“Sciacallaggio forense” sul Covid,
ma da tempo è diffusa la pratica
delle richieste risarcitorie strumentali

L'INTERVENTO dell'avvocato maceratese Renato Perticarari sulla vicenda dei legali che propongono assistenza gratuita a parenti di pazienti morti a causa del Coronavirus
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Renato Perticarari

 

di Renato Perticarari*

“Sciacallaggio forense”. Così si potrebbero definire i comportamenti di alcuni colleghi avvocati che il Consiglio dell’Ordine ha opportunamente stigmatizzato… un’espressione troppo forte? No, non credo, le cose vanno chiamate con il loro nome. Tuttavia, forse dovremmo avere l’onestà intellettuale di dire che la tragica fase che stiamo passando ha solo reso più disgustoso un modo di fare già largamente diffuso anche prima di questa pandemia. Ben al di là di quello che forse molti hanno letto nel romanzo o visto nella trasposizione cinematografica di “The Rainmaker” di John Grisham pensando di emularlo, è ormai da molto tempo diffusa la pratica distorsiva delle richieste risarcitorie “strumentali” nei riguardi degli operatori sanitari. A ciò si accompagna, quasi sempre, una parallela tendenza a pubblicizzare tali richieste risarcitorie presentandole, non senza a volte una qualche carenza di verifiche da parte della stampa, come un risultato sostanzialmente già acquisito. Varie sono le ragioni di tale esponenziale incremento di richieste risarcitorie: la perdita (del resto, comune anche ad altre categorie libero professionali) di quella sorta di “timore reverenziale” che c’era nei riguardi del medico; la diffusa e perdurante crisi economica che porta a pensare “proviamoci”, nella speranza che dal nulla si possa magari “rimediare qualcosa”; l’abnorme numero di legali che, nel depauperamento generalizzato del mercato, porta alla ricerca sempre e comunque di contenzioso; ma anche, non si vuole certo escludere questo, una maggiore consapevolezza dei diritti da parte dei pazienti che li fa reagire quando in passato non lo avrebbero forse fatto …ed altro si potrebbe dire. Quindi, pur apprezzando le proposte “simboliche” di cui si è letto in questi giorni, non sono quelle che possono essere risolutive… poiché “Covid-19” ha già provocato (non a caso declino il verbo al passato) un abnorme aumento di contestazioni. Non tutte sfoceranno in richieste risarcitorie, ma certamente siamo ben oltre la media, di gran lunga oltre la media. Pertanto, mi sento di condividere ed ho apprezzato l’approccio pragmatico ed al tempo stesso giuridicamente motivato del collega Tartuferi, ma non è questione che si può risolvere solo giuridicamente. L’attuale situazione emergenziale ha mutato profondamente i presupposti di fatto e di diritto sui quali hanno sinora poggiato le decisioni della Magistratura. Guardare a queste vicende con la “lente” usata fino a ieri, sarebbe come aggiungere la beffa al danno nei confronti del personale e delle strutture sanitarie che conducono una guerra per difendere tutti noi. E che la questione stia diventando un problema generalizzato è dimostrato empiricamente dal fatto che anche una popolarissima trasmissione del mattino su Rai1 il 3 aprile ne ha fatto motivo di un servizio. É necessaria una chiara presa di coscienza poiché medici, infermieri e strutture sanitarie non possono e non debbono iniziare a preoccuparsi di ciò che potrà accadere nelle aule giudiziarie, dopo che avranno finito di preoccuparsi di quanto accade nelle corsie a causa della pandemia. Ciò non significa invocare una sorta di guarentigia, ma significa voler stroncare qualsiasi comportamento che, insensibile a ciò che ci circonda, miri solo al piccolo e miserevole cabotaggio. Quindi, un plauso all’Ordine degli Avvocati che, tuttavia, dovrà essere coerente perseguendo chi commette simili meschinità ed un invito agli organi di stampa a verificare con attenzione le notizie che riguardano i presunti casi di “mala sanità”, poiché mai come in questo caso la “falsa” pubblicità rischia di essere dannosa.

* Avvocato Renato Perticarari

 

 



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