Sferisterio “gemello” della Scala
I Cento Consorti meritano rispetto

L'INTERVENTO - La storia chiarisce come e perché fu creato il fantastico monumento di Macerata. Le accuse dell'assessore Iommi non stanno in piedi. Dal Settecento in avanti i teatri italiani (anche il Lauro Rossi) furono costruiti a spese dei privati non per finalità speculative, ma per favorire la crescita sociale, economica e culturale delle città. Da borgo rurale qual era Macerata cambiò volto avviando un processo di modernità e sviluppo.
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Lo Sferisterio

 

di Mario Battistini

Incredibile Silvano Iommi. In politica da cinquant’anni, sale ripetutamente in cattedra per bacchettare chi non è in linea col suo pensiero. Anche lo Sferisterio, orgoglio dei maceratesi, amato dai melomani di tutto il mondo e celebrato nelle enciclopedie e nei testi di storia dell’arte, è finito nella sua impietosa agenda delle cose da sconfessare. E’ andato addirittura indietro di duecento anni nel tentativo – mal riuscito – di macchiare la memoria dei geniali costruttori del grande monumento. Un clamoroso flop, ma anche un boomerang che in qualche misura potrebbe finire per coinvolgere ingiustamente l’ignara amministrazione oggi in carica. Ma per l’assessore nulla di quel che si è creato a Macerata merita un giudizio positivo.

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L’architetto Silvano Iommi, assessore all’urbanistica

Nei secoli passati questa città guadagnò il titolo di “Atene delle Marche”, negli Anni Ottanta indagini demoscopiche la promossero ai vertici della nazione per qualità della vita, con successiva conferma (2016) da parte di Legambiente, Sole 24 Ore e Istituto Ambiente Italia. Sia pure con diverse gradazioni di merito, questa città ha sempre avuto buoni amministratori. E tali risulteranno alla fine del loro mandato – ce lo auguriamo – quelli oggi in carica. E’ la politica, assessore Iommi, che non funziona. La politica arrogante e inconcludente che distribuisce arbitrariamente poteri personali senza curarsi delle esigenze della collettività. Si è tolto agli elettori anche il diritto di scelta dei loro rappresentanti ed è per questo che oggi, con il 40 per cento di adesioni, il primo partito in Italia è rappresentato dagli astensionisti.

In Italia e nel mondo la situazione è indubbiamente pesante, ma lo zoccolo duro della nostra società, fatto di gente onesta, laboriosa, tollerante e civile, resta vivo e solido. E questa è la forza di Macerata. L’Università è in posizione di vertice su scala nazionale, cresce l’Accademia di belle arti, l’Istituzione scolastica svolge il suo ruolo con profitto, l’associazionismo è una realtà sempre presente e di livello elevato le innumerevoli attività culturali prodotte ogni anno. I continui messaggi negativi finiscono però per tratteggiare una immagine distorta di Macerata, rischiando anche di frenare quel corposo movimento turistico che giustamente il sindaco Parcaroli auspica per incrementare gli interessi della città.

Negli Anni Ottanta (sindaco Carlo Ballesi) il Comune deliberò il risanamento del Palazzo Buonaccorsi chiamando alla direzione dei lavori l’architetto Paolo Marconi, “maestro del recupero della bellezza”, docente universitario a Roma, professore della Scuola di archeologia di Atene e consulente tecnico del governo francese. L’assessore Iommi non approvò questa scelta e lo disse. Il Comune però andò avanti e oggi, del tutto rigenerato, il Buonaccorsi è un patrimonio invidiabile di Macerata, esaltato nelle riviste del Fai.

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L’inaugurazione delle nuovi luci allo Sferisterio nell’estate del 2019

 

Un anno fa, alla vigilia dell’insediamento dell’Amministrazione di centro destra, affermatasi con voto plebiscitario, sempre l’architetto Iommi gridò ai quattro venti (poi smentito anche dal suo collega di giunta, l’assessore Marco Caldarelli) che Macerata era alla frutta per colpa del malgoverno Carancini. “Ha fatto niente e quel poco che ha messo in campo è da censurare”. Tutto sbagliato: di cattivo gusto, fra le tante storture presenti, le luci installate al Monumento della Vittoria e irrazionali quelle accese in Piazza della Libertà. Pollice verso – addirittura! – anche nei confronti dell’Accademia di belle arti, preziosa istituzione culturale, che ha curato l’illuminazione dello Sferisterio, “trasfigurandolo con giochi e artifizi illuminotecnici inappropriati”. Rispose su Cronache Maceratesi il critico d’arte Vittorio Sgarbi. “Le luci adottate allo Sferisterio qualificano in modo egregio la funzione contemporanea del monumento, identificato non tanto come struttura architettonica ma come luogo scenico. Così illuminato, lo Sferisterio non passa certo inosservato, ma afferma con forza la sua identità di teatro e, quindi, di luogo deputato allo spettacolo”.

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La torre dell’orologio in piazza della Libertà

E andiamo avanti. Non ha avuto migliore accoglienza l’orologio planetario in piazza della Libertà che richiama, soprattutto d’estate, schiere di studiosi e turisti. Beh, secondo Iommi, siamo di fronte a una patacca: la “torre dello Swatch”. Sarà, ma ai più sembra una “patacca” ben riuscita, non foss’altro perchè realizzata con la supervisione scientifica dei famosi Laboratori fiorentini e con l’imprimatur del professore Paolo Galluzzi, uomo di scienza, massimo studioso di Leonardo da Vinci e direttore del Museo Galileo di Firenze. Questo il suo commento il giorno dell’inaugurazione dell’orologio: “E’ un’opera straordinaria che impreziosisce di una nuova gemma lo splendido centro storico di Macerata. Questo orologio planetario è un bene culturale unico al mondo e la città di Macerata deve andarne fiera”.

Per restare ai giorni nostri, l’attacco a gamba tesa contro lo Sferisterio è comunque il più sorprendente di tutti anche perchè “studiato” e divulgato a pochi giorni dal debutto della Stagione lirica che celebra quest’anno il centesimo anniversario dell’acclamata “Aida” del 1921. Ma non si avverte in città quel clima di festosa mobilitazione che dovrebbe caratterizzare un appuntamento di tale rilievo. Perché? E’ strana, molto strana – nei toni, nei contenuti e nella tempistica – la maldestra uscita denigratoria nei riguardi di una delle vicende storiche più limpide e più amate dai maceratesi. “Ma basta – ha tuonato imperiosamente l’assessore – con la caramellosa storiella dei Cento Consorti che edificarono questo teatro per diletto dei maceratesi. Fu invece un progetto di speculazione edilizia per qualificare la zona dove poi si sarebbero costruiti dei palazzi”. Speculazione edilizia? Che tristezza! E’ una ricostruzione dei fatti clamorosamente fantasiosa e fuorviante, che ha suscitato sconcerto e reazioni indignate. E non pochi fra gli eredi di quei cento benefattori, molti dei quali vivono in mezzo a noi, pretendono scuse formali. “L’avventura dei Cento Consorti – ha commentato, fra gli altri, la bravissima professoressa Lucia Tancredi – impone rispetto e incondizionato apprezzamento, E’ una storia esaltante che ha fatto emergere, in tempi assai lontani, una Macerata audace, generosa e proiettata verso orizzonti di crescita. Questa città meriterebbe politici migliori”. Proprio vero.

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L’assessore Katiuscia Cassetta con alcuni eredi dei cento consorti in una conferenza stampa di inizio luglio

La Storia non tradisce e la Storia ci racconta che la vicenda dei magnifici Cento Consorti non fu una iniziativa isolata progettata da furbastri tessitori di trame speculative in campo immobiliare. Si qualifica un’area con un’opera monumentale – questa la stravagante accusa – al solo scopo di favorire poi l’edificazione di nuovi palazzi nella zona. Niente di tutto questo. La vicenda dello Sferisterio fa emergere, al contrario, argomenti di indiscutibile valore sociale e culturale, in perfetta sintonia con migliaia di identiche vicende registrate nello stesso tempo in provincia, nelle Marche e in tutta Italia. Storie importanti e tutte promosse non per fini speculativi, ma per un corale desiderio di riscatto popolare, che spinse ad agire ceti sociali fino ad allora emarginati.

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Il teatro Lauro Rossi realizzato con autotassazione da 46 maceratesi

Nel Settecento e anche nel secolo successivo, quando ancora vigeva in alcune realtà arretrate l’osceno “ius primae noctis”, spazi e luoghi di divertimento non erano di competenza dello Stato o delle Municipalità locali. Vi provvedevano a loro spese i cittadini. Le classi patrizie dominanti organizzavano le loro feste – concerti, balli, opere liriche, prosa e giochi d’azzardo – nei castelli o nei lussuosi saloni delle loro principesche dimore, inaccessibili ai comuni mortali, i quali però un bel giorno, da nord al sud del Paese, quasi all’unisono, avviarono un’autentica rivoluzione, decidendo di costruire a loro spese migliaia di teatri condominiali. Teatri sì di proprietà privata, ma aperti a tutti per favorire occasioni di svago e di divertimento e una sincera aggregazione fra famiglie delle più disparate condizioni sociali. La stessa Scala di Milano, il più importante teatro del mondo, ha avuto questa formazione, come pure il nostro “Lauro Rossi”, eretto nel Settecento per volontà di 46 maceratesi che si autotassarono fino a rimetterci, in qualche caso, l’osso del collo.

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Ireneo Aleandri

E fu questo, proprio questo, il percorso seguito anche dai Cento Consorti – non tutti nobili, non tutti ricchi – per costruire lo Sferisterio (progettista il geniale architetto Ireneo Aleandri di San Severino) a diletto pubblico (gratuito) della comunità maceratese. Il tutto concepito con onestà e alla luce del sole. Altro che speculazione edilizia. Va da sé – ma è conseguenza naturale e pure auspicabile – che ogni opera pubblica di valore attira sul territorio investitori di risorse, ingrandendo e qualificando quartieri e città. Allora, se anche lo Sferisterio ha contribuito ad arricchire Macerata di nuovi insediamenti urbanistici, ulteriore merito deve essere riconosciuto a chi ha lavorato per regalarci questo fantastico monumento. Resta un fatto incontrovertibile: da borgo rurale qual era, Macerata, grazie allo Sferisterio, iniziò un percorso di crescita sociale, economica e culturale coinvolgente che, giorno dopo giorno, ha dato lustro e prestigio a intere generazioni di residenti. E per restare in tema, la splendida Loggia dei Mercanti sorta in piazza della Libertà nel Cinquecento, come dobbiamo valutarla? Utile spazio per i commercianti del tempo o atto di speculazione edilizia visto che poco dopo la sua costruzione il centro registrò nuovi insediamenti abitativi? Il famoso Beaubourg di Parigi, museo di arte contemporanea progettato da Renzo Piano, ha cambiato il volto di un quartiere degradato della capitale di Francia e favorito non una speculazione edilizia ma la nascita di moderni agglomerati urbani in una vasta area totalmente rigenerata.

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La Scala di Milano realizzata come il Lauro Rossi e lo Sferisterio

Ma perché, e qui la chiudiamo, si è tentato di offendere la memoria di benemeriti cittadini passati a miglior vita due secoli fa – due secoli fa! – e quindi nell’impossibilità di difendersi? Cosa nasconde questa brutta pagina di cronaca? Fuor di retorica, a distanza di tanti anni, quei Cento Consorti che hanno regalato alla città un bene prezioso debbono poter riposare in pace, ricevendo solo e sempre rispetto e onori. Ma, vedrete: il libro giallo delle presunte negatività di Macerata fra non molto ci riserverà altri capitoli “sensazionali”. Uno – si mormora – potrebbe addirittura riguardare il grande missionario Padre Matteo Ricci, il quale, nel suo lungo soggiorno in Cina, attorno al 1590, forse era l’Anno del Drago, sarebbe stato scoperto – bricconcello scienziato, letterato e sacerdote – a fumare un sigaro di carta paglia nel Palazzo imperiale di Pechino…

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