«Smantellare le sae
a ricostruzione finita:
generano un effetto straniamento»

USSITA - La volontà dell'amministrazione comunale: «Hanno un impatto ambientale negativo per il territorio interno al parco nazionale dei monti Sibillini»
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Un’area Sae a Ussita

 

di Monia Orazi

No alle sae quando la ricostruzione sarà finita. Lo ha deciso la giunta comunale di Ussita, che chiederà alla Regione Marche di usare i fondi per l’esproprio delle aree, per smantellare le soluzioni abitative di emergenza che si trovano all’ingresso del paese e le opere di urbanizzazione e restituire i terreni ai legittimi proprietari. Così spiega le motivazioni del Comune la sindaca Silvia Bernardini: «La norma dice di dover fare una scelta in base all’ipotesi economicamente vantaggiosa, tra il rimuoverle e l’esproprio. Noi abbiamo fatto in base a questa norma una scelta che è anche economicamente vantaggiosa, ma nel contempo abbiamo sollevato tramite una delibera della giunta inviata alla Regione, che noi non vogliamo essere obbligati a scegliere in base al discorso economico, ma vogliamo scegliere in base a quello che è il nostro interesse sul territorio. A noi tra dieci, quindici anni le sae non serviranno più, non c’è esigenza abitativa come nel caso di una serie di famiglie che rimanessero senza alloggio. Dal punto di vista ricettivo torneranno gli alberghi. Le sae – ha aggiunto la sindaca – sono poste inoltre all’ingresso del paese, che in una realtà turistica non favoriscono la valorizzazione del territorio». Proprio su questo punto della localizzazione della sae, nella delibera di giunta si legge: «Non contribuiscono alla valorizzazione del paesaggio ma al contrario tendono a generare un effetto di straniamento e standardizzazione, con conseguente impatto ambientale negativo per Ussita e per il territorio interno al parco nazionale dei monti Sibillini. Il mantenimento delle Sae non contribuisce per gli effetti di cui sopra, alla valorizzazione del paese e del territorio in chiave turistica. Le Sae per loro stessa natura sono soggette ad un deperimento tale, da far prevedere già nel breve periodo, la necessità di interventi di manutenzione straordinaria dal costo elevato». Secondo la giunta, inoltre, si rischia che le Sae rimangano vuote con il tempo e subiscano un processo di degrado: «Con l’avanzare della ricostruzione e la progressiva restituzione da parte degli assegnatari delle Sae – si legge ancora nella delibera – le unità abitative rimarranno vuote con il rischio concreto in un comune piccolo come Ussita, ove ci sono poche persone di vederle inutilizzate per anni senza alcun beneficio per il territorio e le comunità, dimostrando al contrario l’assenza di un vantaggio al loro mantenimento».



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