Grido d’allarme di Confartigianato:
«Basta con la burocrazia,
così si strangolano le nostre aziende»

MACERATA - L'associazione denuncia i troppi adempimenti a cui le imprese devono far fronte per aprire un cantiere che sia nel cratere sismico ma anche al di fuori. Il presidente Leonori: «Ne sono oltre 50 solo per poter iniziare a lavorare, senza considerare il pagamento delle tasse. Si sta esagerando, la situazione è insostenibile»
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I vertici di Confartigianato

 

 

di Mauro Giustozzi 

Basta con la burocrazia, basta al ‘Cantiere di Carta’. Così la Confartigianato Macerata, Ascoli e Fermo lancia il grido d’allarme per i tanti, troppi, adempimenti cui gli artigiani devono far fronte per aprire un cantiere che sia nel cratere sismico ma anche al di fuori, fare lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria nelle case dei maceratesi. Una situazione che rischia di strangolare molte aziende: quelle con i titolari che si avviano verso la pensione stanno già pensando di chiudere proprio per evitare di trovarsi in difficoltà per gli adempimenti che vengono richiesti.

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Da sinistra: Giuliano Fratoni, Renzo Leonori e Pacifico Berré

«La situazione non è più sostenibile – ha esordito il presidente di Confartigianato, Renzo Leonori – nei cantieri di lavoro operano tante figure che vanno dagli operai edili agli impiantisti ai termoidraulici che sono i primi a tenere alta l’attenzione sui temi legarti alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma quando ci si trova di fronte ad una sfilza di comunicazioni da fare per poter solo iniziare a lavorare, parliamo di oltre 50 adempimenti da effettuare esclusione fatta per il pagamento delle tasse, ecco che dico ad alta voce che si sta esagerando. Peraltro questo mucchio di carta o di informazioni digitalizzate, non trova poi riscontri in chi dovrebbe controllarle. Noi sediamo al tavolo della prefettura sul tema della ricostruzione e della sicurezza sui luoghi di lavoro: diamo il nostro contributo per favorire sicurezza e legalità ma dobbiamo combattere questa burocrazia che invece che diminuire aumenta e strangola le nostre aziende». Dal Durc di congruità al reverse charge, dal pos all’obbligo della Soa per appalti privati sulla ricostruzione per lavori superiori a 150mila euro per continuare col Curmit (Catasto termico unico regionale) sino al rating di legalità, scontrino elettronico sono solo alcune delle incombenze cui gli artigiani devono far fronte, prima ancora di poter lavorare.

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Da sinistra: Montecchiari Laici e Ripani delle categorie manutentori termoidraulici e impiantisti

«Certificazioni di ogni genere –ha ribadito Giuliano Fratoni presidente degli Edili- e più documenti che mettono in crisi le nostre aziende che sono piccole e che debbono assumere personale dedicato alla burocrazia invece che a lavorare in cantiere. Sono il primo a dire che sulla sicurezza è giusto che ci siano controlli e che si vigili: ma la maggior parte di questi 45/50 documenti che vengono richiesti riguardano altri aspetti che appesantiscono il lavoro delle nostre pmi. In alcune circostanze vengono richiesti certificati ambientali, i Cam, che costano diverse migliaia di euro a fronte di importi piccoli per lavori sino a 100mila euro. E’ indispensabile cambiare certe norme che sono fatte apposta solamente per penalizzare imprese edili con pochi dipendenti che non ce la fanno ad andare avanti». Maurizio Laici, presidente della categoria impianti elettrici ha sottolineato «come poi questa montagna di carta che dobbiamo produrre non viene gestita da nessuno e questo riguarda non solo gli appalti per ricostruire le case lesionate dal sisma, ma anche fare aggiustamenti nella propria casa, come un nuovo bagno, comporti una trafila di documenti il cui costo inevitabilmente poi ricade sull’utente finale. E che scoraggia anche l’artigiano a lavorare ancora». Problema che riguarda anche il settore dei bruciatoristi e manutentori termoidraulici. «Oltre alla nostra cassetta degli attrezzi ora quando andiamo a fare lavori di manutenzione caldaie – spiega Massimiliano Montecchiari presidente della categoria- dobbiamo portarci dietro un faldone di carta da riempire a casa dell’utente e dobbiamo compilare il curmit che è un’altra incombenza complicata, che usa programmi che spesso non funzionano e che comporta un lavoro aggiuntivo oltre a quello tecnico sull’impianto che porta via altri 50 minuti per la compilazione e una mezzora poi quando si torna in ufficio per inserire i dati. Capite che in presenza di imprese composte spesso da una sola persona tutte queste certificazioni da compilare diventano un grande problema».

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Un altro problema che si abbatte sulle imprese artigiane sono i pagamenti tardivi sulla ricostruzione. «In particolar modo i pagamenti sugli stati finale che non arrivano portano molte imprese a voler abbandonare i lavori – afferma Pacifico Berrè, responsabile degli edili di Confartigianato – le nostre aziende aspettano tanti mesi, persino un anno, per poter vedere pagato il loro lavoro per importi anche di 50/100 mila euro che sono vitali per la loro attività essendo piccole aziende. Le imprese stanno lentamente abbandonando, perché questo capita con un cantiere. Pensate chi ne ha due o tre nelle stesse situazione come non possa reggere economicamente. Poi tutti questi obblighi imposti dalla burocrazia hanno un costo: che si abbatte sulle nostre aziende, molte delle quali stanno pensando anche di abbandonare la ricostruzione e quelle più piccole addirittura di chiudere i battenti». Il segretario di Confartigianato Giorgio Menichelli ha snocciolato invece i dati sul calo costante di imprese, soprattutto quelle edili, nei nostri territori. «Nel 2019 c’è stata un’emorragia di ben 248 imprese edili nelle Marche –ha sottolineato – delle quali 85 in provincia di Macerata, 33 in quella di Ascoli mentre il saldo di Fermo è zero. Quante di queste hanno chiuso perché di fronte si sono trovate la burocrazia e situazioni ingestibili e inaffrontabili? Quante altre, pur di continuare a vivere, hanno operato nell’illegalità? Se si vuole far emergere completamente il lavoro serve una semplificazione vera e concreta, invece qui la burocrazia aumenta invece di diminuire. Anche il livello dei tempi di pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese nelle Marche è di 41 giorni contro i 37 a livello nazionale. A Macerata viaggiamo sui 47 giorni, Fermo 39 e Ascoli 45 giorni. I Comuni hanno l’obbligo per legge di pagare a 30 giorni: diciamo quindi che la situazione non è drammatica ma si potrebbe fare molto meglio».



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