E’ morto don Peppe Branchesi,
da settimane lottava contro il Covid
«Se ne va una figura insostituibile»

ADDIO a uno dei sacerdoti simbolo del nostro territorio, aveva 82 anni. Storico parroco di Santa Maria in Selva (Treia), era ricoverato in Rianimazione a Civitanova, dopo essere risultato positivo al Coronavirus a metà marzo. L'ultima apparizione pubblica il 13 gennaio per la festa della Lube. Dalla fondazione della squadra di volley negli anni '60, passando per l'insegnamento nelle scuole, fino ad arrivare alla Sagra della Polenta, il ricordo del vicesindaco di Treia: «E' stato in questi anni un esempio per tutti»
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Don Giuseppe Branchesi

 

Addio a don Peppe Branchesi, il cuore di uno dei sacerdoti simbolo del nostro territorio ha smesso di battere oggi al reparto di rianimazione del Covid Hospital di Civitanova. Era ricoverato da metà marzo, dopo essere risultato positivo al Coronavirus. Settimane di cure intense e di alti e bassi, uscite e ritorni in Rianimazione fino al’epilogo di questa mattina.  Il sacerdote, 81 anni, era diventato parroco a 24, ed era molto conosciuto per le sue tante attività in tutta la provincia e non solo. Lo scorso 13 gennaio l’ultima apparizione ufficiale: nella “sua” Santa Maria in Selva (frazione di Treia) con la squadra della Lube laddove la leggenda del volley treiese era nata. Tutti i giocatori della rosa avevano incontrato in una cena conviviale, il tifo storico della squadra godendo della prelibata polenta preparata dal comitato parrocchiale capitanato proprio da don Peppe Branchesi. Era stata l’occasione giusta per festeggiare lo straordinario triplete conquistato lo scorso anno e culminato con la vittoria del titolo mondiale nella città del bracciale. Il 22 maggio 2011 il sacerdote aveva ricevuto il premio “treiese dell’anno” dalle mani del presidente della Pro Treia Francesco Pucciarelli e dall’allora sindaco Luigi Santalucia: in qualità di presidente onorario del comitato nazionale “Polentari d’Italia” era stato insignito di questo prestigioso riconoscimento, conferito ai cittadini di treiesi che hanno contribuito a diffondere il nome della città del bracciale al di fuori dei confini cittadini.

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Nel 2011 don Giuseppe Branchesi riceve il premio “Treiese dell’anno”

«Don Peppe è stato in questi anni un esempio per tutti – dice il vice sindaco di Treia David Buschittari –  dai corsi di cristianità, alla fondazione del circolo “Giovanni XXIII” al Duomo di Treia, dal giornale “Orizzonti treiesi” ai campi scuola per i giovani della parrocchia e a quelli della Caritas a San Lorenzo di Treia, fino ai gemellaggi del comune con Irlanda, Germania, Bulgaria, Repubblica Ceca e Polonia (portati avanti dal cognato Prof. Giovanni Soldini, assessore ai servizi sociali del comune dal 1995 al 2012, purtroppo scomparso nel 2016); una rete di relazioni da nord a sud con i Polentari d’Italia, il vero modo per essere un prete tra la gente. Ha sempre perseguito l’obiettivo di comunicare anche con chi era lontano dalla chiesa: con il gioco, lo sport e la polenta, offrendo amicizia che era anche esperienza di fede. Con l’opera “I Polentari d’Italia” ha fatto conoscere Treia in tutta la penisola; 44 sono state le edizioni della celebre sagra della polenta di settembre, ormai evento clou dell’inizio d’autunno per l’intera provincia. Consulente regionale della Coldiretti – ricorda ancora il vicesindaco – fondò la squadra di volley a Treia a metà degli anni ’60 all’oratorio, insegnante di religione a Ragioneria a Macerata, l’amicizia storica con il cardinal Ersilio Tonini, sacerdote da 58 anni, 81 d’età con lo spirito di un teenager: con don Peppe se ne va una figura insostituibile per Santa Maria in Selva, Treia e una intera provincia. Un abbraccio – a nome dell’amministrazione comunale – alle sorelle Adele e Maria Pia, a tutti i familiari, ai parrocchiani di Santa Maria in Selva e Camporota e ai suoi polentari di Santa Maria in Selva, Treia e di tutta Italia”. Anche la parrocchia di Chiesanuova ricorda il sacerdote. «Dal profondo del cuore anche noi ti siamo grati per aver traghettato la nostra parrocchia in un momento non facile, dalla guida del nostro don Guido a don Peter, giovane sacerdote. In questo frangente hai preso in mano una parrocchia che sembrava smarrita e la hai aiutata anche sul fronte del comitato feste che sembrava destinato a mollare. Con la tua esperienza e il tuo affetto hai dato nuove motivazioni a tutti noi. Ora non hai ancora finito, intercedi presso il Signore per noi che ti abbiamo voluto bene. Nel giorno della Divina Misericordia prega per tutti, anche per chi ti ha criticato. Addio don Peppe, già ci manchi tantissimo».

(Redazione Cm)

(aggiornamento delle 13,50)



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