Animali domestici in una famiglia su due,
nelle Marche spesa annua di 115 milioni
DATI - E' quanto emerge da uno studio realizzato da Confartigianato Imprese. L’artigianato del comparto in regione pesa per il 35,2% (25,8% in Italia), 2 su 3 sono le imprese aderenti alla categoria che si occupano dei servizi di cura non veterinari
Le famiglie marchigiane hanno speso nel 2018 per gli animali domestici e i relativi prodotti e servizi, veterinari e altri, 115 milioni di euro. Ad attestarlo è uno studio di Confartigianato Imprese Marche secondo il quale, sempre nel 2018, la spesa media mensile familiare in Italia per animali domestici e relativi prodotti ammonta a 11,92 euro correnti a cui si aggiungono 3,25 euro per i servizi veterinari e altri servizi per un totale di 15,17 euro al mese a famiglia, pari a 4,7 miliardi di euro spesi complessivamente nell’anno da tutte le famiglie sul territorio nazionale.
Tornando ai dati nazionali, nel 2018 rispetto al 2014 si registra una crescita del 24,0% della spesa media mensile che deriva dal +21,9% per animali domestici e relativi prodotti e dal +32,7% per i servizi veterinari e altri servizi. Tale dinamica è più intensa del totale della spesa media mensile familiare che aumenta 3,3% e di quella della voce Ricreazione, spettacoli e cultura che segna il +5,2% in cui le spese per animali domestici rientrano.
Non trascurabili risultano essere le attività a loro legate. Confartigianato Imprese Marche evidenzia che, considerando le imprese che svolgono le attività più strettamente riconducibili agli animali domestici e cioè la Produzione di prodotti per l’alimentazione degli animali da compagnia, il Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici, i Servizi veterinari e i Servizi di cura degli animali da compagnia, in Italia si contano 10 mila imprese di cui l’artigianato rappresenta il 25,8%. Nelle Marche, la quota di artigianato sale di circa 10 punti percentuali e si attesta al 35,2%. In particolare, è nei Servizi di cura degli animali da compagnia, che comprendono la presa in pensione, tolettatura, addestramento, custodia, attività dei canili, dei dog-sitter, degli accalappiacani, che l’artigianato ha il peso maggiore e pari a 2 imprese su 3 nella nostra regione (66,4%, in Italia 59,3%)
Infine, secondo i dati contenuti nel nucleo della banca dati dell’Anagrafe Animali d’Affezione del Ministero della Salute al 26 ottobre 2019 risultano essere 351.699 gli animali di affezione nelle Marche: 337.459 cani, 14.211 gatti e 29 furetti. Tali dati corrispondono a 54 animali d’affezione ogni 100 famiglie, in sostanza in una famiglia su due c’è un animale d’affezione, valore superiore alla media nazionale (46 animali d’affezione/100 famiglie).
Ma c’è un altro aspetto da non trascurare. Insieme all’aumento del numero degli animali di affezione e dell’economia ad essi collegata, vi è il significativo e crescente interesse affettivo, segnale di una società che cerca sicurezza, affetto e lealtà in un mondo sempre più inospitale.
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Questo articolo è una fortuna insperata per l’assessore cinofilo, infatti porta acqua al suo mulino. Peccato solo che i cani non votano, se no era fatta.
Sicuramente tutto molto bello, molto tenero, per carità, ma (ed ora mi attirerò l’odio di tanti pseudo animalisti e di tanti politici che cavalcano…il cane o il gatto…) pur essendoci molte famiglie, oggi, (più di ieri, quando agli animali si voleva comunque bene, ma non si spendevano capitali per coccolarli e coccolarsi) che non arrivano a fine mese e molti anziani che fanno quasi la fame, l’italiano medio spende fior di quattrini per far fare una vita di lusso al proprio cane o al proprio gatto. C’è, forse, del bene in tutto questo, chissà, anche se credo, però, che ci sia anche un certo egoismo, fatto, in particolar modo, di altruismo fine al proprio ego e a se stessi, ed in più con esseri viventi che, al di là del cibo e di qualche coccola, non chiedono nulla di più e quindi, il “dare” risulta molto più facile, “gestibile” e privo di vere responsabilità, che sono molto più dure da affrontare. Di positivo c’è, comunque, che le persone sole, ad esempio, possono trarre notevole giovamento dalla vicinanza e dall’affetto di un cane o di un gatto e pesare meno possibile sugli altri, tuttavia chi vuol bene agli animali perché vuol solo bene di più a se stesso ed in questo modo si crea addirittura un’aurea di bontà, non mi ha mai convinto più di tanto, soprattutto quando alcuni, dopo aver accarezzato bene bene e con “amore” il proprio cane o gatto, se vede una persona in vera difficoltà, si gira dall’altra parte. gv
Quindi solo animali selvatici in una famiglia su due? Certo ci vorrebbe anche uno studio che non prenda solo visione dell’aumentato amore verso gli animali domestici privi delle frustrazioni umane e che chiedono solo un po’ di attenzioni. Penso che anche dove ci sono solo animali selvaggi, si vorrebbe almeno da qualcuno di questi un po’ di considerazione, un minimo d’affetto ma una volta diventati troppo inselvatichiti questo diventa praticamente impossibile. E così si finisce col affidarsi al guardiacaccia per la divisione del territorio e della prole.