Sardellini, 80 anni di storia
tra radici e nuove sfide (Foto-Video)
«Il futuro è nei beni culturali»

MACERATA - Dalle prime opere a San Claudio ai grandi lavori pubblici, dalla ricostruzione post sisma al restauro dei beni culturali. Al Lauro Rossi la celebrazione di quattro generazioni: «Il futuro? Investire sulle persone e sulla nostra terra».

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Le interviste a Pierluigi e Tobia Sardellini. Romina Di Bonaventura, il commissario Guido Castelli e il video emozionale
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Gli 80 anni di Sardellini Costruzioni celebrati al Teatro Lauro Rossi

di Alessandro Vallese (foto di Fabio Falcioni)

Ci sono aziende che costruiscono edifici e aziende che, con il passare degli anni, finiscono per diventare parte del paesaggio e della memoria di un territorio. La storia della Sardellini Costruzioni è anche questo: ottant’anni di cantieri che hanno accompagnato la crescita di Macerata, delle Marche e di tante comunità, attraversando generazioni, terremoti, trasformazioni e nuove sfide.

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Un compleanno speciale, quello celebrato al teatro Lauro Rossi di Macerata, dove la famiglia Sardellini ha riunito istituzioni, collaboratori e persone che in questi decenni hanno condiviso un pezzo di strada con l’azienda. Tra questi anche dipendenti storici ormai in pensione, a dimostrazione della dimensione familiare che ha sempre contraddistinto l’azienda. A moderare l’evento la giornalista di SkyTg24 Veronica Voto. Presenti anche il commissario alla Ricostruzione Guido Castelli, il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli, il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale Silvia Luconi, il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi e il sindaco di Recanati Emanuele Pepa.

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Romina Di Bonaventura, Tobia Sardellini, Pierluigi Sardellini e la giornalista Veronica Voto

La serata è iniziata con un video emozionale che ha riavvolto il nastro fino alle origini. San Claudio, le prime opere, il dopoguerra, poi Macerata e infine l’espansione fuori dalla città. Immagini e fotografie hanno restituito il volto di un’impresa cresciuta insieme al territorio.

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E in quel racconto c’è anche il Palazzo della Provincia di Ancona, realizzato negli anni Sessanta, una struttura innovativa per l’epoca e la prima interamente in acciaio costruita nelle Marche. Un ricordo che Pierluigi Sardellini porta ancora con sé con particolare orgoglio. «Venivamo da San Claudio, avevamo fatto diversi lavori a Macerata e poi andammo ad Ancona. C’erano parecchie aziende importanti, ma vincemmo noi la gara e realizzammo quella struttura assolutamente innovativa per l’epoca».

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Pierluigi, oggi amministratore e direttore tecnico, quella storia non l’ha soltanto raccontata: l’ha vissuta fin da bambino. «Mio padre Giovanni già a 4 anni mi portava per il gioco, ma vivevo già sui cantieri», racconta. Una frase semplice che forse più di tante altre racconta il rapporto tra la famiglia Sardellini e il lavoro.

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Prima ancora dell’impresa, infatti, c’era un mestiere. Il padre di Giovanni, Romolo, era muratore artigiano e si occupava anche di restauri. Poi, nel 1946, Giovanni fondò ufficialmente la Sardellini. Era appena finita la guerra e il Paese aveva bisogno di ricominciare. «Mio nonno ha cominciato nel dopoguerra, nel ’46, appena finita la guerra, con tanto entusiasmo in un momento difficile», racconta Tobia Sardellini, che rappresenta oggi la quarta generazione della famiglia alla guida dell’azienda nei panni di procuratore e di direttore tecnico e commerciale dell’azienda.

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Nel video scorrono anche immagini più intime, come quella della fettuccia metrica messa sotto il cuscino di Tobia dal nonno Giovanni. Un piccolo aneddoto che racconta molto più di una semplice curiosità: racconta come un mestiere, prima ancora di diventare un’azienda, possa essere trasmesso quasi naturalmente da una generazione all’altra. Quattro generazioni, con una regola rimasta la stessa: «Se fai un buon lavoro, non devi rimetterci le mani».

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Oggi, come detto, è Tobia a raccogliere quella eredità e a guardare avanti. E lo fa senza dimenticare le persone che hanno reso possibile questo percorso. «Fin da piccolo ho ascoltato storie e aneddoti sulle persone che hanno contribuito a fare la storia dell’impresa, sempre raccontate con grande passione – ha spiegato – e da qui è nata l’idea di celebrare questo traguardo condividendo la storia di una famiglia e di un’azienda, insieme a tutti coloro che con noi hanno fatto questo lungo cammino».

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Il prossimo capitolo porta soprattutto verso il restauro e la valorizzazione dei beni culturali. Un settore sul quale la Sardellini ha investito negli ultimi anni e nel quale oggi vuole continuare a crescere, affiancandolo alle competenze consolidate nel miglioramento sismico e nelle nuove costruzioni. «Il focus per il futuro per noi sarà quello dei beni culturali», dice Tobia. L’azienda ha già inserito un restauratore specializzato e nuove maestranze e punta ad ampliare ulteriormente questo settore.

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Un percorso che passa anche da un’opera concreta: una tela del pittore Giovanni Cingolani di Montecassiano, oggi conservata nel Salone delle Feste della Prefettura. Dopo il trasferimento nel laboratorio allestito dall’azienda per il restauro delle tele, l’opera sarà restaurata e successivamente destinata, nell’ambito di un accordo con il Comune, a una sala di Palazzo Buonaccorsi.

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Ma dentro questa storia non ci sono soltanto cemento, acciaio, restauri e progetti. Ci sono soprattutto persone. Lo racconta bene Romina Di Bonaventura, architetto e moglie di Tobia, che qualche anno fa ha scelto di lasciare la professione per entrare nell’azienda di famiglia. «Lasciare la professione di architetto per entrare in azienda era un po’ lasciare un sogno. Poi l’ho sentita come una volontà e sono contentissima di questa scelta», racconta.

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E proprio alle persone Romina lega il suo contributo all’azienda: «Il mio valore aggiunto lo vedo soprattutto nel cercare di dare valore agli operai. Le persone sono per noi la risorsa più importante». Un’attenzione che, aggiunge, deve essere alimentata ogni giorno, «ricordando che hanno valore sempre, che a volte andando di fretta ci dimentichiamo».

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È forse questo uno dei fili più forti che uniscono il passato al futuro: le costruzioni cambiano, le tecnologie cambiano, ma resta il valore delle persone. Lo stesso patrimonio di competenze che negli anni ha portato la Sardellini dentro le grandi stagioni della ricostruzione. Dal terremoto del 1997 a quello dell’Aquila del 2009, passando per il sisma dell’Emilia del 2012 fino alla ricostruzione del Centro Italia.

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Guido Castelli, commissario alla ricostruzione post sisma

Il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli ha ricordato proprio questo lungo percorso: «Dal 1972 la società è impegnata in una delle cose più complicate, quella di restituire dignità, speranza, qualità ad abitazioni che sono danneggiate da un fenomeno come il terremoto». Una casa da ricostruire non è soltanto un edificio da riparare. È una vita da rimettere in ordine, una comunità da aiutare a ripartire. E per questo, secondo Castelli, le competenze maturate negli anni rappresentano una risorsa fondamentale anche per il futuro. «Un altro terremoto ci sarà e allora il patrimonio di competenze che avremo formato nel frattempo sarà la migliore difesa per i nostri abitanti e per i nostri palazzi».

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Al Lauro Rossi, insieme agli auguri per gli ottant’anni, è stato presentato anche “Sardellini: Radici, Valori, Futuro”, il libro che ripercorre la storia dell’impresa, dalle radici artigiane di Romolo alla fondazione di Giovanni, passando per Pierluigi fino alla nuova generazione rappresentata da Tobia.

 

Il volume ricostruisce una vicenda corale fatta di lavoro, responsabilità, qualità e legame con le persone. Una storia che guarda al passato per riconoscere i valori che hanno reso possibile il presente e per proiettare nel futuro una cultura d’impresa fondata su serietà, competenza, innovazione e amore per il territorio.

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Sardellini Costruzioni compie 80 anni: dalle case coloniche di San Claudio alle città del futuro

 


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