Mangialardi studia da governatore:
«Priorità alla ricostruzione
Ballottaggio ok, ma non serve»

INTERVISTA a tutto campo al sindaco di Senigallia, candidato del centrosinistra alle Regionali: «Ceriscioli? Ha fatto un ottimo lavoro, ma è stato deciso di voltare pagina con un nuovo progetto. E lui con grande correttezza lo ha agevolato»
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Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia, è il candidato governatore del centrosinistra

 

di Luca Patrassi

Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia, è il candidato governatore della Regione Marche per lo schieramento di centrosinistra. Via libera alla candidatura dopo uno slalom tra i paletti dem e quelli dei vari partiti e movimenti di centrosinistra.

Sinergia su un nome o sintesi di veti incrociati?

«Anzitutto voglio ricordare – risponde Mangialardi – che la mia candidatura è partita da un appello sottoscritto da oltre 100 sindaci marchigiani, i quali, vista l’esperienza da me maturata alla presidenza dell’Anci Marche, hanno ritenuto che fossi la figura più adatta a superare le divisioni per costruire una coalizione ampia, capace di coniugare la cultura del buon governo espressa dai partiti del centrosinistra con le migliori esperienze civiche che in questi anni hanno aperto la Regione alla partecipazione democratica di ampi settori della società civile. Parlerei quindi di sintesi di valori, anziché di veti incrociati».

La prima parola d’ordine in questo avvio di campagna elettorale?

«Ascolto, come sempre, ma oggi più che mai. Sono convinto che lo scenario delineato dalla drammatica epidemia che abbiamo vissuto in questi mesi, gli effetti negativi che la stessa ha prodotto sul nostro tessuto economico, ma anche la necessità di lenire il tanto dolore seminato dal Covid-19, richieda a chi si candida alla guida della Regione Marche di raccogliere istanze e farsi carico dei bisogni reali espressi dai territori per tradurli in proposte concrete. Politica e cittadini devono tornare a confrontarsi apertamente e senza timori».

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Luca Ceriscioli e Maurizio Mangilardi

Viene dal mare di Senigallia, ma ha anche una formazione culturale legata a solide radici (Agraria prima e laurea in Scienze Erboristiche). Visione territoriale d’insieme o ci sono campanili elettorali da sostenere a discapito di altri?

«Sostenere qualcosa o qualcuno a discapito di qualcos’altro o qualcun altro è quanto più lontano ci sia dal mio modo di intendere la politica. Gli obiettivi da raggiungere devono essere sempre inseriti in una visione territoriale. Peraltro la pluralità non solo nominale delle Marche, ma anche delle sue innumerevoli e diverse eccellenze facilitano questo approccio. La loro valorizzazione va messa a sistema in modo che tutti possano beneficiare di ogni singolo intervento».

La Regione Marche ha appena festeggiato 50 anni dalla sua istituzione. Il modello adriatico di sviluppo è stato un riferimento internazionale per le implicazioni economiche, le infrastrutture (ferrovia e autostrada) realizzate adiacenti o quasi al mare hanno bloccato lo sviluppo della costa dopo aver massacrato l’entroterra. Un sogno ipotizzare di uscirne, magari con la proposta di Franceschini di arretrare la ferrovia?

«La proposta del ministro Franceschini rappresenta un ottimo punto di partenza per ripensare in maniera strategica la mobilità leggera e la rigenerazione urbana al fine di riqualificare anche sotto l’aspetto ambientale le nostre città. Le Marche però hanno bisogno di rimodulare e potenziare l’intera dotazione infrastrutturale, a partire dalla realizzazione di una fitta rete di collegamenti da e per l’entroterra, anche per favorire il ripopolamento di molti comuni montani. Inoltre, investimenti pubblici di questo tipo potrebbero significare lavoro e sviluppo per anni».

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Luca Ceriscioli, Maurizio Mangialardi e la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli

L’aeroporto di Falconara decisamente non decolla, piuttosto a(t)terra. Come pensa di metterci mano?

«L’aeroporto di Falconara, al pari del porto di Ancona, deve diventare un’infrastruttura connessa al nostro sistema turistico. In questa chiave mi sembra che ci siano tutte le condizioni per farne una porta di ingresso importante alla nostra regione, almeno quanto il porto di Ancona».

A proposito di turismo, la campagna di comunicazione – Marche, bellezza infinita – finora seguita le piace? Quali investimenti pensa di dover sostenere nel settore?

«Le imprese del settore turistico rappresentano un buon 15% del Pil regionale e con i loro 80mila addetti sono certamente un comparto economico di grande valore per l’intera economia regionale. Le campagne di comunicazione sono importanti e “Marche bellezza infinita” mi è senz’altro piaciuta, ma oggi è urgente potenziare l’integrazione turistica tra costa e area montana. Sono convinto che il turismo e le eccellenze del territorio, il ricco patrimonio culturale e paesaggistico di cui disponiamo, l’ambiente e le gustose tipicità locali, facciano delle Marche un sistema integrato, unico, valido e competitivo a livello nazionale e internazionale. L’obiettivo è renderlo sempre più qualificato e moderno per conquistare nuovi mercati e farne un grande volano di sviluppo economico. È una sfida che abbiamo già vinto a Senigallia e che vorremmo replicare nell’intera regione».

I duecento e rotti milioni della Regione per sostenere famiglie e imprese sono forse in arrivo. Dovesse scegliere nel futuro, usciti dall’emergenza, tra reddito di cittadinanza e politiche di sostegno a chi produce ricchezza?

«Intanto il reddito di cittadinanza non è sostenuto dal bilancio regionale e dunque il problema non si pone. Ma non voglio sfuggire alla domanda e le rispondo che la mia idea è che vada sempre sostenuto non solo chi produce ricchezza, ma anche chi investe nell’innovazione tecnologica e nella sostenibilità ambientale, e soprattutto chi crea buona occupazione. Ovviamente non sono contrario a misure di sostegno al reddito per chi è disoccupato: la sfida è rendere competitivo il nostro sistema economico tutelando contemporaneamente le fasce più deboli della popolazione per evitare che nascano e crescano aree di marginalità sociale».

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Maurizio Mangialardi col commissario alla Ricostruzione Giovanni Legnini

Dica una sua priorità nel caso venisse eletto governatore.

«Le priorità sono tante, ma prima di tutto c’è da sanare una ferita profonda, che è quella della ricostruzione post sisma. È nostro dovere restituire certezze e progettualità concrete a tanti cittadini. Senza questo passaggio diventa difficile, se non impossibile, aprire qualsiasi altro ragionamento in alcuni territori. Abbiamo la necessità si spingere sull’acceleratore della semplificazione amministrativa; per questo il primo passo sarà pretendere le misure straordinarie concesse per il rifacimento del ponte Morandi a Genova. Non è più tollerabile che nelle Marche la questione della ricostruzione post sisma rimanga impantanata nelle pastoie di un burocrazia statale miope, che oltre a non rispondere ai bisogni della popolazione, avvelena il rapporto tra istituzioni locali e cittadini».

Tutti, con il senno del poi, sapevano cosa bisognava fare per affrontare la pandemia. Al di là delle polemiche, alcune volte di bassa bottega partitica, come pensa di muoversi per il futuro?

«Dobbiamo mettere a frutto la terribile esperienza che abbiamo vissuto in questi mesi e fare tesoro della positiva gestione dell’emergenza di cui ha dato prova il nostri sistema sanitario. Sono due i terreni su cui investire da subito: il rapido incremento del personale medico e infermieristico nei nostri ospedali, che rappresenterebbe il vero riconoscimento all’encomiabile lavoro di coloro che si sono adoperati in prima linea contro il Covid-19, e il ripensamento della medicina del territorio, che va potenziata per curare i malati a domicilio ed evitare quanto più possibile i ricoveri in ospedale nel caso si verificasse una recrudescenza dei contagi, e non solo».

Il suo giudizio sul governatore Ceriscioli? Il segretario regionale dem Gostoli lo ha ringraziato per il lavoro svolto, ma se ha lavorato bene perché cambiarlo?

«Credo che Ceriscioli abbia svolto un ottimo lavoro, per il quale va ringraziato. Tuttavia il centrosinistra ha deciso di voltare pagina e di investire in un nuovo progetto. Un processo che lo stesso Ceriscioli ha agevolato con grande correttezza, lealtà e generosità, permettendo alla coalizione di ripartire più compatta e coesa».

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Uno dei direttivi Pd pre Covid

Chi vorrebbe avere come avversario nel centrodestra?

«Onestamente non mi interessa: rispetto i miei avversari, ma ora dobbiamo guardare solo a noi stessi, restare concentrati nell’ascoltare i cittadini ed essere chiari nello spiegare il programma che vorremmo realizzare per ridare ai marchigiani fiducia, speranza e prospettiva».

Questa proposta di legge di Uniti per le Marche che vorrebbe introdurre il voto di ballottaggio per l’elezione del governatore, la trova d’accordo?

«Non sono mai stato contrario al doppio turno, perché, come avviene a livello comunale, credo favorisca la formazione di maggioranze solide e più rispondenti alla volontà popolare. La discussione della proposta era già calendarizzata nei lavori del consiglio regionale, ma non ho avuto modo di seguire da vicino la vicenda. In ogni caso l’assemblea è sovrana e deciderà liberamente. Io correrò con la legge elettorale che mi daranno, senza alcun problema. Anche perché sono convinto che le elezioni si vincono quando si hanno buone idee e si è capaci di trasformarle in azioni concrete per risolvere i problemi dei cittadini. Il sistema elettorale c’entra poco o nulla».



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