Gli eredi dei cento consorti
«Fecero un gesto epico,
il loro messaggio ancora forte e chiaro»

MACERATA - La Società civile dello Sferisterio ieri in piazza Battisti, ha fatto il punto di una storia nata circa due secoli fa e ha presentato le prossime iniziative. Il prossimo evento è in cartellone per il 7 luglio, con inizio alle 21, all’Orto dei pensatori: "Cento anni fa, una giornata particolare"
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L’assessora Cassetta con gli eredi dei Cento Consorti

di Luca Patrassi

L’anomalia dei cento consorti che edificarono un paio e rotti di secoli fa lo Sferisterio è già nei numeri: all’epoca furono 86 a sottoscrivere la scheda di obbligazione primordiale, poi il senatore Pantaleoni rilevò che cento suonava meglio e prese in carico le rimanenti 14. Oggi gli eredi dei cento consorti sono 41, nessuno si è dimesso, gli anni passano per tutti. Gli anni passano, ma il messaggio dei cento consorti è ancora forte e chiaro: impegno per la città, a prescindere dal colore politico. Ieri la Società civile dello Sferisterio, gli eredi dei cento consorti, negli spazi all’aperto del bar Romcaffè in piazza Battisti, ha fatto il punto di una storia nata circa due secoli fa e prosegue con una serie di iniziative in questi giorni.

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Il presidente Walfrido Cicconi con l’assessora Cassetta

Il prossimo evento è in cartellone per il 7 luglio, con inizio alle 21, all’Orto dei pensatori: “Cento anni fa, una giornata particolare” è il titolo scelto per celebrare la prima dell’Aida allo Sferisterio, andata in scena il 27 luglio del 1921. Un secolo di lirica che inizia con il gesto epico del conte Conti, due secoli di storia del monumento Sferisterio nata dal gesto di amore di 87 cittadini maceratesi. Il presidente della Società civile dello Sferisterio Walfrido Cicconi (con lui c’erano i consiglieri Luigi Ricci, Pierluigi Pianesi, Francesca Tesei e Riccardo Sinigallia, del direttivo fanno parte anche Lauro Costa e Nicoletta Minestroni) oggi ha ripercorso quell’avventura, «i lavori – ha detto Cicconi – dovevano durare quattro anni e ce ne vollero nove, doveva costare diecimila scudi e ce ne vollero 86 mila. Facemmo fare uno studio con il sostegno di Bankitalia per attualizzare i costi di quella realizzazione: uno scudo di allora sono gli attuali 250 euro. Insomma un investimento di 21 milioni e mezzo di euro». Quel gesto oggi campeggia, fatta salva una infiltrazione d’acqua esattamente all’altezza del riferimento ai cento consorti, sulla facciata dello Sferisterio: un gesto epico sia per la consistenza che per la portata sociale rivoluzionaria.
Cicconi ha ripercorso i passaggi principali, la realizzazione dello Sferisterio, la leggendaria Aida del 1921, la cessione gratuita al Comune nel 1985 per permettere all’Ente di accedere ai fondi per il restauro poi fatto dall’azienda di Mario Crucianelli, la RestEdile (memorabile un’incursione dialettica dell’architetto maceratese ai danni dell’allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani, seduto con l’atterrito sindaco Carlo Cingolani a un tavolino esterno del bar del Riccio in attesa della prima), decine di concerti fino al libro di Lucia Tancredi che ripercorre la storia del monumento gloria della città. Alla conferenza ha partecipato anche l’assessore comunale alla cultura Katiuscia Cassetta che ha ribadito la centralità dello Sferisterio sia per gli investimenti che per la conservazione. eredi_cento_consorti_pianesi_cicconi_cassetta-2-325x244Luigi Ricci ha anticipato alcuni dei contenuti della serata dedicata al centenario di Aida: «L’idea è venuta con la lettura del libro di Lucia Tancredi e con l’osservazione dei tanti documenti emersi. Immagini e testi che documentano Macerata com’era nel 1921, una città chiusa e provinciale che con quell’evento ha avuto modo di aprirsi e confrontarsi con il mondo, una cultura italiana che era francofona mentre all’epoca, in giro per il mondo, era di moda l’Egitto. Peraltro erano anni difficili, si usciva dalla guerra e dal colera ma per le strade le opposte fazioni sparavano. Andremo a vedere com’era Macerata e cosa faceva il maceratese nel 1921. Quanto all’arte tra i documenti c’è una cartolina futurista inviata da Ivo Pannaggi a Marinetti ». Come dire un anno effervescente, è passato un secolo da allora ed è Pierluigi Pianesi a spiegare il ruolo odierno dell’associazione: «Trasmettere ai cittadini i valori dei cento consorti che erano e restano valori laici, apartitici e comunitari. L’utilità dello Sferisterio è per i cittadini, “al pubblico diletto” come è scritto sulla facciata. Valori laici in un’epoca in cui, si badi bene, c’era lo Stato Pontificio». Ricci ha anche ricordato la massiccia campagna promozionale fatta dagli organizzatori per l’Aida del 1921, magari potrebbe essere per chi governa oggi. La bellezza non va ricercata nel presente ma nel passato e nel futuro, giusto per rimandare al tempo positivo della poetica leopardiana: dunque sapere che ci sono stati Ivo Pannaggi e, alcuni decenni dopo, Valeriano Trubbiani induce a sperare che il futuro (anche dei manifesti) sarà sicuramente migliore. Anche grazie a quanti, come i cento consorti, secoli fa hanno guardato oltre l’orizzonte senza imporre nulla agli altri, solo la volontà di realizzare un’opera “per il pubblico diletto”, per far grande una città. Un investimento benefico da 25 milioni di euro, ed allora non c’erano l’Art Bonus e i vantaggi fiscali.

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