Cicaré a colloquio col vescovo:
«Posizioni differenti, ma sensibilità comuni»

MACERATA 2020 - Anche il candidato di Strada Comune, dopo Parcaroli (centrodestra) e Cherubini (M5S), ha incontrato il capo della Diocesi
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Alberto Cicaré

 

«Senza pregiudizi, ma con la fermezza delle proprie idee. I valori e le esigenze che hanno portato alla nascita del progetto Strada Comune – Potere al Popolo sono evidentemente differenti rispetto a pratiche e atteggiamenti espressi dalla Curia, ma il mondo cattolico contiene tante sensibilità e insieme ad alcune di queste si possono elaborare progetti per il bene comune, abbattendo barriere ideologiche che non sono utili a nessuno». Con queste parole Alberto Cicaré, candidato sindaco a Macerata per la civica di sinistra, spiega il senso del suo incontro con il vescovo Nazzareno Marconi. Era stato proprio il capo della Diocesi a lanciare un invito per un colloquio con i candidati e così anche Cicaré, come hanno già fatto Sandro Parcaroli (centrodestra) e Roberto Cherubini (M5s) e come annunciato farà Narciso Ricotta (centrosinistra), ha risposto positivamente e ha incontrato il vescovo.  «È stato un confronto schietto e senza ipocrisie – spiega Cicaré – a partire dalla premessa che non esiste più un partito dei cattolici ma che è fondamentale la valutazione delle idee e dello spirito con i quali si affronta la campagna elettorale e che la libertà di coscienza è un valore da preservare con forza. Il vescovo ha mostrato sensibilità e condivisione verso l’idea di città di Strada Comune e Potere al Popolo: costruire il bene comune e la pace sociale è possibile solo attraverso un impegno quotidiano per la giustizia sociale. Rendere Macerata una città realmente equa, aperta, in grado di non lasciare indietro nessuno e di combattere le ingiustizie umane e ambientali: su questo le numerose comunità cristiane possono e devono svolgere un ruolo fondamentale. In quest’ottica, si è convenuto che esiste già un grave problema relativo alla condizione dei più deboli e degli emarginati, che sta risucchiando in una condizione di bisogno sempre più soggetti, a causa di un modello economico e ambientale malato». Su alcuni temi Cicaré ha ammesso che c’è stata «una sorprendente e profonda condivisione. L’esigenza di superare il modello di una città che inizia ai Cancelli e finisce al Duomo, con cittadini di serie A e di serie B, ma che deve essere unita tra frazioni, quartieri e centro storico – ha aggiunto il candidato – la necessità di creare un sistema della mobilità più efficiente, a partire dai mezzi pubblici; il superamento del centro storico come salotto buono circondato da una città che si sfalda (“il salotto non esiste più, ora si costruiscono gli open space”); l’urgenza di trovare spazi e occasioni di lavoro per i giovani sfruttando le potenzialità delle istituzioni culturali presenti in città».  Nel corso della discussione Cicaré ha evidenziato come il progetto Strada Comune – Potere al Popolo nasca anche dal bisogno di reagire ai fatti che due anni fa hanno sconvolto la nostra comunità (l’omicidio di Pamela Mastropietro e il raid razzista di Luca Traini) chiedendo al Vescovo i motivi che lo hanno spinto a opporsi e non partecipare alla grande manifestazione del 10 febbraio 2018. «Rimaniamo su posizioni diverse – ha concluso Cicaré – perché noi siamo convinti che fosse necessario, e sia tuttora fondamentale, erigere una barriera solida e chiara a razzismo e violenza, ma adesso è il tempo di rimarginare le ferite che l’emarginazione e le disuguaglianze creano nel nostro corpo sociale, costruendo progetti comuni per la Macerata del futuro con le realtà che praticano l’accoglienza, la solidarietà, il mutualismo».

 

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