’ultimo circolo, ma il risultato è stato comunque deludente. In termini di eletti porta a casa, escluso il candidato presidente, due seggi. Cioè quanto quelli di Italia Viva, che al confronto era ed è decisamente sottostimata rispetto alle reali capacità del Pd. A pensar male si fa peccato, ma non mi meraviglierei se anche nel blocco di centrosinistra ci sia stato un travaso di voti dal Pd a Italia Viva. A testimonianza che i veleni del congresso sono ancora tutti lì. Vivi e presenti. E con essi, il neo segretario provinciale, Sciapichetti, dovrà fare decisamente i conti.

Ma almeno qui, in provincia di Macerata, la partita è stata giocata a viso aperto. Senza tentazioni di incomprensibili ammucchiate, come al contrario, era stato proposto, in un primo tempo, dai democrat del fermano. Che non avendo nessuna possibilità di affermazione, hanno furbescamente proposto un improbabile inciucio istituzionale alle destre. Ovviamente, decisamente respinto dagli interessati che li hanno ripagati con un sonoro cappotto. Infine, resta ancora aperta la questione relativa alle incomprensibili motivazioni che, in un sussulto di demagogico populismo, hanno condotto a ritenere le amministrazioni provinciali – organi costituzionali – alla pari di Stato, Regioni e Comuni, indegne di essere elette dai propri abitanti- elettori. Ma in una fase, come quella che stiamo vivendo, in cui il parere del cittadino viene vissuto da larghissima parte della comunicazione mainstream, come pericoloso inciampo, non vale nemmeno la pena porre alcun interrogativo in proposito.

 

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