Dal cuore delle figlie a mamma e papà:
«Una carezza lunga una vita
per i vostri 55 anni insieme»
MORROVALLE - La lettera di Romina, Simona e Michela ai genitori Giuseppe Gabriele Micucci e Marisa Bordi per le nozze di smeraldo: «Papà lavorava anche di notte per sistemare la casa, mamma si inventava acconciature per noi. Ancora adesso si occupano di tutto. Sempre presenti e disponibili, instancabili»

Giuseppe e Marisa il giorno delle nozze
Cinquantacinque anni insieme. Il mondo è cambiato durate il lungo cammino insieme di Giuseppe Gabriele Micucci e Marisa Bordi. I due morrovallesi si sono sposati proprio oggi, nel 1971 e per l’occasione le figlie Romina, Simona e Michela hanno preso carta e penna per scrivere loro una commovente lettera in cui ripercorrono questi 55 anni.
«Carissimi mamma e papà, oggi siamo qui per festeggiare cinquantacinque anni di matrimonio insieme. Cinquantacinque anni. A pronunciarli sembrano soltanto un numero, ma dentro questo numero c’è una vita intera. Ci sono giorni felici e giorni difficili, sacrifici, speranze, risate, preoccupazioni, sogni realizzati e tempeste attraversate tenendovi, in qualche modo, sempre vicini. Sono le vostre Nozze di smeraldo».

«E lo smeraldo è verde, verde come la speranza. Quella speranza che vi ha accompagnato per tutti questi anni e che vi ha dato la forza di continuare, anche quando la strada diventava più faticosa. Il detto “L’amore non è bello se non è litigarello” voi l’avete preso proprio alla lettera. Eppure, nonostante le discussioni, le difficoltà e tutte le tempeste della vita, siete ancora qua. Insieme. Cinquantacinque anni fa, il 26 settembre 1971, eravate due ragazzi e vi siete sposati nella chiesetta di San Giuseppe, a Morrovalle. Se fossimo ancora negli anni Settanta, oggi vi festeggeremmo telefonando a Radio City, come si usava fare allora, per richiedere “L’Anniversario” di Domenico Modugno e dedicarvelo alla radio».

«I sacrifici sono cominciati subito. Tre figlie nate in quattro anni, mentre aspettavate quel maschio che non sarebbe mai arrivato. La mezzadria che affamava i contadini. E poi la scelta coraggiosa di comprare una casa per la famiglia che stava crescendo. Una casa in un centro abitato, a Borgo Pintura, acquistata con l’aiuto di chiunque potesse dare una mano, parenti e amici. La casa con il giardino, i pini marittimi, la grotta e il pozzo.
Papà, quanto hai lavorato per quella casa e per la nostra famiglia. Ricordiamo le tue notti di lavoro, la luce fioca del trattore che si muoveva lentamente nel buio, in mezzo al nulla. Poi il lavoro al Comune da cantoniere e tutti i pomeriggi trascorsi a rimettere a posto la casa nuova. Senza sosta. Sempre con un doppio lavoro da fare. Sei stato muratore, elettricista, idraulico, falegname, piastrellista e giardiniere. Hai imparato a fare tutto ciò che serviva, perché quella casa doveva diventare il posto sicuro nel quale far crescere le tue figlie.
E poi c’eri tu, mamma. Orlatrice prima di confezioni, poi di borse e infine di calzature. Anche sedici ore di lavoro al giorno, con la radio che andava, mentre le mani continuavano instancabili a lavorare. E insieme al lavoro c’erano la casa, le figlie e tutto il resto. Ma, nonostante tutto, non ci è mai mancato l’essenziale. Forse non avevamo tante cose, ma avevamo tutto ciò che contava davvero. Avevamo le bambole con le gambe lunghe, ripiene di segatura, che ci realizzavi con le tue mani. Avevamo i vestiti di carnevale da fatina fatti con le tende e poi i vestiti per la festa, allora come adesso, la moda è sempre stata la tua passione. Quanto ci tenevi che andassimo in giro decorosamente. Avevamo le acconciature che inventavi per noi al mattino, prima di andare a scuola, e i fiori di pannolenci sui fermagli. Avevamo le torte di compleanno con la glassa di albume e zucchero invece della panna, i succhi di frutta fatti in casa, il pane con i salumi preparati da papà e le merende semplici, con pane e olio oppure con lo zucchero. Eppure, proprio quelle cose semplici sono diventate i ricordi più preziosi».

«Ricordo quando, al mattino presto, io e Simona andavamo a prendere il latte di mucca dai vicini per Michela piccola. Una mattina ci siamo imbattute in una volpe. Che spavento. E come dimenticare tutti quei pomeriggi in cui, affacciandoti, ci chiamavi per farci rientrare a fare merenda, perché alla televisione stava per cominciare Heidi? In un modo o nell’altro, ci siamo sempre arrangiati tutti. Come i Puffi. All’inizio tutti stipati nella Fiat 500. Poi come dimenticare, le gite in montagna sulla 128 verde, con le Stereo 8 di Celentano a tutto volume. Poi è arrivata l’Alfa 33 che, al confronto, ci sembrava una Ferrari. Anche lo studio e le scuole superiori sono stati tutt’altro che scontati. E tu, mamma, cercavi sempre di accontentarci, persino quando chiedevamo quel paio di jeans firmati che desideravamo tanto. Avete fatto sacrifici perché noi potessimo avere delle possibilità. Poi il tempo è passato».

«Abbiamo cominciato a lavorare anche noi e la casa, invece di svuotarsi, si è allargata ancora di più. Sono arrivati i nostri matrimoni e poi sono arrivati i nipoti: Sebastiano, Matilde, Nicholas e, alla fine, anche Giulio. Avete sempre accudito tutti. Prima i genitori anziani, poi le figlie e infine i nipoti. Tu mamma ti sei presa anche la responsabilità di accudire Matteo, il bambino albanese arrivato in Italia fra mille difficoltà. Un figlio dopo le figlie, un nipote prima dei nipoti. Hai sempre cucinato per tutti. E non un semplice piatto di pasta. Sulla tua tavola dovevano esserci sempre un primo, due secondi, due contorni e, per dolce, il ciambellone. Non a caso noi, scherzando, ti chiamavamo “Trattoria da Marisa”. Tu invece, papà, ti sei sempre occupato della manutenzione della casa e delle auto. I motori sono sempre stati la tua ossessione, insieme alle piante del giardino. E non c’è stato un solo giorno in cui tu non abbia dichiarato guerra alle foglie che cadevano. Poi sono arrivati i nipoti e voi vi siete occupati di loro con un amore incondizionato, totale, senza riserve. Le pappe, i pisolini, gli sport, la dottrina e tutto, ma proprio tutto, quello che serviva. Sempre presenti. Sempre disponibili. Instancabili. Avete giocato con loro, letto racconti e cantato filastrocche. Avete preparato le merende e i piatti preferiti di ognuno. Avete ascoltato e custodito le loro confidenze. E poi c’era papà, a carponi sul tappeto, a fare la lotta con il moccioso di turno. Come avremmo fatto senza di voi? Ce lo chiediamo ancora oggi».

«Perché continuate a occuparvi di tutto. Papà con i lavori del giardino e mamma a cucinare le verdure del suo orto. Il tempo è passato, ma voi siete ancora lì, nella nostra casa e nella nostra vita. Sempre pronti ad aiutare, sempre pronti a esserci, spesso ancora prima che qualcuno ve lo chieda. Noi abbiamo avuto la fortuna di avere due genitori belli come Tom Cruise e Sofia Loren. Ma, soprattutto, abbiamo avuto la fortuna di avere due genitori straordinari. Due genitori che, anche nei momenti più difficili, non hanno mai smesso di lavorare, di sacrificarsi e di prendersi cura della propria famiglia. Forse, nel corso degli anni, gli abbracci e le carezze saranno sembrati pochi. Niente di ciò che avete fatto è stato dimenticato. Ogni sacrificio, ogni gesto, ogni rinuncia, ogni piatto preparato, ogni lavoro svolto, ogni merenda, ogni racconto, ogni corsa, ogni volta in cui avete messo noi prima di voi stessi. Tutto questo è rimasto dentro di noi. Perciò, in questo giorno così importante, quella carezza che forse è mancata vogliamo farvela noi. Una carezza sul viso, segnato dal tempo e dalla vita. Una carezza sulle vostre mani, che hanno lavorato così tanto. E un grande abbraccio intorno al vostro cuore.
Grazie, mamma. Grazie, papà. Grazie per tutto ciò che avete fatto. Grazie per tutto ciò che continuate a fare. Senza di voi, senza il vostro aiuto e senza i vostri sacrifici, non avremmo potuto realizzare tutto ciò che abbiamo costruito nella nostra vita. Oggi festeggiamo i vostri cinquantacinque anni di matrimonio, ma festeggiamo anche tutto ciò che è nato da quel giorno lontano del 26 settembre 1971. Festeggiamo le nostre radici. E quelle radici siete voi. Grazie infinitamente, mamma e papà. E noi siamo qui, accanto a voi, con tutta la nostra gratitudine e con tutto il nostro amore. Vi vogliamo un bene immenso».