Monumenti da salvare:
rischio crollo per il mausoleo Pantaleoni
«Sferisterio costruito grazie a loro» (Foto)

MACERATA - La tomba di una delle famiglie più importanti nella storia della città è caduta nell'incuria. L'assessore Silvano Iommi: «Bene da salvare, cerchiamo dei mecenati. Il capofamiglia permise la costruzione dell'arena, i suoi figli rispettati in tutta Europa»
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Il mausoleo della famiglia Pantaloni

 

di Marco Ribechi

Salvare il mausoleo della famiglia Pantaleoni per rendere giustizia allo Sferisterio e dare lustro a Macerata. Nel quartiere delle Vergini, nei giardini di Villa Isabella alle porte della città sopravvive, dimenticato dai più, un importantissimo documento storico ormai corroso dal tempo e fortemente danneggiato dal terremoto.

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I busti dei Pantaleoni adagiati sul pavimento del tempietto pericolante

Si tratta della tomba della famiglia Pantaleoni dove riposano Diomede e sua moglie Isabella, i figli Raoul e Maffeo e sua moglie Emma. Una delle famiglie più importanti nell’intera storia di Macerata le cui vicissitudini sono fortemente intrecciate a quelle dello Sferisterio e che, nel suo ramo americano, ha dato i natali anche all’attrice Tea Leoni che proprio qualche anno fa venne in città a rintracciare le sue origini (leggi l’articolo).

Il capofamiglia Pantaleone Pantaleoni più di ogni altro mecenate permise la costruzione dello Sferisterio chiudendo le fila dei cento consorti e guadagnando il plauso e le lodi di tutta la comunità dell’antica Macerata risorgimentale.

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Da sinistra: l’assessore Silvano Iommi, l’architetto Massimo Canesin e la professoressa Gabriella Saretto

Infatti, non solo il 30 agosto 1819 fu tra i fondatori dei cento consorti, non solo il 7 febbraio 1821 appose la sua firma insieme al altri illustri maceratesi sul bando di gara per la costruzione dell’arena ma, mancando ancora vari mecenati all’appello per arrivare a cento, decise di acquistare a sue spese ben 16 quote vacanti, guadagnandosi i rimproveri dei propri figli per l’ingente spesa. «Pantaleone Pantaleoni portò a Macerata una nuova cultura imprenditoriale e liberale – spiega l’architetto Iommi, assessore all’Urbanistica – fu tra i fondatori dei cento consorti e la sua famiglia negli anni intrattenne importanti relazioni, documentate dai carteggi conservati alla  biblioteca Mozzi Borgetti, con tutte le personalità storiche più importanti dell’epoca, da Cavour a D’Azeglio e Dumas».

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La struttura del mausoleo è fortemente danneggiata e corrosa dal tempo

Ma mentre le spoglie di Pantaleone hanno trovato pace nel cimitero di Macerata, i resti dei suoi figli, la cui fama supera di gran lunga quella del padre, sono conservati nel mausoleo delle Vergini a rischio crollo per l’incuria in cui è caduto da circa cinquanta anni. Un problema legato anche alla proprietà del fondo su cui risiede. «In stile neoclassico è un elemento identitario non solo del quartiere ma di tutta la città – spiega l’architetto Massimo Canesin, autore di uno studio post sismico – va assolutamente difeso. Il problema è che, trattandosi di un fondo privato, non c’è il vincolo monumentale della soprintendenza, pur essendo catalogato tra i beni storici». Il proprietario del fondo sarebbe tale Flavio Tomassini Barbarossa, oggi deceduto, i cui eredi non hanno mai risposto alle raccomandate inviate dal Comune. «Una soluzione sarebbe quella di trovare dei benefattori disposti a finanziare il restauro attraverso l’Art Bonus – spiega l’assessore Iommi – a quel punto il Comune potrebbe trovare il modo di intervenire, magari creando anche un accesso separato da quello di Villa Isabella per permettere a tutti di visitarlo».

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La lapide di Maffeo Pantaleoni

Oggi la Villa è divisa in tre differenti proprietà e costituisce di fatto un condominio. All’ultimo piano risiede la professoressa Gabriella Saretto, autrice dell’accurato volume “Villa Isabella” che negli anni ha raccolto moltissime informazioni sui Pantaleoni fino ad innamorarsi delle vicende di questa illustrissima famiglia: «La loro importanza è straordinaria – spiega Saretto – basti pensare che Diomede fu l’autore della frase ‘Libera Chiesa in libero Stato’ risolvendo i conflitti tra Stato e Chiesa all’indomani dell’Unità d’Italia. Maffeo invece era chiamato dai tabloid inglesi ‘il più importante economista italiano’. Inoltre mise a disposizione la sua casa durante la Prima Guerra Mondiale per farne un ospedale militare. Se aggiungiamo il contributo decisivo per la costruzione dello Sferisterio e il preziosissimo fondo librario recuperato dalla città dopo varie peripezie burocratiche, credo che questa famiglia meriti di essere ricordata e onorata conservando e restaurando la loro tomba». L’intervento potrebbe anche essere effettuato in previsione di una data importante: «Il 2024 cadranno i cento anni dalla morte di Maffeo – conclude Iommi – l’anniversario potrebbe essere un’ottima occasione per omaggiare questa straordinaria famiglia».

 

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La professoressa Saretto racconta le straordinarie vicende della famiglia Pantaleoni

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Alcuni pezzi di marmo crollati dopo il terremoto

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Massimo Canesin spiega il valore del reperto storico

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Il testamento di Diomede Pantaleoni dedicato a Dio, Patria e Famiglia

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